POLONIA: Lo strano caso di Dorota

Il caso risale al 2002, e non si è ancora concluso. Una delle opere esposte dell’artista Dorota Nieznalska ad un’esposizione di Danzica “offende” la Lega delle famiglie polacche. Nell’opera sono rappresentati i genitali maschili su una croce. La Lega delle Famiglie polacche denuncia l’artista per “offese alle credenze religiose altrui”.

“Specie di puttana, troia, puttanaccia”. ” A Tel Aviv! Nieznalska è sicuramente ebrea!”- Questi sono alcuni degli insulti e delle ingiurie urlate durante l’udienza davanti alla Corte d’appello di Danzica, nel marzo 2005, all’indirizzo di Dorota Nieznalska, prima artista polacca ad essere stata condannata, nel luglio 2003, per vilipendio della religione.
Un giornalista del quotidiano Gazeta Wyborcza, presente al processo, descrive così la scena: “Nell’aula della Corte alcune vecchie puntano contro di lei dei crocifissi come delle pistole, sbandierando dei rosari. Più volte il giudice, irritato, ordina lo sgombero dell’aula”. Davanti alla Corte d’Appello vi erano le milizie delle Gioventù Pan-polacche, mentre su Internet tra gli irriferibili commenti vi erano insulti come “cagna” o minacce come quella di “tagliarle la testa” o “appenderla per le palle” .

“Ogni volta che parlo di questo caso non riesco a capire come una simile isteria sia potuta scoppiare. Il caso Nieznalski testimonia il degrado in cui versa la democrazia della Polonia”, afferma Agata Araszkiewicz, critico d’arte e responsabile della mostra incriminata.

Che cosa ha fatto questa giovane artista di 33 anni alla società polacca per meritare una tale valanga di odio? Nel gennaio 2001 un gruppo di giovani skinheads, il responsabile delle Gioventù Pan-polacche di Danzica e due deputati della Lega delle famiglie polacche (Gertruda Szumska e Robert Strak) occuparono “l’isola – Progresso”, la galleria d’arte studentesca presso l’Accademia delle Belle Arti di Danzica, pretendendo la chiusura della mostra di Dorota Nieznalska e la rimozione dell’opera “Pasja”. Tale opera consisteva in una scatola luminosa a forma di croce d’acciaio nella quale era stata incorporata una foto riproducente degli organi genitali maschili “inoffensivi”, cioè in stato di riposo. Un video, che mostrava gli esercizi di un giovane uomo in una palestra di culturismo, completava l’opera.

Il messaggio era chiaro: si trattava di una critica nei confronti delle ossessioni di corpi potenti e muscolosi e del culto della forza fisica. Un culto che è quello di “una potenza sacralizzata che dovrebbe portare alla superiorità fisica. Ovvero: l’autoerotismo maschile camuffato come culto quasi religioso della guerra domina la nostra civiltà. Oppure, secondo un’interpretazione più conservatrice: l’ideale contemporaneo della virilità s’è allontanato dall’ideale della Croce, dall’ideale cristiano di compassione e di solidarietà per abbracciare il culto della violenza e della illusione dell’onnipotenza maschile” spiega ancora la Araszkiewicz.

Condannata, Dorota Nieznalski ha fatto appello. In appello, nel giugno 2009, l’artista è stata assolta. Il quotidiano Gazeta Wyborcza ha intitolato la notizia: “vittoria della ragione”. Il procuratore ha fatto però appello contro questa assoluzione. Un Tribunale deve ora pronunciarsi sulla ricevibilità di questa domanda.

La questione, dunque, non si è ancora chiusa. E testimonia come il radicalismo cattolico in Polonia possa portare a eccessi. Le accuse, rivolte all’artista, di “essere ebrea” testimoniano una volta di più come l’antisemitismo in Polonia serpeggi pur senza incarnarsi in un partito dichiaratamente xenofobo come, ad esempio, l’ungherese Jobbik. Va ricordato che il partito della Lega delle Famiglie appoggiò i Kaczynski nella loro scalata al potere. E nessuno dei due gemelli condannò mai le dichirazioni antisemite del loro alleato. Lo fece però il Vaticano, che condannò anche Radio Marija, megafono del radicalismo cattolico polacco, per le sue dichiarazioni contro gli ebrei, invitando i cittadini polacchi a “non ascoltarla”.

Foto Gazeta Wyborcza

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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