CROAZIA: Il razzismo e la crisi economica

L’ENAR (European Network Against Racism) ha presentato il rapporto per il biennio 2009-2010 sul razzismo negli stati membri dell’Ue. Ci soffermeremo qui sulla situazione della Croazia, presente nel rapporto in quanto candidato all’ingresso nell’Unione. Secondo il rapporto la situazione croata è in deciso miglioramento rispetto agli anni successivi alla guerra, ma sconta tuttavia il peso del recente passato.

Il razzismo, che durante la guerra diventa una forma estrema di patriottismo, oggi in Croazia non è più diffuso ad alti livelli istituzionali ed è stato combattuto dagli stessi Presidenti della Repubblica, prima Mesic e poi Josipovic, le cui opinioni in materia vicine a quelle delle Ong hanno portato al successo di diverse iniziative contro la discriminazione e l’intolleranza etnica.

La Croazia vede inoltre la presenza al Governo di partiti rappresentanti delle due principali minoranze (serbi e rom) e Presidente dello stesso una donna che si è più volte dichiarata attivista dei diritti delle donne.

Questa positiva situazione politica è, secondo il rapporto, affiancata da una positiva giuridica che ha tratto grandi benefici dall’armonizzazione legislativa connessa all’ormai decennale percorso croato verso l’integrazione europea (ad es la Legge contro le discriminazioni del 2009).

Tuttavia il rapporto dell’ENAR mette in luce anche lati negativi in una situazione che non può comunque essere definita stabile.

Innanzitutto il razzismo da etnico sta diventando sociale, in particolare rivolgendosi alle fasce più deboli della popolazione come donne e disabili. Problema rilevante soprattutto in ambito lavorativo, così come il mancato accesso di rom (il 76% dei quali vive in condizioni di povertà) e serbi a ruoli nell’amministrazione pubblica.

La positiva legislazione, con una riforma del codice penale secondo modelli anglosassoni, vede inoltre casi di mancato rispetto, da parte delle corti giudiziarie, nei paesi più piccoli, dei diritti all’eguaglianza garantiti anche dalla Costituzione. Limiti nel sistema giuridico croato si possono rilevare anche nella mancata punibilità dei reati di incitamento all’odio commessi in internet tramite siti e blog e nella confusa situazione relativa ai cittadini la cui nazionalità non è stata acquisita per nascita.

Quest’ultimo punto è strettamente connesso alle vicende della guerra, così come la difficoltà di garantire un completo ritorno dei profughi Serbi alle loro case, la restituzione dei terreni e la lenta normalizzazione della situazione amministrativa dei beni appartenenti a istituzioni religiose. Viene segnalato inoltre come, tramite apposite leggi, sia stata istituzionalizzata la diversa gestione dei rimborsi per le vittime di terrorismo, con l’esclusione dei richiedenti serbi di fronte a regolari erogazioni in favore dei cittadini croati. Sempre relativamente ai crimini di guerra la Croazia risulterebbe scarsamente collaborante con Serbia e Montenegro.

In conclusione una situazione sostanzialmente positiva che rischia di essere messa in discussione in caso di crisi economica e aumento della povertà in un paese con scarse tradizioni di immigrazione dove il razzismo è connesso alle vicende storiche. Da segnalare inoltre come stiano diminuendo gli stereotipi etnici nonostante un certo negativo sensazionalismo dei media. La Croazia, primo paese uscito da una guerra recente a richiedere l’ingresso nella Ue, vede, in controtendenza rispetto agli altri paesi oggetto del rapporto ENAR, un calo dei fenomeni di estrema destra. Il razzismo risulta quindi confinato in ambiti marginali che rischiano di essere la punta di un iceberg in un contesto di crisi e disoccupazione.

Chi è Pietro Acquistapace

Laureato in storia, bibliofilo, blogger e appassionato di geopolitica, scrive per East Journal di Asia Centrale. Cura il blog Farfalle e trincee, e una pagina FB su Mongolia e Asia Centrale. Ha collaborato per varie riviste come Asia Blog e per il bollettino di Soyombo, associazione dedita alla diffusione della cultura mongola. Nel 2011 è andato fino in Mongolia in Panda.

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