UCRAINA: La vita quotidiana nel Donbass, tra criminalità e guerra

da MARIUPOL – Sino a questo momento l’attenzione della stampa e dei commentatori si è concentrata prevalentemente sulla situazione militare ai confini delle repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk, e sul continuo stillicidio di fuoco che mai, neppure per un momento, è cessato, pur nella vigenza ufficiale degli accordi sul cessate il fuoco di Minsk. Ben più rara, al di là delle rispettive propagande, è stata l’attenzione per le condizioni materiali di vita in cui la popolazione delle due repubbliche separatiste si trova a sopravvivere.

Il fattore economico si sta rivelando uno dei punti centrali della situazione, anche in seguito alla decisione presa dal governo ucraino di sospendere i pagamenti delle pensioni ai residenti nelle due repubbliche separatiste; i titolari delle pensioni non perdono il diritto al proprio denaro, ma questo non viene inviato in territori ormai dichiaratisi estranei e ostili; in un primo tempo chi avesse voluto ritirare la pensione avrebbe potuto registrarsi all’anagrafe di una località in territorio ucraino e lì riceverla legittimamente, ora è divenuto necessario dimostrare una residenza nel luogo della registrazione, e ciò ha reso quasi impossibile per i pensionati proseguire nel ritiro del proprio denaro.

Nelle repubbliche uno dei problemi maggiori allo stato attuale è la scarsità assoluta di denaro contante, dovuta anche alla chiusura delle banche sul territorio. Sino a poche settimane fa operava quasi regolarmente solo Oshadbank, ma ora anche questa banca ha chiuso i battenti. I bancomat praticamente non funzionano più e tramite le carte di credito non si può ritirare denaro contante. Quotidianamente si può assistere a file chilometriche presso i negozi che ancora accettano pagamenti con carta di credito. E’ apparsa la curiosa figura, presso le casse, del “pagatore con carta di credito”, che attende i residui clienti in grado di pagare in contanti, per offrire loro di ritirare il contante in cambio del proprio pagamento con carta di credito.

Nelle case, si è dato fondo ai salvadanai, per poter utilizzare almeno le monetine accumulate nel tempo, magari da bambini e anziani: il risultato è stato imbarazzante per i negozi, che si sono visti sommergere di moneta; ben presto, hanno iniziato a rifiutare i pagamenti in monetine per cifre superiori alle quattro grivne, il costo di un pacchetto di gomme da masticare. Il pagamento degli stipendi agli insegnanti, promesso con grande sicurezza dalle nuove autorità all’inizio dell’anno scolastico, quando agli insegnanti è stata richiesta, pena l’immediata espulsione dai ruoli, la sottoscrizione di un documento di fedeltà alle repubbliche (degno delle dittature nazifasciste del ‘900), è stato presto sospeso; è stato pagato il solo mese di settembre, poi blocco totale e vaghe promesse di futuri pagamenti.

Il problema più drammatico è però costituito, oltre che dai periodici scambi di razzi tra le milizie separatiste e l’esercito ucraino, dalla situazione di totale insicurezza dei cittadini a causa del proliferare delle bande armate, che si muovono impunemente nelle aree urbane e extraurbane. Il traffico di armi è ormai una delle principali attività lucrative generate dalla guerra, e una quantità pericolosa di armamenti sta ormai affluendo in Ucraina, nei territori separatisti e nella stessa Russia, generando nuovi equilibri all’interno della malavita organizzata, che si trova a disporre di armi in quantità mai viste prima.

Il pericolo maggiore è ora per gli automobilisti, in particolare per chi disponga di auto di valore. Numerosissime e quotidiane sono le aggressioni agli autisti per sottrarre loro il mezzo: l’agguato può avvenire ovunque, in modo del tutto impunito, anche ad un semaforo del centro città; una macchina di armati si avvicina, e ne scendono i miliziani, che si impadroniscono dell’auto; spesso, nelle aree extraurbane, il proprietario viene  portato a qualche metro della strada e falciato a colpi di arma automatica, per evitare fastidiosi riconoscimenti. I casi in questione ormai non si contano, e nessuno può ritenersi al sicuro. Alcune settimane or sono, un dentista si stava recando con due assistenti al proprio studio fuori Donetsk, a bordo della propria lussuosa Jeep: è stato affiancato e fernato ai bordi della strada da un manipolo di armati; i due assistenti sono stati portati in un campo e stavano per essere giustiziati, quando un ordine contrario e imprevisto li ha salvati; il dentista è stato sequestrato, la macchina è scomparsa, e solo in seguito ad un forte riscatto il professionista ha potuto far ritorno a casa.  Un dipendente di una ditta occidentale che si era recato dall’Ucraina a Donetsk per ritirare un capiente fuoristrada della ditta è stato fermato al posto di blocco di confine della Dnr (repubblica autonoma di Donetsk) per i controlli di routine; è stato fatto scendere dall’auto, picchiato brutalmente fino a spezzargli una gamba ed arrestato. L’auto è stata ovviamente sequestrata con un pretesto, e l’uomo è stato rilasciato dopo due giorni di detenzione e dopo il sequestro di documenti e cellulari.

