INTERVISTA: E-novine, la Serbia tra libertà di parlare e obbligo di tacere

di Filip Stefanoviće-novine

Abbiamo intervistato Branislav Jelić, direttore del giornale serbo e-novine, per capire come vive e quali sono le difficoltà che incontra un media indipendente in Serbia. Il quadro che ne esce è da un lato sconfortante, in quanto dimostra come si sia ancora lontani da una democrazia matura, in un paese dove la pluralità di opinione, le libertà individuali e l’integrità delle istituzioni sono ancora chimere. Dall’altro, si scopre una società civile che, come durante il regime degli anni ’90, non si piega alle imposizione del potere, e lotta caparbia e silenziosa per la realizzazione di una Serbia moderna ed europea.

Com’è nato E-novine? Qual era il vostro obiettivo allora, e come è cambiato nel tempo?

E-novine è nato come un’iniziativa privata, civile, di un gruppo di amici che si sono stancati della mancanza di un media indipendente, orientato in maniera critica nei confronti degli accadimenti socio-politici e dei protagonisti di tali accadimenti. Volevamo creare un mezzo di comunicazione svincolato da dettami di stato e pressioni partitiche, un luogo per raccogliere persone dal pensiero affine, offrendo un punto di vista alternativo rispetto all’amata versione ufficiale. Oggi l’obiettivo rimane lo stesso, con la piacevole differenza che in tre anni di esistenza in condizioni di lavoro impossibili, abbiamo raggiunto un numero di lettori incredibile, un’influenza sempre più significativa nel mondo degli opinion maker, e siamo diventati un sassolino scomodo nella scarpa del regime, sbracato fino alla decadenza.

Com’è struttura oggi la redazione? Chi scrive da voi, e quali sono i vostri temi preferiti?

La struttura della redazione è spesso dipesa, purtroppo, dalle nostre misere finanze ed oggi conta su undici membri e quattro/cinque collaboratori fissi esterni. La cronica mancanza di denaro ha diminuito il numero di testi d’autore dei migliori giornalisti dai territori dell’ex Jugoslavia, che ha parzialmente ridotto le nostre ambizioni regionali. Ad ogni modo, la povertà di E-novine ha portato alla luce un stupefacente entusiasmo della redazione e dei tantissimi amici di E-novine, risvegliato solidarietà e dedizione, categorie da tempo dimenticate in questa turbolenta transizione. Pubblichiamo regolarmente interventi di autori da tutta l’ex Jugoslavia, testi di intellettuali pro-europei nostrani, artisti e qualche politico. Purtroppo, abbiamo perso alcuni cari autori e giornalisti per reciproco esaurimento finanziario. Tra i nostri temi preferiti rientra tutto ciò che allarma le normali coscienze. L’elite politica, strategicamente collocata nelle posizioni più lucrative, offre materiale nutrito in vista di scandali quotidiani che si muovono da aggravate truffe immobiliari allo sdoganamento, e quindi alla crescita esponenziale, del fascismo.

E-novine viene pubblicato solo su internet, mentre secondo gli ultimi sondaggi (2007) in Serbia meno del 50% delle famiglie ha un computer, e nemmeno il 30% una connessione internet. Significa che già in partenza potete raggiungere un numero limitato di lettori nazionali, mediamente più istruiti e informati: cosa comporta questa scelta riguardo all’impatto del giornale sull’opinione pubblica, visto anche che trattate temi ignorati dai restanti media?

Internet è un mezzo per il quale abbiamo optato coscientemente dall’inizio, anche se avevamo in mente i dati che ci avete presentato. È vero che il numero di utenti di internet è relativamente basso in Serbia, ma è un dato importante che il tasso di crescita mensile è del 3,4%, notevole per un paese in cui tutto va verso il fallimento. Inoltre riteniamo che i giornali stampati siano un mezzo troppo lento, costoso e inefficace, condannato a cedere il passo di fronte alla pluralità di internet. Non è inoltre di poco conto, quando si tratta di società semichiuse come quella serba, nemmeno l’impossibilità di bloccare internet.
Sapevamo anche che il numero di lettori sarebbe stato relativamente limitato, come il dato di fatto di una loro educazione, informazione e, cosa non indifferente, situazione finanziaria superiori alla media. Ciò è in sintonia con la nostra idea di rivolgerci a individui che pensano, perciò che esistono, e che, in un dato momento, rappresentano l’avanguardia motrice di ogni società. La coscienza di un pubblico del genere attira l’attenzione di quei settori che plasmano l’opinione pubblica. D’altronde, la fitta comunità che E-novine raccoglie sfiora ora 250.000 persone. È un dato che non può lasciare indifferenti.

