RUSSIA: “Putin. Guerra.” Pubblicato il rapporto Nemtsov

Sono trascorsi quasi tre mesi dal giorno della morte di Boris Nemtsov – ucciso a Mosca, in pieno centro, da quattro colpi di pistola – ma le ragioni dell’omicidio, come anche i mandanti, restano sconosciute. Il comodo capro espiatorio della “pista cecena” – uno degli accusati pare fosse un ufficiale vicino a Kadyrov – aveva alimentato le voci circa un possibile conflitto “interno” tra FSB e l’uomo forte che lo stesso Putin aveva voluto a Grozny. Lentamente emersero altri dettagli, tra cui il fatto che Nemtsov stesse lavorando a un dossier sul coinvolgimento russo nella guerra in Ucraina. Grazie al lavoro dei suoi compagni di partito del RPR-PARNAS (РПР-ПАРНАС) e di alcuni giornalisti, il documento è stato infine pubblicato il 12 maggio, in versione cartacea e online (sulla pagina web di PARNAS). Le sessantacinque pagine che compongono il dossier si aprono con una citazione dello stesso Nemtsov:

“Il dovere dell’opposizione adesso è quello di fare chiarezza e di dire la verità.

E la verità è che Putin vuol dire crisi e guerra”.

“Putin. Guerra.”

Citazione che, è appena il caso di dirlo, rappresenta il filo conduttore degli undici capitoli del rapporto, intitolato, per l’appunto, “Putin. Guerra.” (Путин. Война.). Il pamphlet ripercorre le principali tappe che, da Maidan e la destituzione di Yanukovich, portarono prima all’annessione più o meno indolore della Crimea – voluta da Putin come ricostituente di una popolarità traballante nel 2012 – e quindi al conflitto in Ucraina orientale. Da aprile 2014, secondo gli autori del dossier, almeno 220 soldati russi, ufficialmente partiti come volontari dopo aver preso congedo dall’esercito, avrebbero perso la vita negli scontri con l’esercito di Kiev (di cui settanta nella sola offensiva a Debaltsevo dei primi mesi del 2015): prove, nonostante la finzione del congedo, di un coinvolgimento diretto della Russia nelle azioni militari dei separatisti. Alle famiglie dei soldati, si legge nel rapporto, sarebbe inoltre stato accordato un compenso in cambio del silenzio circa la sorte dei propri cari.

“Quanto costa la guerra con l’Ucraina.”

Nell’undicesimo capitolo si parla, invece, dei costi del conflitto: 46 miliardi di rubli solo per il mantenimento delle truppe sul campo di battaglia, a cui vanno però aggiunti altri sette miliardi per la manutenzione delle attrezzature militari. Per i rifugiati – il cui numero si aggirerebbe, secondo le stime, intorno al mezzo milione – si calcola invece una spesa di circa ottanta miliardi dallo scorso luglio. Nulla in confronto con il “Programma per lo sviluppo socio-economico della Repubblica di Crimea e di Sebastopoli fino al 2020”, il cui budget ammonta a 681 miliardi di rubli. A questo bisognerebbe infine aggiungere gli effetti delle sanzioni occidentali, come la ricaduta dell’aumento del tasso d’inflazione sul potere d’acquisto dei cittadini russi.

Nulla di nuovo sotto il sole?

Il dossier si occupa quindi, tra le altre cose, dell’abbattimento del Boeing 777 della Malaysia Airlines (capitolo 8), della catastrofe umanitaria oggi in corso nelle zone colpite dalla guerra (capitolo 10) e del coinvolgimento di mercenari stranieri e uomini di Kadyrov (capitolo 5). Le rivelazioni contenute nel rapporto, insomma, non sono particolarmente sorprendenti. È vero, però, che l’intento di Nemtsov e colleghi era un altro, e cioè contrastare la propaganda governativa su ciò che sta succedendo in Ucraina e mettere l’accento sul ruolo della Russia dall’inizio del conflitto. Ed è forse per questo motivo, azzarda Ilya Yashin – uno dei coautori del testo – che Nemtsov è stato ucciso.

La morte di Nemtsov non è comunque servita a impedire la pubblicazione del rapporto. Nonostante alcuni ostacoli, tra cui il rifiuto di diverse tipografie a riprodurre il documento e un attacco D.o.S. (Denial of Service) alla pagina web che ospitava il rapporto, Yashin e i suoi colleghi non si sono lasciati intimidire. E non sembrano volersi fermare qui: lo stesso giorno della pubblicazione del rapporto Nemtsov hanno infatti annunciato di avere in programma un dossier sul presidente ceceno Ramzan Kadyrov.

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Foto: Flickr.

Chi è Emmanuele Quarta

Italo-finlandese, classe '89. Laureato in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all'Università "Aldo Moro" di Bari, ha studiato Geopolitica all'Institut Français de Géopolitique (IFG) di Parigi e Analisi Politica all'Università Complutense di Madrid (UCM). Per East Journal si occupa prevalentemente di Russia e Bielorussia.

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5 commenti

  1. “Yashin e i suoi colleghi” : altri che, temo, finiranno su un marciapiede ammazzati.

  2. Ma nessuno fa’ un dossier su Nemtzov! Qualsiasi cittadino russo ricorda chi era Nemtzov, uno dei pricipali protagonisti in negativo della speculazione finanziaria del 1997-1998 e della “banda Yeltzin” che rubarono e svendettero le proprieta della Russia. Chiunque si ricorda cosa era la Russia del 1997 e quella di oggi. Grazie a Putin

  3. Per caso nel rapporto c’è un qualche accenno al coinvolgimento dell’ambasciata Usa e della Cia nei fatti di Maidan?

    “E non sembrano volersi fermare qui: lo stesso giorno della pubblicazione del rapporto Nemtsov hanno infatti annunciato di avere in programma un dossier sul presidente ceceno Ramzan Kadyrov”. Mhhh… Sembra proprio che il nuovo ambasciatore americano a Mosca, il “buon” John Tefft, noto, purtroppo, per i suoi trascorsi prima in Georgia e poi in Ucraina, si sia messo all’opera di gran lena.

  4. Lo straordinario successo dello sforzo di disinformazione del regime putiniano è misurabile dal fatto che NON si neghi o si discuta i CONTENUTI, ancorché “non particolarmente sorprendenti”, del dossier, ma si rovesci fango sull’autore e si insinuino i soliti dietrologismi.

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