UCRAINA: Impunità per i crimini sul Maidan. Il Consiglio d'Europa accusa il ministero dell'interno

Soddisfare il diritto dell’opinione pubblica di conoscere la verità. Restituire credibilità alle forze dell’ordine e al governo. Fare finalmente giustizia. Le indagini delle autorità ucraine sui sanguinosi incidenti durante le manifestazioni di Kiev – iniziate il 30 novembre 2013 ed andate avanti ad oltranza fino alla deposizione di Viktor Yanukovich nel febbraio seguente – avrebbero dovuto far luce su quanto realmente successo a piazza Maidan e punire i responsabili.

Ma un rapporto del Comitato consultivo internazionale del Consiglio d’Europa, pubblicato a fine marzo, ha accertato che le investigazioni non si sono svolte nel rispetto della Convenzione europea sui diritti dell’uomo e ha denunciato l’impunità degli autori dei crimini commessi appartenenti alle forze dell’ordine.

Un rapporto di luci e ombre

In primo luogo,  «è mancata l’indipendenza necessaria per il corretto svolgimento delle indagini, perché la polizia ha dovuto in molti casi investigare su se stessa». «Nonostante un tentativo sia stato fatto – ha dichiarato Nicolas Bratza, presidente del Comitato ed ex presidente della Corte di Strasburgo – non è stato sufficiente per risolvere il problema diffuso dell’impunità e della mancanza di credibilità delle forze dell’ordine ucraine». Il Ministero dell’Interno, secondo il rapporto, avrebbe avuto un ruolo investigativo sui crimini commessi dai suoi stessi funzionari, poiché non sarebbe stato possibile creare un organismo ad hoc, estraneo agli eventi, che potesse giudicare con imparzialità.

Certamente gli investigatori hanno dovuto fronteggiare ostacoli insormontabili: le barricate colpite dai proiettili erano state rimosse; le pistole e i documenti degli agenti di polizia antisommossa coinvolti nelle sparatorie erano scomparsi; i poliziotti indossavano maschere senza alcun segno di identificazione. E ancora, molti agenti e ufficiali coinvolti negli incidenti erano fuggiti in Russia, che ha sempre lasciato cadere ogni richiesta di estradizione.

Eppure, si nota nel rapporto, si poteva e si doveva fare di più. Il Servizio di sicurezza ucraino, il Ministero dell’Interno e la Procura generale dello Stato non hanno cooperato gli uni con gli altri. Spesso «il Ministero non solo si è mostrato poco disponibile, ma ha anche ostacolato le indagini». Incaricato di smascherare i titushki – combattenti mercenari pro-Yanukovich – è però sospettato di averli armati in passato. Inoltre lo staff della Procura generale era sotto organico: «un numero di persone insufficiente per adempiere agli incarichi conferiti». Ma soprattutto, denunciano gli ispettori del Consiglio d’Europa, «sono stati garantiti atti di clemenza e di amnistia per crimini contro i diritti umani, uccisioni e maltrattamenti».

Gli eventi del Maidan

Gli scontri a Kiev iniziarono il 30 novembre 2013, all’indomani del rifiuto, da parte di Viktor Yanukovich, di firmare un accordo di associazione tra l’Ucraina e l’Unione europea, al quale l’ormai deposto capo di Stato preferì i rubli del presidente russo Vladimir Putin. Le migliaia di manifestanti scese in piazza chiedevano le dimissioni del governo e denunciavano la corruzione, l’abuso di potere e il mancato rispetto dei diritti umani in Ucraina.

Le proteste raggiunsero l’apice tra il 18 e il 20 febbraio, quando decine di persone furono uccise dalle forze dell’ordine ucraine. In base al dossier, furono uccisi oltre 100 civili (commemorati come la «Centuria Celeste») e più di mille vennero feriti. Tredici i poliziotti morti negli scontri, circa 900 quelli feriti. Secondo un’altra versione dei fatti, riportata anche dalla BBC, alcuni attivisti di piazza Maidan avrebbero fornito armi ai cecchini, affinché cominciassero a sparare sulla polizia e sui manifestanti per far crescere la tensione in Ucraina.

Il Comitato consultivo internazionale del Consiglio d’Europa è stato ora incaricato di supervisionare le indagini sulle violenze a Odessa, nel maggio 2014. Gli ispettori sono già al lavoro.

Foto: Mikhail Palinchak 

Chi è Sophie Tavernese

Giornalista professionista, si occupa per East Journal delle aree geopolitiche di Russia e Medio Oriente. Curatrice del travel blog sophienvoyage.it. Ha collaborato con Euronews, La Stampa, Coscienza & Libertà, Gazzetta Matin. Si è specializzata in giornalismo radio-televisivo alla Scuola di Perugia. Nata ad Aosta, vive a Courmayeur. Si è laureata in Archeologia e Storia dell'Arte all'Università Cattolica di Milano.

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3 commenti

  1. Alcuni fucili da caccia non professionali erano apparsi in quei giorni, ma i colpi mortali sono stati sparati da fucili di precisione con pallottole speciali, disponibili solo a professionisti. Dalle immagini disponibili, risultano sparare gli uomini in nero con nastro giallo al braccio, del ministero dell’Interno.

  2. Giovanni, alcuni conoscenti di Kiev mi avevano detto a suo tempo che a marzo scorso molti alberi lungo l’Institutskaya erano stati tagliati. Per evitare un’approfondita analisi balistica, presumo. Non sono più stato a Kiev purtroppo, tu ne sai qualcosa?

  3. Sono stato diverse volte anche nella primavera dopo la strage ma non ho notato potature evidenti…anche ora la via è chiusa al traffico…comunque ecco il frutto di un lungo lavoro: la visione unitaria di diverse telecamere ambientali il giorno della strage, dove si vedono bene gli snipers in nero e i poliziotti armati con il nastro giallo al braccio..e come si vede non lanciano caramelle…https://www.youtube.com/watch?v=ZYjEp1C4hzI#t=1137