E-novine si occupa spesso di questioni legate alla storia recente degli anni ’90, dalle guerre nei Balcani al regime di Milošević, soprattutto del ruolo dei giornalisti e media serbi dell’epoca nella diffusione dei fatti e delle notizie, mentre l’atteggiamento generale pare piuttosto essere quello di dimenticare al più presto, di non parlare di questioni lasciate in sospeso, ma lasciarle dove sono. Perché pensate invece che sia importante discuterne?

I “Quesiti della storia recente”, come eufemismo per il macello pianificato e perpetrato da Slobodan Milošević, sono un tema fondamentale per E-novine, e questo ci caratterizza rispetto a tutti gli altri media in Serbia e nella regione. Il taglio, il salto di discontinuità col passato criminale non sono mai avvenuti in Serbia e noi cerchiamo di spiegare come senza questa fondamentale scelta non esista, e non ci sarà mai, una vera democrazia nel nostro paese. Ben undici anni dalla destituzione della cricca di Milošević e solo otto anni dall’attentato al premier democratico Zoran Djindjić, in Serbia sono ancora al potere i portatori di un’ideologia che ha rovinato milioni di persone. Da criminali colossali, gli uomini di Milošević sono diventati un potenziale coalleato e partner eccellente della maggioranza “pro-europea” del Partito Democratico (il partito del presidente Tadić, nda). Fintanto che la maggioranza della Serbia non comprenderà che è importante processare tutti i colpevoli e far luce su ogni delitto commesso, non per l’ingresso imposto nell’Unione Europea ma bensì per se stessi, noi non ci potremo incamminare verso il mondo civilizzato con questi scheletri nell’armadio.

Avete avuto problemi per questa vostra politica redazionistica? Siete stati oggetto di pressioni dirette o indirette da parte di politici o altri centri di potere? Potete fare qualche esempio?

Subiamo pressioni quotidianamente. Esse sono, ovviamente, più sofisticate di quelle dei tempi di Milošević, ma portano sempre allo stesso punto – il soffocamento della libertà di parola ed espressione politica. Rispetto alla censura di stato oggi sono sufficienti le agenzie di marketing che ci evitano nell’offerta pubblicitaria (come se i nostri 250.000 lettori non comprassero nulla). Questo boicottaggio commerciale è un modo elegante per compiere una forte pressione sui media i cui contenuti risaltano rispetto al benessere proclamato. Ovviamente, tutti questi dati paiono insignificanti se si ignora che tutte e tre le agenzie di marketing esistenti, che coprono l’intero mercato pubblicitario in Serbia, per qualche strana coincidenza appartengono agli uomini più vicini al presidente Boris Tadić.
Ci sono state, ovviamente, anche pressioni dirette. Dalla telefonata irosa di Srdjan Šaper, consigliere del presidente e tycoon del marketing che non ha mai inviato l’annunciata smentita all’articolo che si occupava dei suoi affari in conflitto d’interessi, ad anonime minacce di morte, fino a cause in tribunale con alte richieste di risarcimento.

Dall’autunno scorso siete entrati in una crisi economica, perché non riuscite a trovare sponsor sufficienti per finanziare il giornale. A cosa attribuite questo problema?

Le finanze sono legate alla censura commerciale che applicano i proprietari delle agenzie di marketing, tutti membri del Partito Democratico, uno di loro come sindaco di Belgrado e due come consiglieri (nessuno sa quali settori coprano coi loro consigli) del presidente Boris Tadić. Ovviamente, i problemi sorgono anche in una crisi economica che, conseguente alla corruzione dei mezzi capitali, in Serbia non è mai cessata. La cronica mancanza di liquidità, una produzione al collasso, le risorse quasi del tutto consumate, la disoccupazione abnorme, una povertà galoppante… Accanto a tutto questo, anche il crollo dell’impero economico europeo come ulteriore pressione. L’unico sponsor ufficiale di E-novine è l’organizzazione non governativa americana National Endowment for Democracy (NED), senza il cui aiuto non saremmo sopravvissuti nemmeno fino a oggi.

Avete lanciato una campagna di donazione tra i vostri lettori: con quali esiti? Oggi E-novine sta meglio di cinque mesi fa?

“Stare meglio” è una situazione che non è mai stata attuale nella redazione di E-novine, perché noi viviamo e lavoriamo in una costante agonia finanziaria, ormai da due anni a questa parte. Ma le persone che si sono raccolte in E-novine non hanno mai contato di arricchirsi con questo mezzo, almeno non da un punto di vista economico. L’elemento di coesione della nostra redazione allargata si nasconde nella forza delle idee che portiamo avanti, in un’inequivocabile critica chiaramente articolata, e nella finora indiscussa indipendenza del nostro media. I lettori riconoscono tutto questo di giorno in giorno, da un testo all’altro, e in segno di sostegno e riconoscimento, già da due anni donano volontariamente ad E-novine. È una sorta di micro-mercato nel quali il pubblico apprezza il nostro lavoro e rappresenta l’unico correttivo che accettiamo, qualcosa che va oltre l’assoluto importo monetario.

