POLONIA: Dopo la tragedia quale futuro?

IN ATTESA DI SVILUPPI

L’undici settembre dell’Europa orientale: l’incidente dell’aereo presidenziale polacco rappresenta un punto di svolta per la politica dei Paesi dell’ex blocco sovietico nonché delle relazioni tra Unione Europea, Nato e Russia. La verità sull’incidente -che finora resta un incidente- si saprà nei prossimi anni, sempre che una verità differente da quella diffusa in questi giorni sia da ricercarsi.

La ricostruzione esatta dei fatti è però ancora a venire, anche dall’entourage di Obama -afferma Maurizio Molinari, inviato del Tg1 a New York- sono usciti rumors di una “forte tensione con la Russia alla vigilia del vertice di Washington” in seguito all’incidente di Smolensk. L‘ambasciatore polacco d’Italia, alla domanda se fosse legittimo interrogarsi sull’ipotesi di un atto doloso, ha risposto: “In questo momento la Polonia è in lutto, le relazioni col nostro potente vicino sono centennali, preferirei limitarmi a questo per ora”.

QUALE FUTURO PER LA POLONIA

Al di à dall’incidente occorre anche interrogarsi su quali saranno gli sviluppi della politica polacca. Se i vertici militari non sono facilmente sostituibili, i politici invece lo sono. Il partito di Kaczynski, Legge e Giustizia, esce fortemente ridimensionato dall’incidente poiché tutti i suoi membri di punta erano su quell’aereo. Le elezioni presidenziali, previste ad ottobre, verranno anticipate e Jaroslaw Kaczynski avrà sulle spalle il peso di un partito decimato. E’ possibile che l’onda emotiva favorisca il suo partito ma è anche possibile che i moderati di Tusk abbiano gioco facile di fronte a un avversario tanto indebolito. Una vittoria dei moderati sarebbe peraltro gradita dall’Unione Europea e dalla Russia stessa.

LA POLITICA ESTERA

La politica estera di Varsavia potrebbe uscirne fortemente ridimensionata: Kaczynski si era distinto nell’appoggio a Georgia e Ucraina contro le prevaricazioni del Cremlino, denunciandone gli abusi e la volontà espansionistica. La Polonia era anche riuscita ad affermarsi come Paese leader per gli slavi cattolici trainando e facendosi portavoce delle istanze di Repubblica Ceca, Slovacchia, Lituania e persino Ucraina dove è presente una significativa minoranza polacca. E’ possibile che tutto questo andrà perdendosi a favore di rapporti più “distesi” col potente vicino russo. Un vicino con cui già ha siglato accordi energetici, proprio a margine della commemorazione di Katyn.

UN SANTINO PER LECH

Si diceva dell‘onda emotiva. Trasformare Lech Kaczynski in un santino da adorare potrebbe non essere arduo se i media fanno la loro parte nella disinformazione. Va ricordato che i Kaczynski sono quelli della lustratja, dell’appoggio all’antisemitismo portato avanti dalla “Lega delle Famiglie” e da loro mai condannato, delle radici cattoliche dell’Europa (che molti storici ritengono infondate), quelli che hanno affossato il trattato di Lisbona, che hanno appoggiato Bush nella sua idea di uno “scudo spaziale” in Polonia, che hanno pubblicamente discriminato minoranze religiose e omosessuali. Eppure appartengono strettamente alla Polonia, rispondono ai più bassi istinti del popolo polacco. Il film Katyn, di Andrej Wayda, trasmesso dalla televisone in Polonia e in un Russia, è carico di vittimismo, nazionalismo e senso del martirio condito con un messianismo medievale che vuole la Polonia “redentrice d’Europa” attraverso il sacrificio cui la Storia costantemente la costringe.

Questo orgoglio nazionale potrebbe impossessarsi dell’opinione pubblica, se debitamente alimentato dalla politica e dai media compiacenti. Allora la Polonia potrebbe assumere un carattere ancora più intransigente, fieramente isolazionista, alimentando le frizioni con il vicino tedesco oltre che con quello russo. Ma se l’incidente non è stato un incidente, allora il messaggio è chiaro. La Polonia deve abbandonare la vecchia politica oltranzista e anti-russa in favore di posizioni più moderate.

Foto AP

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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3 commenti

  1. Buongiorno,
    perchè accosta alla la lustracja (azione positiva e coraggiosa) ed ai “valori cattolici” , l’antisemitismo ??
    Non mi risulta che fosse antisemita, nè anti omosessuali, aveva altro a cui pensare.
    Non valuterei nemmeno negativamente il coraggio di voler appoggiare l’USA (e l’Occidente) contro la Russia, loro vicina di casa.
    Inoltre, l’Italia, direi ormai “per definizione” tiene il piedino in 2 (3 se possibile) scarpe , da sempre. Non crede che la Polonia avrebbe commesso solamente un gesto di coraggio prendendo una posizione attiva nei confronti dei loro grandi vicini?
    grazie

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