UNGHERIA: "Bisogna ripristinare la pena di morte", parola di Viktor Orban

Da BUDAPEST – Il ripristino della pena di morte dovrebbe entrare nell’agenda del governo ungherese. Lo ha dichiarato il primo ministro Viktor Orbán il 28 aprile, durante una conferenza stampa a Pécs, dopo aver esaltato l’impegno del governo verso la città dell’Ungheria meridionale. La possibilità è stata ventilata dal politico mentre rispondeva ad una domanda su un recente fatto di cronaca, un assassinio, e non poteva che catalizzare l’attenzione della stampa di tutto il mondo. Arrivando addirittura a scatenare quella che sarebbe stata solo una fantasia del Guardian, che ha fatto incetta di lettori con un titolo scioccante, ma che salta a conclusioni affrettate.

Una comunicazione insomma che come al solito non teme le polemiche e il calo dei consensi sperimentato in questi mesi dal partito del primo ministro conservatore, la Fidesz. Probabile che non fosse nelle sue intenzioni “lanciare un dibattito sulla pena di morte”, come invece hanno scritto in molti, anche tra le file dell’UE, ma il numero uno del governo ungherese ci è riuscito lo stesso. Ancora una volta.

La reazione più dura viene dal fronte opposto a quello di Orbán in Europa, dove il primo ministro magiaro fa parte dei popolari, il PPE. Così Guy Verhofstadt, a capo dell’ALDE, l’Alleanza dei Liberali e dei Democratici Europei: “Le dichiarazioni di Orbán vanno contro i valori fondamentali rappresentati dall’Europa.”. E ancora: “Se il governo di Orbán candidasse adesso l’Ungheria per l’ingresso nell’UE, non sarebbe accettata come Paese membro“.

Dello stesso avviso di Orbán in fatto di pena capitale anche Antal Rogán, a capo del gruppo parlamentare del partito arancione (la Fidesz, appunto) che l’ha definita un trattamento “legittimo” per chi si è macchiato di omicidio. Il dibattito, non nuovo, è tornato attuale dopo che un rivenditore di tabacco di Kaposvár è stato assassinato durante una rapina, per altro dal magro bottino, pare di poco più di 70 euro. Dopo l’uscita dai ranghi del Guardian è scattata la replica di Zoltán Kovács (portavoce internazionale di Orbán), pubblicata sul suo blog: “la questione di mantenere questo tema in agenda non è solo un’espressione di intenzione politica, ma la chiara (espressione) di un certo sentimento dell’elettorato in seguito a un terribile crimine. Il primo ministro stava parlando di una questione che i cittadini ungherese stanno discutendo. Allo stesso tempo, il governo rispetta le leggi in vigore, la nostra come quelle che siamo tenuti a rispettare in virtù degli accordi internazionali”.

Dall’opposizione, la formazione di centro-sinistra DK (coalizione democratica) ha sottolineato che la pena di morte non solo non esiste all’interno dell’UE, ma non è adottata da nessun Paese dell’intero continente. E non è stata meno dura la reazione dei verdi che accusano Orbán di essere diventato “più Jobbik di Jobbik” con riferimento al partito di estrema destra e al gioco di parole alla base del suo nome: jobb significa “migliore”, ma anche “destra”.

E in effetti è proprio tra Fidesz e Jobbik, ossia tra destra ed ultradestra, che sembra profilarsi la nuova competizione elettorale in Ungheria. Jobbik vola alto nei sondaggi, dove è dato al 28%, rosicchiando consensi a Fidesz grazie a campagne populiste e xenofobe come quella contro i rom, ma anche attraverso atteggiamenti ambigui su temi come quello del negazionismo. Polemiche come questa, sulla pena di morte, indicano che la caccia ai voti a destra è ancora aperta.

LEGGI l’articolo completo su Economia.Hu

Chi è Claudia Leporatti

Giornalista, è direttore responsabile del giornale online Economia.hu, il principale magazine in italiano sull'economia ungherese e i rapporti Ungheria-Italia, edito da ITL Group. Offre tour guidati di Budapest in italiano e inglese. Parla inglese e ungherese, ma resta una persona molto difficile da capire. Scrive racconti e sta lavorando (o pensando) al suo primo romanzo. Nata a Bagno a Ripoli (Firenze) senza alcuna ragione, vive a Budapest, per lo stesso motivo.

Leggi anche

UNGHERIA: La legge anti-ONG non ha posto in Europa

La Corte di giustizia europea ha condannato l'Ungheria per la sua legge del 2017 contro le ONG, bollate come "agenti stranieri". Un riconoscimento importante del ruolo della società civile

2 commenti

  1. Gentile Claudia Leporatti,

    Il titolo dell’articolo così come è stato riportato da Lei è falso in quanto -come scrive anche nell’articolo- Orbàn ha parlato del fatto che si dovrebbe discutere della possibilità del ripristino della pena di morte. Ripeto: discutere, oppure come ha detto lui: “si dovrebbe tenere nell’agenda la questione della pena di morte”…

    • caro Gabor

      la sig.na Leporatti non ha responsabilità in merito al titolo che è invece stato fatto dalla redazione, come è d’uso in tutti i giornali. I giornalisti non sono direttamente responsabili dei titoli. La ringraziamo del suo commento e ne prendiamo atto. Cordialmente

WP2Social Auto Publish Powered By : XYZScripts.com

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: