UCRAINA: A Kiev si continua a sparare. Uccisi un ex deputato e un giornalista

I recenti omicidi dell’ex membro del Partito delle Regioni, Oleh Kalashnikov, e del giornalista Oles Buzina sottolineano una tendenza preoccupante nell’evoluzione della situazione politica in Ucraina. Il vecchio alleato di Viktor Yanukovich e il giornalista che ha aspramente criticato negli ultimi mesi la politica di Kiev nei confronti del Donbass e della Russia sono stati uccisi a distanza di poche ore con diversi colpi di pistola.

Gli ultimi di una lunga serie

Quelle di Kalashnikov e Buzina non sono le uniche morti misteriose degli ultimi mesi. Rimangono numerosi dubbi sui presunti suicidi di almeno altri sette vecchi membri del Partito delle Regioni che avevano sostenuto l’attività del vecchio presidente e intrattenuto relazioni d’affari con il suo clan. Oleh Ivanovich Kalashnikov, membro dell’ ex partito di Yanukovich dal 2006, a partire dalle manifestazioni in Piazza Indipendenza di Kiev era divenuto uno dei principali organizzatori del movimento contrapposto, nominato non a caso “AntiMaidan”. Appena qualche settimana prima dell’omicidio il Servizio di sicurezza dell’Ucraina (SBU) aveva aperto un fascicolo nei suoi confronti per verificare le accuse di separatismo mossegli da Olga Chervakova, deputata del Blocco di Petro Poroschenko.

Come riporta il Guardian, l’omicidio di Kalashnikov sarebbe stato preceduto da numerosi atti intimidatori nei suoi confronti. Secondo le fonti del quotidiano inglese la vittima avrebbe apertamente parlato ad alcuni suoi ex colleghi di “minacce di distruzione fisica e costanti insulti” indirizzati verso la sua persona durante le ultime settimane.

Anche Oles Buzina è stato uno degli oppositori delle proteste di Maidan e un critico del duo Poroshenko-Yatseniuk. Da sempre sostenitore della federalizzazione dell’Ucraina, del bilinguismo e dell’indipendenza del paese, a gennaio Buzina è divenuto capo-redattore del quotidiano Segodnia (Oggi). Dimessosi dalla carica appena 2 mesi più tardi, a metà aprile (appena qualche giorno prima dell’omicidio) in un’intervista a Radio Vesti aveva definito la propria posizione come insostenibile, accusando la dirigenza del giornale di censura e denunciando l’impossibilità di esporre una posizione critica nei confronti del Primo Ministro Yatseniuk e del suo governo.

L’improbabile matrice estremista

Gli esecutori dei due omicidi rimangono ancora sconosciuti. Per entrambi i casi la procura sta seguendo varie piste, tra le quali anche quella politica, e quella legata all’estremismo di matrice nazionalistica. All’indomani dell’omicidio di Oles Buzina, infatti, il politologo Vladimir Fesenko ha annunciato attraverso la propria pagina Facebook di aver ricevuto una lettera che rivendicava l’omicidio del giornalista e degli altri uomini politici vicini a all’ex presidente. Secondo la presunta lettera l’azione sarebbe stata opera dell’Esercito Insurrezionale Ucraino (UPA), organizzazione che riprenderebbe il nome di quella fondata da Stepan Bandera nel 1942. La notizia, ritenuta come “infondata” da Anton Gerashenko, consigliere del Ministro degli Interni, non ha trovato conferme nei giorni successivi, così come rimane un mistero l’esistenza di un tale gruppo armato attivo.

La risposta del potere

Difficile sapere se e in che misura i due recenti omicidi possano essere collegati e attribuibili alla stessa fonte. Quello che appare però evidente è la poca disponibilità (o incapacità) del governo di indagare in maniera chiara e trasparente sulla serie di suicidi e omicidi che hanno colpito negli ultimi mesi lo spettro politico-oligarchico del paese. Poroshenko si è subito trincerato dietro all’ormai consueta idea di provocazione, evidenziando la matrice “esterna degli omicidi che sarebbero volti a “destabilizzare la situazione politica interna dell’Ucraina e screditare la scelta politica del popolo”. Più di un analista ha fatto notare, però, il curioso parallelismo tra le parole di Poroshenko e quelle di Putin all’indomani dell’omicidio di Boris Nemtsov. Altri rappresentanti del governo si sono spinti addirittura oltre. Sergey Leshchenko ha assimilato gli omicidi di Kalashnikov e Buzina ad un’azione tipica del repertorio del FSB, i servizi segreti russi. Mentre Vasiliy Volk, a capo del Dipartimento Investigativo del SBU, ha invitato durante la trasmissione televisiva “Svoboda Slova” (Libertà di parola) tutti gli ucrainofobidel paese a smettere di esporre pubblicamente il loro punto di vista, o almeno a  “diminuire il livello della loro retorica”.

Sebbene Mosca possa davvero approfittare della situazione per promuovere la propria impostazione retorica nei confronti di Kiev, dismettere il clima di terrore politico che sta costantemente crescendo in Ucraina rischia di celare le responsabilità del governo per la complessa situazione interna, trasformandosi in una politica miope e strumentale.

Una fragile stabilità

I veri problemi dal punto di vista interno appaiono, in effetti, evidenti. Il conflitto nel Donbass ha dato vita ad una costante militarizzazione di una parte della società e alla grande diffusione di armi su tutto il territorio nazionale. I vari gruppi paramilitari, nonostante la politica di assorbimento di quest’ultimi all’interno delle forze regolari, si stanno dimostrando sempre meno controllabili dal governo. La lotta per il potere tra gli oligarchi, celata solo per qualche mese, è tornata ad assumere carattere prioritario nella vita politica del paese con il caso Kolomoisky e con l’attività sottotraccia dell’ex re del Donbass Rinat Akhmetov pronto, secondo molti, a tornare prepotentemente sulla scena.

Il governo, che continua a mascherare le proprie grandi contraddizioni tramite il costante uso dell’idea di “aggressione russa”, rischia ora di polarizzare ulteriormente la situazione socio-politica del paese lasciando spazio, in ultima istanza, ad una crescente radicalizzazione del dibattito pubblico. Un’altra minaccia alla stabilità del paese.

Chi è Oleksiy Bondarenko

Nato a Kiev nel 1987. Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università di Bologna (sede di Forlì), si interessa di Ucraina, Russia, Asia Centrale e dello spazio post-sovietico più in generale. Attualmente sta svolgendo un dottorato di ricerca in politiche comparate presso la University of Kent (UK) dove svolge anche il ruolo di Assistant lecturer. Il focus della sua ricerca è l’interazione tra federalismo e regionalismo in Russia. Per East Journal si occupa di Ucraina e Russia. Collabora anche con Osservatorio Balcani e Caucaso.

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2 commenti

  1. Il caso vuole che il signor putin nella sua “conversazione” annuale con il popolo della Federazione ha commentato l’omicidio di Buzina precisamente 8 minuti dopo l’accaduto, quando a Kiev ancora ragionavano cosa successo, davanti ad un corpo del giornalista ancora caldo. Si pensa di un “regalino” allo zar di Cremlino in giusto orario, troppo giusto – da far proprio pensare della matrice “esterna” come dice Geraschenko. Buzina era ormai una figura ridicola, una faccia da prendere i pugni durante i tele dibattiti – per non sembrare un nemico del popolo secondo gli ipotetici nazionalisti ucraini. E poi secondo le indagini, la lettera della presunta enigmatica UPA a Fesenko è stata mandata dall’Europa occidentale (confermano i server) ed è stata scritta da chi non è di lingua ucraina… un Google contro gli “ucrainofobi”?) Il sig. Bondarenko questo fatto ormai conosciuto non ha citato nel suo testo, chissà perché.

  2. Beh direi come sempre ..i soliti discorsi gli oppositori di Putin li uccide Putin, gli oppositori del governo ucraino li uccide sempre Putin per farsi un “regalino” ….anche il terremoto in Nepal è colpa di Putin ?
    Ormai qualsiasi cosa succede si incolpa Putin direi che è un uomo dai super poteri

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