BOSNIA: I diritti umani restano sulla carta

di Pietro Acquistapace

Human Right Watch, nel suo annuale rapporto sullo stato dei diritti umani nel mondo, ritiene le necessarie riforme a difesa dei diritti umani, intraprese sulla spinta della Corte Europea dei Diritti Umani, essere in uno stallo dovuto al protrarsi della crisi politica in questo stato balcanico. Sempre secondo il rapporto annuale la Bosnia utilizza la lotta al crimine come “spot” mentre sono ancora presenti gravi lacune nella gestione del rientro dei rifugiati e permane una situazione di insicurezza per i giornalisti indipendenti.

Mentre l’operato dei tribunali in merito ai crimini di guerra, con la relativa condanna dei colpevoli viene definita buona, nonostante un’accerata scarsa protezione dei testimoni, non lo stesso accade a proposito de rientro dei profughi. Questo viene dal rapporto definito lento, con grossi problemi relativamente al reinserimento lavorativo e viziato da un diverso trattamento a seconda dell’etnia dei richiedenti. Va tuttavia anche segnalata la riluttanza di molti rifugiati a stabilirsi in aree etnicamente miste.

Viene poi citato il caso di sette cittadini bosniaci, di origine nord africana e mediorientale, incarcerati per non meglio precisati motivi di “sicurezza nazionale”. Inoltre ad almeno cinque dei detenuti è stata revocata la cittadinanza bosniaca.

Sempre in tema di discriminazioni la Bosnia è stata spinta dalla Corte Europea dei Diritti Umani ad intraprendere riforme costituzionali ed elettorali contro la discriminazione etnica e religiosa, nonché l’abolizione della pena di morte nella Repubblica Srpska. L’intervento dell’istituzione europea è stato dovuto al ricorso presentato da due candidati (un ebreo ed un Rom) esclusi dalla corsa per la presidenza del parlamento bosniaco.

HRW denuncia poi le minacce e le aggressioni subite da giornalisti indipendenti bosniaci, come Bakir Hadziomerovic, popolare conduttore televisivo minacciato di morte, sia telefonicamente che in forma scritta, dal momento in cui ha rivelato le connessioni tra potere politico e criminalità. Secondo le accuse, inoltre, le indagini aperte dalla polizia in questi casi non portano generalmente a nulla.

Per contro è positiva la segnalazione del non registrarsi, nel 2010, di attacchi contro difensori dei diritti civili, anche se va considerato che in Bosnia le comunità più vulnerabili (come le minoranze sessuali) sono caratterizzato dalla scelta di mantenere un basso profilo di visibilità.

Per quanto riguarda le relazioni internazionali, e nello specifico il processo di integrazione europea, nuovi ostacoli sono rappresentati dal successo elettorale dei partiti nazionalisti, come dimostrato dall’incontro di Butmir dell’aprile 2010 dove, alla presenza del Segretario di Stato americano Steinberg e del Ministro degli Esteri spagnolo Moratinos (essendo nel frattempo la Spagna alla presidenza dell’Unione Europea), risoltosi in un fallimento per l’indisponibilità bosniaca di trasferire al Governo centrale i poteri della Federazione e della Repubblica Srpska.

La difficile situazione del percorso della Bosnia verso l’integrazione nella UE è stata inoltre ribadita dall’annuale rapporto della Commissione Europea sul monitoraggio dei paesi candidati.

Chi è Pietro Acquistapace

Laureato in storia, bibliofilo, blogger e appassionato di geopolitica, scrive per East Journal di Asia Centrale. Cura il blog Farfalle e trincee, e una pagina FB su Mongolia e Asia Centrale. Ha collaborato per varie riviste come Asia Blog e per il bollettino di Soyombo, associazione dedita alla diffusione della cultura mongola. Nel 2011 è andato fino in Mongolia in Panda.

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