Il silenzio apparente dei luoghi. Scatti da Tannenberg

Paesaggi di campagna, strade deserte, case rade o covoni di fieno sotto cieli azzurri, incendiati dalla luce del tramonto o con nuvole gonfie di pioggia. Foto belle e suggestive, eppure sono in qualche modo scene già viste in altri contesti. Ma se questo percorso a immagini costituisce un progetto artistico a carattere storico, allora è necessario soffermarsi più a lungo sui cartellini accanto ad ogni scatto. Progetto realizzato dall’artista Eric Pawlitzky su finanziamento della Fondazione per la cooperazione tedesco-polacca, “E tutto è scomparso – Luoghi della Prima Guerra Mondiale in Polonia” esiste per un’esigenza soprattutto personale: raccontare parte delle proprie origini. E capire uno scorcio della storia del proprio paese. Presentato in diverse mostre itineranti, di cui l’ultima nel museo Kraszewski di Dresda a settembre 2015, il progetto comprende oltre a 30 stampe di grande formato, 20 cianografie, un sito internet e una pubblicazione bilingue – tedesco e polacco.

Un ponte temporale ci catapulta nei mesi di agosto-settembre 1914, a Tannenberg nella zona sud di Allenstein, nella Prussia Orientale. Oggi confini, sistema politico e nomi sono cambiati: siamo in Polonia, nella regione della Masuria e precisamente nell’area attorno alla città di Olsztyn, dove Tannenberg è stato ribattezzato Stębark. Quale memoria è legata a questi luoghi? Eric Pawlitzky, nato in Germania ma con origini polacche, ha intrapreso questo viaggio nel tempo tra il 2013 e il 2014, prendendo un testo del 1927 di Theobald von Schäfer come punto di riferimento. Armato poi di mappe, documenti e macchina fotografica ha cercando anche il contatto con la gente del luogo, la cui testimonianza ha purtroppo egli stesso definito parzialmente nebulosa. Le immagini odierne che ci presenta, ricostruiscono una tappa della Prima Guerra Mondiale, e indirettamente creano il collegamento con uno dei principali miti bellici tedeschi precedenti l’avvento del nazionalsocialismo.

La famosa battaglia di Tannenberg, svoltasi tra il 26 e il 30 agosto 1914, fu il primo grande scontro di movimento sul fronte orientale. Numericamente inferiore, l’ottava armata tedesca sotto il comando di von Hindenburg sconfisse rovinosamente la seconda armata russa guidata dal generale Samsonov, facendo 142.000 tra morti, feriti e prigionieri. La vittoria valse al generale tedesco l’appellativo di “salvatore della Prussia Orientale” e fece inneggiare alla rivincita su un evento accaduto 500 anni prima.

Sempre su queste terre infatti, che allora appartenevano allo Stato dell’Ordine Teutonico, si combatté il 15 luglio 1410 quella che è passata alla storia come la (prima) battaglia di Tannenberg o di Grunwald tra l’alleanza polacco-lituana sotto Władysław II Jagiełło e le truppe di Ulrich von Jungingen. La vittoria arrise ai primi, come celebra il dipinto di Jan Matejko conservato nel Museo Nazionale di Varsavia.

La mitologia che si costruì attorno agli accadimenti del 1914 assunse dimensioni tali che la Repubblica di Weimar fece erigere un memoriale negli anni 1924-27 presso Hohenstein, per i caduti tedeschi di entrambe le battaglie. Il luogo assunse ulteriore significato quando nel 1934 vi venne tumulato lo stesso von Hindenburg. Hitler, incalzato dall’avanzata sovietica, diede ordine nel ’44 di traslarne il corpo e di distruggere il memoriale. Quello che rimase in piedi venne poi utilizzato dai sovietici per costruire il Palazzo della Cultura a Varsavia. A Olsztyn è tutto scomparso.

Ma il mito vive ancora. Nel 2014, in occasione del centenario della Prima Guerra Mondiale, la battaglia è stata rievocata da un gruppo di appassionati di storia che, indossate divise avversarie e seguendo gli schemi dei due generali, si sono dati appuntamento a Szkotowo.

Passeggiando tra una foto e l’altra di Pawlitzky, si torna a riflettere ancora una volta sull’importanza della memoria e sui pericoli di una sua strumentalizzazione, così come di una sua perdita.

Foto: Archivio Nazionale Tedesco, Foto 103-121-018, von Hindenburg sul campo di battaglia, Tannenberg

Chi è Francesca La Vigna

Dopo la laurea in Cooperazione e Sviluppo presso La Sapienza di Roma emigra a Berlino nel 2009. Si occupa per anni di progettazione in ambito culturale e di formazione, e scopre il fascino dell'Europa centro-orientale. Da sempre appassionata di arte, si rimette sui libri e nel 2017 ottiene un master in Management della Cultura dall'Università Viadrina di Francoforte (Oder). Per East Journal scrive di argomenti culturali a tutto tondo.

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