UNGHERIA: Per Orban la sfida adesso è a destra

Il partito di estrema destra ungherese, Jobbik, lo scorso 11 aprile ha vinto le elezioni nel distretto di Tapolca. Con il 35% dei voti il sindacalista Lajos Rig ha ottenuto un seggio in Parlamento, superando anche il candidato del partito di governo Fidesz.

Pur trattandosi di elezioni suppletive, la vittoria dell’estrema destra in Ungheria è un dato che fa riflettere. Si tratta infatti di una sfida lanciata al premier Viktor Orban, già alle prese con il tonfo elettorale di Veszprém che gli è costato la maggioranza assoluta in Parlamento. Ma la vittoria di Jobbik desta alcune preoccupazioni a causa delle sue esternazioni antisemite in un momento in cui la piaga dell’antisemitismo si sta diffondendo sempre di più in Europa. Secondo i dati diffusi dal centro Kantor dell’università di Tel Aviv, il 2014 ha segnato un aumento di atti violenti nei confronti degli ebrei, incendi e attacchi contro le sinagoghe. Senza dimenticare che la Francia è ancora sotto shock dopo il duplice attacco terroristico al giornale satirico Charlie Hebdo e al supermercato Kasher di Parigi, quest’ultimo preso di mira proprio perché molti ebrei andavano lì a fare la spesa.

Stando al rapporto, anche se in Ungheria gli episodi violenti contro gli ebrei non hanno registrato sensibili aumenti rispetto agli anni precedenti, il vero pericolo è quello di riscrivere la storia passata, riabilitando alcuni aspetti dell’era dell’ammiraglio Horthy e delle Croci frecciate, cui Jobbik si ispira, con l’intento di ridimensionarne il ruolo nella deportazione di oltre 600 mila ebrei nei campi di sterminio nazisti. Nonostante le recenti dichiarazioni di Orban – che ha parlato di “vergogna nazionale” riferendosi alla pagina buia della Shoah a 70 anni dall’apertura del campo di sterminio di Auschwitz – in Ungheria l’antisemitismo è ancora forte e si mescola ad un nazionalismo acceso, rinfocolato anche dalla crisi economica e dalle politiche di Bruxelles, pesantemente criticate sia dal premier sia dagli esponenti di Jobbik.

A ben vedere, la formazione politica di Gabor Vona potrebbe rappresentare un rivale temibile per Orban. Basato sull’idea mistica del turanismo (ideologia nata nel XIX secolo tra Turchia, Ungheria e Germania, e che mirava a riunificare tutti i popoli “turanici” appartenenti al mondo asiatico), Jobbik è un partito nazionalista che fa della lotta senza quartiere contro i rom e l’immigrazione un elemento portante. Con la sua classe dirigente relativamente giovane è però riuscito ad ottenere consensi nell’elettorato più moderato attraverso un cambio di strategia: spogliandosi del radicalismo più estremo e fungendo da catalizzatore della protesta contro il governo, ha cominciato a conquistare voti ai danni dei suoi avversari. 

Ma l’antisemitismo è per Jobbik un marchio di fabbrica che resta indispensabile. Lo dimostra un’incredibile vicenda che vide coinvolto uno dei suoi massimi esponenti qualche anno fa. Csanad Szegedi, astro nascente della politica ungherese, antisemita convinto e fondatore della Magyar Garda (un gruppo paramilitare dedito a una serie di pogrom contro i rom) scoprì infatti di essere ebreo e dovette lasciare il partito, confessando pubblicamente il suo “peccato”.

Al momento in Ungheria la destra estrema è in ascesa e sembra avere appeal soprattutto tra gli under 30, mentre l’opposizione socialista appare frammentata. Se è vero, come sostiene Orban, che agli ungheresi interessano le bollette più che la storia, adesso dovrà guardarsi a destra pensando alle elezioni del 2018.

 Foto: Reuters

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