UNGHERIA: L'estrema destra vola alta nei sondaggi

Jobbik, il partito dell’estrema destra ungherese, raggiunge l’ennesimo risultato storico, perché, almeno stando ai sondaggi condotti dall’Ipsos, se ora si tenessero le elezioni politiche otterrebbe il 28% delle preferenze degli elettori, guadagnando un ulteriore 3% rispetto ai risultati del sondaggio del mese scorso.

Jobbik è un acronimo che sta per Jobboldali Ifúsági Közöség, la Destra Comunitaria della Gioventù. L’acronimo gioca sul fatto che Jobb in ungherese può significare sia bene che destra (un po’ come right in inglese, che significa sia giusto che destra), e il comparativo migliorativo Jobbik può significare sia meglio che più a destra. Il nome completo del partito è Jobbik Magyarországért Mozgalom, ovvero Movimento per un’Ungheria Migliore (o per l’Ungheria migliore?).

Ciò che ha reso celebre Jobbik sono i sorprendenti risultati elettorali degli ultimi anni. Fondato nel 2003, il partito ha raggiunto un brillante risultato già con le elezioni del 2010, ottenendo il 16% delle preferenze. All’epoca, questo risultato straordinario per un partito di estrema destra era stato oscurato dall’ancor più stupefacente successo di Fidesz, ovvero l’Unione Civica Ungherese, il partito cristiano conservatore guidato dall’attuale premier Viktor Orbán, che ottenendo il 52% dei voti aveva conquistato i 2/3 dei seggi del Parlamento. In questa situazione sono state cambiate la Costituzione e la legge elettorale. Nel 2014 si è votato con il nuovo sistema elettorale e un Parlamento dimezzato (infatti la riforma ha ridotto il numero dei seggi da 386 a 199), e questo ha permesso un ulteriore avanzamento dello Jobbik, che con il 20% dei voti si è garantito 23 seggi su 199, il miglior risultato della sua storia, benché ancora lontano dalla maggioranza assoluta ottenuta dal Fidesz.

Jobbik è un partito con una classe dirigenziale giovane (basti pensare che il suo leader, Gábor Vona, ha soltanto 37 anni), e che utilizza molto i social network come mezzo di comunicazione, riuscendo ad instaurare un dialogo efficace e diretto con le giovani generazioni di elettori. D’altronde, per veicolare messaggi semplici come “l’Ungheria agli ungheresi”, che non si fondano su complicati ragionamenti, quanto su sentimenti e pregiudizi radicati nel cuore degli elettori, bastano i 140 caratteri di un tweet.

L’ideologia di Jobbik non ha veramente nulla di nuovo per un partito di estrema destra, anzi, per certi versi si potrebbe dire che ne incarna tutte le tipiche caratteristiche: nazionalista, xenofobo, antisemita, anti-sistema e anti-europeista. Non mancano nemmeno alcuni espliciti riferimenti alla figura dell’ammiraglio Miklós Horthy, storico premier conservatore ungherese della Seconda Guerra Mondiale, e alla Croce di Frecce – Movimento Ungherese, ovvero Nyilaskeresztes Párt – Hungarista Mozgalom, partito fascista ungherese responsabile dell’eccidio degli ebrei ungheresi durante l’Olocausto.

Il grande successo dello Jobbik, tuttavia, è stato determinato: dalle campagne contro i rom, oggi di gran lunga la più grande minoranza in Ungheria, rappresentanti più del 6% della popolazione del paese, anche se il numero ufficiale è difficile da stabilire; e dalle campagne antieuropeiste, in un momento in cui, la fiducia nelle istituzioni europee è ad un livello molto basso. In sostanza, Jobbik non pretende di essere sofisticato, né tantomeno coerente, quanto invece di rappresentare e difendere la parte “migliore” dell’Ungheria in lotta con le “forze ostili” che tentano di schiacciarla. Non importa quanto queste “forze”, in realtà, non siano affatto ostili. L’estrema destra, infatti, fonda la sua idea di politica sul concetto di contrapposizione. Come ha scritto Sabrina Ramet, politologa inglese, nel libro da lei edito sui movimenti di estrema destra, “gli argomenti più forti, spesso, sono quelli che non hanno alcun senso”.

Stando ai sondaggi Ipsos, se Jobbik guadagna un 3% di consensi, al contrario Fidesz ne ha persi la stessa quantità, scendendo per la prima volta dal 40% al 37%. Il movimento di voti si sposta all’interno dello schieramento di destra, non è l’Ungheria stessa, quindi, a spostare le sue preferenze verso quel lato dello spettro politico. Questa discesa può essere interpretata soprattutto come una critica dei cittadini verso l’operato e i recenti fallimenti del partito di governo. Le prossime elezioni restano ben lontane, sono infatti previste per il 2018, ma questa rapida perdita di consensi suona come un campanello d’allarme per Orbán. Il capo di governo più criticato dell’Unione Europea dovrebbe guardarsi più a destra che a sinistra. 

Chi è Gian Marco Moisé

Dottorando alla scuola di Law and Government della Dublin City University, ha conseguito una magistrale in ricerca e studi interdisciplinari sull'Europa orientale e un master di secondo livello in diritti umani nei Balcani occidentali. Ha vissuto a Dublino, Budapest, Sarajevo e Pristina. Parla inglese e francese, e di se stesso in terza persona.

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