TURCHIA ELEZIONI /1: Come si è arrivati alle elezioni anticipate

Le elezioni parlamentari tenutesi il 7 giugno 2015 non solo non hanno portato alla formazione di un governo capace di gestire la delicata posizione internazionale turca, ma hanno contribuito a rendere palese la fragilità del concetto di unità nazionale in un paese ormai dilaniato da tensioni sociali e politiche.

L’inizio dell’impasse

Il risultato delle elezioni ha messo in crisi quella che è stata la struttura di governo dal 2002 ad oggi: il partito egemone AKP (Adalet ve Kalkınma Partisi, Partito Giustizia e Sviluppo) per la prima volta nella sua storia politica, non ha infatti ottenuto la maggioranza assoluta dei seggi e questo ha portato alla necessità di trattative per la formazione di un governo di coalizione. L’AKP ha tuttavia ottenuto la maggioranza relativa con il 40,9% dei voti e 258 seggi in parlamento, e dunque Ahmet Davutoğlu, già primo ministro, è stato incaricato di gestire le trattative.

Il 9 luglio sono così iniziati i colloqui fra l’AKP e i vari esponenti dei partiti d’opposizione che hanno ottenuto il diritto di rappresentanza in parlamento: rispettivamente il CHP (Cumhuriyet Halk Partisi, Partito Popolare Repubblicano) con il 25% dei voti, l’MHP (Milliyetçi Hareket Partisi, Partito del Movimento Nazionalista) con il 16,4%, e l’HDP (Halkların Demokratik Partisi, Partito Democratico Popolare) con il 13%.

L’impossibilità per l’AKP di trovare un accordo per formare un governo si è subito profilata a seguito del fallimento dei colloqui con il CHP. I kemalisti hanno infatti posto alcune condizioni in cambio del proprio appoggio parlamentare, fra cui una riforma del sistema educativo al fine di introdurre delle restrizioni alle scuole religiose Imam Hatip, fortemente sostenute dal governo AKP negli ultimi anni; una revisione della politica estera, con riferimento alla posizione turca nell’area mediorientale e in particolar modo alla gestione della crisi siriana; e la rinuncia da parte dell’AKP al progetto di riforma presidenzialista promosso da Erdoğan, che mira ad un ampliamento dei poteri del Capo di Stato.

A seguito del fallimento dei colloqui sia con i repubblicani del CHP sia con i nazionalisti del MHP, e dunque in assenza dei presupposti per la creazione di un governo di minoranza, Davutoğlu ha deciso di riconsegnare il mandato il 18 agosto, con un anticipo di 5 giorni rispetto al limite previsto per legge.

Il governo ad interim

E’ in questo momento che Erdoğan decide di prendere il controllo della situazione e il 21 agosto, anche lui in anticipo di due giorni rispetto alla scadenza formale del 23, annuncia il ricorso alle elezioni anticipate, fissate per l’ 1 novembre. E’ la prima volta nella storia della Repubblica turca che si delinea tale situazione, definita dal leader del CHP Kemal Kılıçdaroğlu “golpe civile” in riferimento alla decisione del Presidente di ignorare la possibilità di conferire il mandato per le trattative ad una seconda personalità facente parte del secondo partito risultato vittorioso alle elezioni: il CHP, appunto.

Ahmet Davutoğlu viene così incaricato di formare un governo ad interim che per Costituzione deve essere rappresentativo di tutte le forze politiche uscite vittoriose dalla soglia di sbarramento del 10%, con una distribuzione proporzionale dei seggi. A causa del rifiuto di CHP e di MHP di coprire cariche all’interno di questo governo di transizione, i 26 ministeri vengono inizialmente così ripartiti: 11 sono affidati all’AKP, 2 all’HDP, e il resto a tecnici ed indipendenti.

Il 22 settembre tuttavia i ministri dell’HDP, a cui erano stati assegnati il ministero per gli Affari Europei e quello dello Sviluppo, decidono di dimettersi in segno di protesta contro la crescente escalation di violenza nel sud-est del Paese a danno della popolazione curda, sottolineando come il governo dell’AKP stia, con la sua pessima gestione della tensione, mettendo a rischio l’unità del paese e lo svolgimento delle prossime elezioni.

Chi è Chiara Bastreghi

Laureata presso l'Università degli Studi di Torino nel corso Global Studies con indirizzo Medio Oriente (Facoltà di Scienze Politiche) con una tesi sulla questione identitaria turca, dal titolo "Kemalism and Neo-Ottomanism, a comparison: the two ideologies in light of the Syrian Civil War". Nata a Siena il 27 marzo 1987.

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