SLOVACCHIA: Fiorisce l'ottimismo per l'Unione Europea

traduzione di Daniela Ferrara

di Michaela Terenzani Stankowa

Non vi è Nazione dell’Europa dove la gente ha fiducia nell’Unione europea e nelle sue istituzioni così come in Slovacchia, o almeno questo è quello che emerge dai risultati di un’indagine dell’Eurobarometer*, condotta nel novembre 2010 e resa pubblica il 28 febbraio scorso. Alcuni osservatori hanno, tuttavia, notato che l’elevato livello di fiducia (confermato dal 71 per cento degli intervistati) che i cittadini slovacchi ripongono nella UE e nei suoi organismi potrebbe svelare tanto delle loro opinioni riguardo le istituzioni nazionali.

In passato, i cittadini Slovacchi si sono sempre piazzati in alto nella classifica dei Paesi più ottimisti riguardo la UE ma verso la fine del 2010, la percentuale ha superato tutti gli altri Paesi esaminati, oltrepassando la media europea del 28 per cento. Seguono la Slovacchia, la Bulgaria e l’Estonia tra le prime tre.
La fiducia complessiva nell’Unione europea si traduce nella sempre più crescente e specifica fiducia per le sue istituzioni. Al Parlamento europeo i cittadini Slovacchi hanno dato fiducia con una percentuale del 76 per cento, mentre la percentuale di coloro che hanno dato fiducia alla Banca centrale europea, al Consiglio dell’ UE e alla Commissione europea si è attestata sul 67 per cento circa.

Sfiducia in casa?

“Ci sono diversi motivi per cui la fiducia nell’Unione europea e nelle sue istituzioni è così alta tra i cittadini slovacchi, ma la tendenza a confrontare le istituzioni dell’Unione europea con le istituzioni nazionali rimane uno tra i più significativi”, ha affermato Radovan Geist, fondatore ed editore di Euractiv.sk, che così continua: “la visione fortemente positiva delle istituzioni dell’Unione europea si riflette anche sul nostro modo di vedere (particolarmente critico) le cose di casa nostra e sulla sfiducia che vi riponiamo”.

Il sondaggio dell’Eurobarometer ha mostrato che la sfiducia nelle istituzioni nazionali ha prevalso non solo in Slovacchia, ma in molti altri Paesi e nella media degli stati aderenti dell’UE. L’indagine ha rilevato che al gabinetto slovacco è stata data fiducia solo dal 36 per cento dei cittadini mentre il Parlamento ha incassato la fiducia del 37 per cento degli intervistati. Il sistema giudiziario è quello che ci è andato peggio, con il minimo di fiducia attribuitogli dal 32 per cento degli intervistati contro il 65 per cento di dissenso.

Secondo Geist un altro dei motivi per cui l’UE gode di così tanta fiducia tra i cittadini slovacchi potrebbe essere collegato al percorso specifico che ha fatto il Paese per entrare nella UE, un’adesione che è stata vista come l’ingresso tra Paesi ‘civili’ e ‘avanzati’ e, allo stesso tempo, come un modo per proteggere il Paese dai suoi stessi politici. La sensazione che i cittadini svolacchi hanno della UE e delle sue istituzioni, infatti, è che essi operino in maniera meno politicizzata. “Il processo decisionale delle istituzioni europee, compreso il Parlamento europeo, non viene percepito come il risultato di lotte politiche, di negoziati e accordi così come succede a livello nazionale”, ha ribadito Geist. ” Questo significa che se, da un lato, l’impegno dei cittadini slovacchi nella politica dell’UE è sottotono, come si vede dalla bassissima affluenza alle urne nelle elezioni del Parlamento europeo, dall’altro le istituzioni dell’Unione europea non vengono percepite come collegate ad ‘una politica sporca”.

Gli Stati più “vecchi” sono più scettici

Mentre una parte della classifica è occupata dalla maggior parte dei nuovi aderenti alla UE che sono tra gli Stati più ottimisti, dall’altra parte troviamo i ‘vecchi’ Stati membri. L’indagine ha rilevato che gli europei più scettici sono gli inglesi, con solo il 20 per cento di fiducia confermato all’Unione europea, contro il 64 per cento di dissenso. In Germania e in Francia, è stata confermata la fiducia all’Unione europea solo da metà degli intervistati.

Sempre secondo Geist “negli Stati membri più “vecchi” la politica europea e i politici sono percepiti come molto più collusi con la politica nazionale” e questo spiega il più elevato livello di fiducia tra i nuovi stati membri, dovuto al fatto che essi hanno beneficiato molto di più dalla loro adesione all’Unione europea rispetto ai loro colleghi più anziani .
Per la maggior parte dei cittadini slovacchi la UE consiste, essenzialmente, nella moneta comune europea e nella libertà di viaggiare, studiare e lavorare ovunque e questi sono visti come significativi benefici derivanti dalla loro adesione.

Sì all’allargamento, ma …

Rispetto alla media dei Paesi dell’UE, i cittadini slovacchi sono molto più positivi nei confronti di un ulteriore allargamento dell’Unione, con il 68 per cento a sostegno dell’adesione di nuovi membri. Geist ha attribuito questo al fatto che non c’è un potere politico particolare in Slovacchia, noto per essere scettico, o del tutto contrario all’allargamento dell’UE.
Dal sondaggio è emerso, tuttavia, che i cittadini slovacchi hanno opinioni molto selettive su quali Paesi sostenere per l’adesione. Una futura adesione di Stati con economie forti, come la Norvegia e la Svizzera, è stata sostenuta dall’ 85 e 90 per cento, rispettivamente, degli intervistati. L’adesione della Croazia è stato sostenuta,invece, dal 78 per cento, mentre l’Islanda, il Montenegro e l’Ucraina sarebbe sostenute nelle loro ambizioni di adesione da oltre la metà degli intervistati.
“La Svizzera e la Norvegia sono Paesi ricchi, quindi la loro appartenenza (potenziale) non è visto come un problema, così come l’adesione degli Stati più poveri”, ha affermato Geist, aggiungendo che la vicinanza culturale può svolgere un ruolo significativo, soprattutto nel caso della Croazia.
D’altra parte, il sondaggio rivela che un terzo o meno degli slovacchi intervistati ha sostenuto l’adesione dell’Albania (24 per cento), del Kosovo (28 per cento) e della Turchia (33 per cento).

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* L’Eurobarometer è un sondaggio che viene condotto due volte all’anno e che va a caccia di opinioni su una vasta gamma di questioni tra i cittadini sia dei Paesi membri dell’UE che dei paesi candidati.

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