RUGBY: Romania, una tradizione forte schiacciata tra due rivoluzioni

Forse l’immagine che rimarrà impressa della nazionale di rugby della Romania a questa Coppa del Mondo sarà quella del mediano di mischia Florin Surugiu che chiede la mano alla fidanzata Alexandra Cuc sul prato verde di Wembley, dopo la sconfitta 44-10 contro l’Irlanda. Oltre alla sconfitta con l’Irlanda, ha portato a casa un’altra sconfitta nella gara di apertura con la Francia (38-11) e una vittoria in rimonta sul Canada (da 0-15 a 17-15 grazie a due mete del terza linea e capitano Mihai Macovei e ai punti al piede di Florin Vlaicu). Un terzo dei convocati della squadra, allenata dal 2012 dal gallese Lynn Howells, gioca nei campionati stranieri (dieci giocatori in Francia, uno ai Saracens in Inghilterra). Tra i giocatori domestici ci sono alcuni veterani (oltre a Vlaicu anche Csaba Gál, Dănuț Dumbravă, Valentin Calafeteanu) e qualche equiparato (ovvero giocatori eleggibili alla convocazione dopo aver risieduto per tre anni nel paese): si tratta del sudafricano Johannes van Heerden, del neozelandese Michael Wiringi e del tongano Paula Kinikinilau, a cui si va ad aggiungere il georgiano Otar Turashvili, ora impegnato nel campionato francese. Un duro colpo per la squadra romena è stato l’infortunio, durante la gara con l’Irlanda, dell’esperto numero 8 Ovidiu Tonița.

Domenica a Exeter la Romania affronterà l’Italia nell’ultima gara del girone D. Due squadre che hanno sempre rivaleggiato fino all’ammissione dell’Italia nel Sei Nazioni, battendosi per lo scettro di miglior squadra europea al di fuori del consesso delle grandi cinque (Inghilterra, Francia, Irlanda, Galles e Scozia). E se ora il consesso è stato allargato per lasciare spazio agli azzurri e la Romania è stata sorpassata anche da una sorprendente Georgia, tradizionalmente sono stati gli Stejarii (“Querce”) a essere primi tra le piccole d’Europa. Lo scambio del testimone coincide con il cambio di decennio e la stagione 1989/1990, ultima occasione in cui la nazionale romena si classificherà di fronte a quella italiana.

1989: un anno fatidico, che coincide con la Rivoluzione del 21 dicembre e che è tragico per il rugby romeno. È anche l’anno in cui Cristian Alexandru Stoica, un ragazzo tredicenne che da cinque anni gioca nelle giovanili dello Steaua Bucarest, lascia la capitale romena per Pavia. Sette anni dopo, di fronte al Lansdowne Road di Dublino, farà il proprio esordio con la maglia della nazionale italiana di rugby: primo e finora unico romeno a vestire l’azzurro, indossato da Stoica in settanta occasioni in qualità di trequarti centro.

Prima di quel 1989, la Romania è una forza emergente del rugby: porta a casa quattro vittorie con la Francia (1960, 1974, 1980, 1982), un pareggio fuori casa con i Junior All Blacks (1975), un pareggio fuori casa con l’Irlanda a Lansdowne Road (1980), una vittoria con la Scozia reduce da un Grande Slam (1984), una sconfitta di un punto (1979) e due vittorie (1983, 1988), l’ultima delle quali fuori casa allo storico Arms Park di Cardiff, con il Galles. Il successo è foraggiato dal professionismo di stato promosso dal regime comunista, in uno sport che in quegli anni fa del proprio ethos amatoriale la sua base fondante.

Il dicembre del 1989 è controverso e tragico, e lo è inevitabilmente anche per la palla ovale: il mese del crollo del regime di Nicolae Ceaușescu viene segnato dalla defezione di Cristi Răducanu, fuggito in occasione di una trasferta a Edimburgo due settimane prima della caduta del Conducător. Soprattutto, nei concitati giorni che seguono il 21 dicembre, sei rugbisti figurano tra le vittime degli scontri. Uno di loro è Florică Murariu, capitano della nazionale e dello Steaua Bucarest: essendo lo Steaua squadra dell’esercito, Murariu è un ufficiale. Viene fermato e perquisito da un altro soldato, un riservista che, spaventato da un suo gesto repentino, lo fredda. La confusione e la paura dei riservisti costano la vita anche a Radu Durbac, nazionale a cavallo tra gli anni ’60 e ’70, anche lui falciato da fuoco amico. Quattro giovani, invece, muoiono in strada, dove erano scesi per difendere la Rivoluzione. I loro nomi sono Petre Astafei, Bogdan Stan, Florin Butirii (Rapid Bucarest) e Cristian Toporan (Energia Bucarest). Il più vecchio di loro, Stan, ha solo ventun’anni.

Nell’immediato post-1989 la Romania sembra ancora competitiva: arriva la quinta vittoria sulla Francia, la seconda sulla Scozia, alla Coppa del Mondo del 1991 la squadra porta a casa un successo contro le Figi. Come spiega Rob Sutherland dalle colonne del Daily Telegraph: “Non è stata la rivoluzione popolare a uccidere il rugby romeno, ma una rivoluzione all’interno del gioco”. Fatali per la Romania sono i primi anni ’90, quando la IRB (la FIFA del rugby) apre progressivamente al professionismo fino a ufficializzare la rimozione di tutte le restrizioni su pagamenti e benefit per giocatori e allenatori all’indomani della Coppa del Mondo del 1995: quando il professionismo entra finalmente nel mondo del rugby, la Romania non riesce più a stare al passo. L’erosione del finanziamento statale per le squadre principali (Steaua e Dinamo facevano capo rispettivamente al ministero della Difesa Nazionale e al ministero degli Interni), l’apertura dei confini e la fuga di talenti in cerca di prospettive migliori all’estero segnano la perdita di una generazione per il rugby romeno. Eppure la passione ovale del paese non si è mai spenta e, pur relegata al cosiddetto rugby di seconda fascia, la Romania resta comunque, per un aspetto, nell’élite: sono solo altre undici le nazionali ad aver partecipato a ogni edizione della Coppa del Mondo.

Foto: Fire Eyes

Chi è Damiano Benzoni

Giornalista pubblicista, è caporedattore della pagina sportiva di East Journal. Gestisce Dinamo Babel, blog su temi di sport e politica, e partecipa al progetto di informazione sportiva Collettivo Zaire74. Ha collaborato con Il Giorno, Avvenire, Kosovo 2.0, When Saturday Comes, Radio 24, Radio Flash Torino e Futbolgrad. Laureato in Scienze Politiche con una tesi sulla democratizzazione romena, ha studiato tra Milano, Roma e Bucarest. Nato nel 1985 in provincia di Como, dove risiede, parla inglese e romeno. Ex rugbista.

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2 commenti

  1. Bravo. Un bellissimo articolo, ben scritto e molto interessante. Per non dimenticare i caduti e per far conoscere i fasti della nazionale romena.

    • Grazie per averci fatto conoscere questa storia. Speriamo di poter leggere altri racconti in un prossimo futuro.

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