La presenza di mercenari di ogni provenienza e il continuo afflusso di armamenti perpetua ed acuisce lo stato di totale insicurezza. I cittadini sono ormai stremati psicologicamente, e, qualunque siano le loro opinioni, a favore o contro i separatisti, la sola cosa che auspicano è una cessazione delle ostilità e un ripristino di condizioni pacifiche; le due repubbliche, allo stato attuale, fungono da legale impedimento per un possibile avvicinamento dell’Ucraina alla Nato, e da avamposto per una possibile avanzata russa verso il cuore dell’Ucraina, dunque non potranno vedere tanto presto il ripristino di normali condizioni di vita civile.     

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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3 commenti

  1. Luca De Angelis

    Importante contributo che certifica cose risapute. Il rapido declinari delle elementari condizioni di vita e’ alla base dell’emigrazione di oltre 600mila persone dalle due “repubbliche”, vere e proprie sentine della malavita russa e cecena.

  2. Purtroppo si è avverato quanto la maggior parte degli osservatori (solo un po’ disincantati) aveva temuto. Non essendo le “rivendicazioni” est ucraine ne particolarmente incardinate localmente ne il supporto russo disinteressato e sincero, ora le “repubblichette” si stanno penosamente e drammaticamente avviandosi a diventare una Transnistria più grande e ancora più povera.
    L’est Ucraina era integrato economicamente con il resto del Paese, questa forzata scissura è stata sicuramente un problema per il resto dell’Ucraina, ma un disastro per Donetsk e Luhansk, disastro a cui la Russia non ha nessun interesse a risolvere e, ora più che mai, nemmeno tanto la voglia di farsene carico.
    Quando la settimana scorsa una candido Putin affermava che la “Russia era pronta a vendere carbone all’Ucraina”, le solite trombette mediatiche si affannavano a sottolineare la magnanimità e il desiderio di pace del signore del Cremlino. Ovviamente tralasciavano che il giorno prima Ucraina e Kazakistan avevano concluso un contratto per la fornitura di carbone, alla faccia della (nata morta) UEE e che il carbone che Putin voleva vendere era quello estratto nel Donbass, evidentemente rimasto senza mercato.
    Vi è un grosso dibattitto in Ucraina sul mantenimento o la misura dei pagamenti sociali ai residenti nei territori occupati dell’est e anche in Crimea, la remora maggiore è che possono essere coinvolti innocenti cittadini ucraini “prigionieri” di megalomani criminali. Se non ricordo male almeno a Donetsk non avevano trovato il tempo di stampare i rubli della repubblica popolare?
    Circa le dinamiche interne delle bande di malaffare, a livello di facciate pseudo istituzionale e ripulite, non si potrebbe ipotizzare un certo “scollamento” tra una dirigenza più possibilista a Lunhansk e una più intransigente a Donetsk?

  3. Nuke the whales

    Come se nel resto dell’Ucraina le cose fossero tranquille…
    il paese intero è allo stremo e l’appropriazione non di automobili, ma di attività commerciali ed immobili era una costante da quelle parti ben prima dell golpe dello scorso febbraio.
    Con la complicità della magistratura e della polizia dei figuri si recano nella tua azienda e ti cacciano fuori, esibendo “regolari” certificati di vendita, debitamente registrati e timbrati.
    Nel Dombass la situazione è difficile per via della guerra, dei bombardamenti e della disgregazione dello stato sociale.
    Ma non è che nel resto del paese vada tanto meglio.
    In piano della Russia, se c’è , è quello di balcanizzare completamente l’ucraina, , ottenendo così un pretesto per intervenire.
    Ben presto, quando le cose andranno a rotoli del tutto, magari i militari ucraini potrebbero avere la disperata idea di attaccare la Russia, che sarebbe ben pronta di rispondere a tono.