BIELORUSSIA: Attentato alla metropolitana di Minsk. Chi c'è dietro?

di Matteo Zola

Una non ben precisata matrice terroristica. Le due esplosioni, che ieri sera hanno ucciso dodici persone e ferite più di duecento all’interno della stazione Oktyabrskaya della metropolitana di Minsk, sarebbero dunque un attentato. Almeno secondo Lukashenko e la sua magistratura. La polizia locale ha rafforzato le misure di sicurezza nelle stazioni della metropolitana, in porti e aeroporti. L’attentato però non è stato ancora rivendicato. Secondo Lukashenko non è da escludere che “si tratti di un regalo proveniente dall’estero“, e si fa riferimento al terrorismo inguscio o daghestano che non avrebbe perdonato a Minsk la vicinanza con Mosca. Un movente debole, in verità.

Diceva qualcuno che a pensar male si fa peccato ma ci si azzecca. La possibilità che si tratti di una mossa del Kgb, il servizio segreto bielorusso, per deligittimare le opposizioni – se è possibile chiamarle così, ridotte come sono all’impotenza – e dare un ulteriore giro di vite a un Paese dove il clima politico è già a dir poco asfittico, va presa in considerazione.

Le stesse opposizioni potrebbero star dietro all’attentato, benché deboli godono pur sempre di un appoggio (moderato) di quella cosa chiamata “occidente”. Un tentativo di destabilizzare Lukashenko, facendolo traballare sul tema della sicurezza. Lo stesso “occidente” potrebbe essere il vero mandante, come già Lukashenko suggerisce tra le righe, intenzionato a sostituire il leader maximo bielorusso con un governo amico e, già che ci siamo, accerchiare Mosca. Certo in “occidente” la lezione l’hanno imparata: quando si sono appoggiate, se non promosse, le rivoluzioni arancione e delle rose, in Ucraina e in Georgia, il risultato è stato infelice: una guerra con cui Mosca ha piegato Tblisi e ridicolizzato Washington, e il ritorno a Kiev dell’uomo del Cremlino, Viktor Yanuchovich. Insomma, perché promuovere in Bielorussia una nuova “rivoluzione” quando i precedenti sono così sfavorevoli?

Quel che appare più probabile è che l’attentato non venga rivendicato, o che la rivendicazione sia posticcia. E che restino avvolti nel mistero i mandanti. Un altro torbido in cui l’Europa orientale non vedrà mai chiaro fino in fondo, come nell’incidente che a Smolensk uccise il presidente polacco Kaczynski e l’intero stato maggiore delle forze armate. Misteri, mandanti occulti, relazioni o casualità, incidenti o attentati, strategie della tensione: a farne le spese cittadini ignari. Così l’Europa orientale sembra essere ancora “il tavolo da gioco di Dio” o delle potenze internazionali.

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e ISPI. Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore e curatore di "La guerra di Indipendenza ucraina" (Morcelliana, 2025) e "Ucraina, alle radici della guerra" (Paesi edizioni, 2022). Tra le principali pubblicazioni in ambito giornalistico c'è "Interno Pankisi, dietro la trincea del fondamentalismo islamico" (Infinito edizioni, 2022) e "Congo, maschere per una guerra" (Quintadicopertina editore, 2015). Dal 2023 è tra gli organizzatori di Estival, il festival dell'Europa centro-orientale di Trento.

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3 commenti

  1. L’accostamento con Smolensk mi sembra azzardato: a meno di teorie del complotto (che non mancano), quello è stato un incidente, per quanto causato da imperizia, negligenza o troppo zelo.

  2. Latest: Belarussian president Lukashenko says opposition politicians must be questioned after Monday’s metro bombing (euronews)