BOSNIA: Fuori dalle competizioni internazionali. Anche il calcio è una questione etnica?

di Giorgio Fruscione

La stangata è arrivata il primo aprile scorso, ma non si tratta di uno scherzo. La Bosnia Erzegovina è sospesa da tutte le competizioni internazionali, sia a livello di club che a livello di nazionale. La notizia che ha scioccato l’intera popolazione è giunta pochi giorni dopo la gioia per la vittoria ottenuta il 26 marzo scorso a Zenica, dove Džeko e compagni si sono imposti sulla Romania per 2 a 1 nel match di qualificazione per Euro 2012. Una vera e propria batosta per la selezione allenata da Safet Suši, che aveva finora racimolato 7 punti (in 4 match) nello stesso girone della Francia e che aveva non poche possibilità di qualificarsi per la prima volta ad una competizione internazionale.

La Nogometski Savez Bosne i Hercegovine (NS-BiH – Federazione calcistica di Bosnia Erzegovina) aveva ricevuto, nell’ottobre 2010, un ultimatum da Fifa e Uefa affinché venissero apportate delle modifiche allo statuto, in modo da armonizzarlo secondo i criteri internazionali. Nel particolare, le modifiche richieste riguardavano la rimozione della presidenza tripartita in seno alla stessa Federazione calcistica NS-BiH che, come riflesso della “chiave etnica” del paese, presenta un presidente per ognuna delle tre nazionalità bosniache (bosgnacco, croato e serbo). L’Uefa e la Fifa avevano richiesto, rispettivamente il 4 e il 28 ottobre scorso, che venisse nominato un unico dirigente entro il 31 marzo, pena il misconoscimento della NS-BiH.

Quest’ultima si è quindi riunita il 29 marzo scorso in un Assemblea Generale per votare la proposta di porre la Federazione sotto l’egida di un unico Presidente – serbo – affiancato da due vicepresidenti – musulmano e croato. La votazione tra i 54 membri presenti non ha raggiunto il quorum necessario: 22 i voti favorevoli, 28 i contrari, 4 gli astenuti. La Bosnia Erzegovina è sospesa a tempo indefinito.

Tuttavia, esiste ancora una possibilità per il calcio bosniaco. La Fifa ha infatti predisposto la creazione di una Commissione per la normalizzazione della NS-BiH (Komitet za normalizaciju NS-BiH) composta da 8 membri, di cui 6 bosniaci (2 per ogni nazionalità). Tra essi troviamo personalità del calcio passato e presente: Ivica Osim, stella del calcio passato, nonché ultimo allenatore della nazionale jugoslava; Darko Ljubojevi, direttore sportivo del Borac, squadra di Banja Luka, attualmente in testa alla classifica; Elvedin Begi, già addetto alla sicurezza per la Federazione; Dragan Kulina, presidente del F.K. Slavija, squadra di Sarajevo-est; Ivan Beus, direttore dello Zrinski, squadra croata di Mostar; e Sead Kajtaz, rinomato giocatore del Velež, l’altra squadra di Mostar. Come presidente della commissione è stato nominato Rudi Zavrl, presidente della Federazione calcistica della Slovenia.

La commissione, il cui primo incontro avverrà oggi a Vienna, ha il compito di convocare una ulteriore Assemblea Generale della NS-BiH, nella quale i delegati dovranno mettersi d’accordo sul nuovo statuto e decidere sui suoi membri, non oltre il 26 maggio. Se venisse rispettato il compito ordinato dalla Fifa, la sospensione verrebbe immediatamente ritirata, il che consentirebbe alla Bosnia di riprendere la strada per Euro 2012.

Inutile dire che l’attuale impasse in cui si trova la Federazione bosniaca riflette l’onnipresente crisi politica del paese, come conseguenza di accanite opposizioni ad una qualsivoglia idea statale unitaria.

L’accordo auspicato da Fifa e Uefa, e paventato dagli ultranazionalisti quali Milorad Dodik (Presidente della Republika Srpska), rappresenterebbe un primo passo in senso unitario in grado di scavalcare le barriere poste dalla testardaggini nazionaliste e, nonostante riguardi la sfera prettamente sportiva, potrebbe fungere da esempio per la crisi cronica in cui verte la Bosnia.

Tra la popolazione, più che una giustificabile rabbia, domina la rassegnazione, quasi a segnalare che, oramai, in questo paese, tutto è possibile e non ci si deve meravigliare di assurdità come queste. Se la Bosnia dovesse riprendere a prendere a calci il pallone, avrà essa cominciato a prendere a calci le barriere che la dividono?

Chi è Giorgio Fruscione

Classe 1987, politologo di formazione. E' un analista dell'ISPI esperto di Balcani, dove ha vissuto per anni lavorando come giornalista freelance. Per East Journal si occupa dell'area jugoslava. Parla correntemente serbo-croato, inglese e francese. Twitter: @Gio_Fruscione

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