ALBANIA: La dinamite al posto del kalashnikov. Attacco allo stato

Martedì 10 febbraio Tirana è stata teatro di due esplosioni, che hanno colpito una farmacia gestita dalla famiglia del ministro dell’interno Saimir Tahiri e per la seconda volta l’appartamento di un alto funzionario di polizia. Un terzo ordigno esplosivo è stato disinnescato vicino a una fermata dell’autobus, a poca distanza dalla farmacia colpita. Il primo ministro Edi Rama ha parlato di un “atto di terrorismo” e il ministro Tahiri ha detto che “non mi fermeranno”. L’opposizione, guidata da Lulzim Basha, ha chiesto la procura generale di indagare e poi ha lanciato una frecciatina: “Chi dorme coi cani randagi si deve guardare dai pidocchi”, chiara allusione alla collusione [del partito socialista al governo] con elementi criminali. Mercoledì e giovedì a Tirana ci sono stati altri due attentati per fortuna senza danni.

Come scritto un anno fa, la dinamite ha preso il posto del kalashnikov e della Beretta, come nuova arma altrettanto letale, usata per colpire politici, giudici, poliziotti, stazioni di polizia e abitazioni. Secondo i dati ufficiali della polizia di stato albanese nel 2014 ci sono stati 72 attentati col tritolo, C4 e TNT; nel 2013 erano 85.

Le forze di polizia e di intelligence non riescono a dare un freno ai gruppi criminali nelle loro “guerre del tritolo”. Uno dei motivi che ha favorito questo tipo di reato è il basso tasso di rintracciabilità e l’inefficacia delle forze di polizia contro i dinamitardi. Ancora oggi dopo due anni di intense esplosioni la polizia di Stato e il ministero dell’interno non hanno provveduto alla creazione di un corpo d’élite e alla formazione continua dei propri agenti. Anzi, il ministro degli interni Saimir Tahiri appena insediato ha proceduto con la sostituzione dei vertici di polizia statale senza preavviso di licenziamento.

La polizia e il ministro Tahiri hanno avuto comunque il merito di avere riportato alla legalità il villaggio meridionale di Lazarat, (ben noto come centro di produzione della droga), con decine di arresti e il sequestro di 43 tonnellate di cannabis sativa, un segnale importante nella lotta contro i traffici.

Per trovare le cause di questa situazione è necessaria una più ampia analisi che includa una serie di elementi come la situazione economica, lo spoil system nelle forze di sicurezza e il malfunzionamento della magistratura. Non solio l’inerzia della magistratura ha favorito la criminalità: tutto il sistema giustizia, in tutti i sondaggi d’opinione pubblica, riceve un profilo di bassa affidabilità.

Dato che ripristinare la fiducia nella giustizia richiede riforme e tempo, e lo sviluppo economico che dovrebbe attenuare l’incidenza della criminalità rimane soggetto agli sviluppi nei paesi vicini, l’unica cosa in cui possono sperare gli albanesi è una polizia più efficace. La fiducia nella polizia statale nei sondaggi d’opinione pubblica rimane sopra la media, anche se gli ultimi attentati e gli scandali hanno messo a dura prova i cittadini albanesi e gli investimenti esteri.

Chi è Lavdrim Lita

Giornalista albanese, classe 1985, per East Journal si occupa di Albania, Kosovo, Macedonia e Montenegro. Cofondatore di #ZeriIntegrimit, piattaforma sull'Integrazione Europea. Policy analyst, PR e editorialista con varie testate nei Balcani. Per 4 anni è stato direttore del Centro Pubblicazioni del Ministero della Difesa Albanese. MA in giornalismo alla Sapienza e Alti Studi Europei al Collegio Europeo di Parma.

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