A metà febbraio e comparsa la notizia che Emir Kusturica ha fatto causa al giornale per 20.000€ per danni fisici e morali per un articolo da voi pubblicato un mese prima, che tra l’altro avete solamente ripreso dal sito di Peščanik. Quali sono le ragioni addotte da Kusturica, e come interpretate invece voi questa vicenda?

La causa di Emir Kusturica, nel mondo regista di fama, ma in Serbia ancora più famoso uomo di destra che inneggia alla gloria del comprovato criminale di guerra Radovan Karadžić, è una delle prove della pressione esercitata su E-novine. La sua richiesta di risarcimento per una cifra di 20.000€, folle per gli standard economici serbi, rappresenta una seria minaccia per la sopravvivenza di E-novine. Avendo in mente il legame tra politica e apparato giudiziario, il livello di totalitarismo e corruzione che attraversa queste istituzioni, non ci rimane molta fiducia in un procedimento processuale equo. Allo stesso tempo, la pressione esercitata dal regime per mezzo di un potere giudiziario controllato e con l’aiuto di Emir Kusturica, tradizionalmente vicino a qualsiasi governo volenteroso di premiarlo, ci dice che la nostra influenza cresce e noi sfrutteremo questo fatto per presentare il tentativo di soffocamento di E-novine dal Congresso degli Stati Uniti al tribunale di Strasburgo.

Qui in occidente, soprattutto in paesi come l’Italia e la Francia, Kusturica è un personaggio molto amato, che rappresenta al meglio l’anima culturale e artistica dei Balcani. Come è visto invece da chi vive realmente nei paesi dell’ex-Jugoslavia?

La Francia e l’Italia sono da sempre state “vulnerabili” all’esotica orientale, che amavano senza comprenderla particolarmente e con un eccesso di pregiudizio. Da ciò la comparsa di Emir Kusturica ha soddisfatto tutti i loro bisogno per ciò che è rurale, zotico, semibarbaro, ubriaco, in una parola – balcanico. Tutto ciò che repellono nel proprio ambiente, ma amano vedere manifestato, con blasfema soddisfazione, nel giardino del vicino. Ecco che l’interpretazione di Kusturica dell’ ”animo balcanico” rappresenta più la sua comprensione di ciò che l’europeo medio, amante dell’est, desidera vedere dipinto sotto questa categoria, invece di ciò che realmente questa nebulosa definizione dovrebbe significare. Ad ogni modo, l’opera cinematografica di Emir Kusutrica non suscita nemmeno minimamente lo stesso odio che suscita il suo impegno politico, che lo ha reso, come mussulmano avvicinatosi all’omicida del suo popolo, malvoluto nella sua città natale Sarajevo. Ha trovato conforto nel cambio del nome (Nemanja) ed in un pezzo di montagna regalatogli dallo stato serbo.

Come pensate di procedere ora, e quali sono i progetti di E-novine per il futuro?

Faremo tutto ciò che è in nostro potere per sopravvivere, dovessimo anche trovare un piano B, piano C, piano D e così via, fino all’ultima lettera sul portale. In un contesto di completa inimicizia, i piani per il futuro si riducono a proiezioni per il mese successivo, per mezzo di incredibili improvvisazioni ed un enorme lavoro. Scriviamo progetti che potrebbero interessare a nuovi donatori, offriamo spazi pubblicitari di qualità e a prezzi molto competitivi, cerchiamo sponsor che garantiscano la realizzazione dei piani di sviluppo. E-novine è un prodotto necessario alla regione, come nodo di scambio di visioni politiche, culturali ed economiche per il futuro della regione, e come piattaforma sempre più minacciata del settore non governativo. Rimane solo la speranza che qualche investitore intraprendente riconosca la vera occasione, l’unicità del prodotto ed il potenziale di mercato. A noi interessa unicamente mantenere il potere decisionale sulle politiche di redazione.

 

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Chi è Filip Stefanović

Filip Stefanović (1988) è un analista economico italiano, attualmente lavora come consulente all'OCSE di Parigi. Nato a Belgrado si è formato presso l’Università commerciale Luigi Bocconi di Milano e la Berlin School of Economics, specializzandosi in economia internazionale. Ha lavorato al centro di ricerche economiche Nomisma di Bologna e come research analyst presso il centro per gli studi industriali CSIL di Milano. Per East Journal scrive di economia e politica dei Balcani occidentali.

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