BOSNIA: Arrestato Naser Oric su richiesta di Belgrado. Polemiche in vista del ventennale di Srebrenica

L’ex comandante militare bosniaco Naser Oric è stato arrestato mercoledì all’aeroporto di Ginevra, dietro mandato di cattura spiccato dalle autorità serbe tramite l’Interpol. Si stava recando ad una commemorazione del ventennale di Srebrenica. Ma al mandato d’arresto potrebbe non essere dato seguito, come accaduto in passato per Jovan Divjak e Ejup Ganic.

Oric, 48 anni, già a capo delle forze armate della Repubblica di Bosnia ed Erzegovina (il governo di Sarajevo, internazionalmente riconosciuto) nella valle della Drina, è accusato di crimini di guerra (uccisioni e saccheggi) contro civili serbo-bosniaci a Zalazje, nei pressi di Srebrenica nel 1992. Tali atti avrebbero preceduto di alcuni anni l’attacco dell’esercito serbo-bosniaco a Srebrenica nel 1995, in cui vennero uccisi più di 8000 uomini e bambini bosniaco-musulmani, e che è stato definito un atto di genocidio dai tribunali interni ed internazionali.

Naser Oric era già stato assolto nel 2008 dal Tribunale penale internazionale per i crimini nell’ex Jugoslavia (ICTY). Secondo la corte dell’Aja, Oric non aveva il controllo dell’unità militare responsabile del crimine. Il verdetto non era stato ben accolto a Belgrado.

Oric ha sempre smentito ogni malefatta e accusato la Serbia di perseguitarlo senza motivo. “Sono stato processato all’Aja, dove ho detto tutto e dove sono stato assolto”, aveva dichiarato nel gennaio 2014. Secondo il legale di Oric, Leila Covic, il mandato di cattura serbo era stato spiccato lo scorso anno, ma la Bosnia Erzegovina aveva fatto ricorso perché fosse sospeso; l’ex comandante non avrebbe pertanto dovuto essere arrestato. “Non riusciamo a capire perché il mandato di cattura non sia stato rimosso per via del ricorso”, ha dichiarato a BIRN.

In passato le autorità serbe hanno spiccato mandati di cattura per il generale bosniaco Jovan Divjak (di etnia serba ma fedele a Sarajevo) e per il politico bosniaco Ejup Ganic, accusandoli di crimini di guerra a Sarajevo. Arrestati rispettivamente nel Regno Unito e in Austria, i due non erano stati estradati in Serbia, poichè i mandati di cattura erano stati riconosciuti come politicamente motivati. Secondo Ganic, sentito da BIRN, è anche il caso di Oric.

Incidenti come quello subito da Oric sono sintomatici delle relazioni ancora non completamente stabilizzate tra la Serbia e la Bosnia-Erzegovina a livello di cooperazione giudiziaria. I due paesi balcanici hanno fatto grandi passi in avanti recentemente – vedasi l’operazione congiunta che ha portato alla cattura, in Serbia, di vari sospetti esecutori materiali del genocidio di Srebrenica – ma restano ancora mine vaganti, come questi mandati di cattura, in grado di saltar fuori nel momento meno indicato.

Tra un mese la Bosnia-Erzegovina commemorerà il ventennale dal genocidio di Srebrenica, mentre in Republika Srpska e in Serbia sono ancora in molti a negarne le proporzioni e a contrastarne la realtà opponendovi invece le sofferenze subite dai serbo-bosniaci da parte di gruppi armati come quelli considerati sotto il comando di Naser Oric. La bozza di risoluzione ONU sul tema, volta a stabilire l’11 luglio come giorno del ricordo di Srebrenica, ha già sollevato critiche da parte dei politici di Belgrado e Banja Luka. Il ministro degli esteri serbo Ivica Dacic ha affermato di attendersi “che il mondo paghi omaggio alle vittime serbe e ai crimini contro di loro” tanto quanto a quelli contro i bosniaci. Secondo il presidente della Republika Srpska, Milorad Dodik, la bozza di risoluzione ONU sarebbe prevenuta contro i serbi.

Sadik Ahmetovic, sopravvissuto di Srebrenica e oggi parlamentare per il partito conservatore bosgnacco SDA, ha affermato nei giorni scorsi che nessuno in Bosnia ha oggi l’autorità morale per parlare di Srebrenica. “La Republika Srpska nega le vittime del genocidio, e la Federazione di Bosnia ed Erzegovina le ha dimenticate”. In occasione del ventennale, ricorda Ahmetovic, sarà ancora più facile ascoltare interpretazioni propagandistiche degli eventi da entrambe le parti. “Alcuni parlano di Srebrenica per fare propaganda politica, altri per negare il più grande crimine dopo l’Olocausto. Non se lo meritano, quelli che furono uccisi né quelli che ancora ne portano le ferite.”

Foto: saznajemo.net

Chi è Davide Denti

Dottore di ricerca in Studi Internazionali presso l’Università di Trento, si occupa di integrazione europea dei Balcani occidentali, specialmente Bosnia-Erzegovina.

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