ALBANIA: "Né con Rama, né con Berisha". Dopo le proteste, quale futuro?

Geri Zheji Ballo

da TIRANA – Tre persone sono morte e decine sono rimaste ferite a Tirana lo scorso 21 gennaio durante una manifestazione indetta dall’opposizione socialista di Edi Rama (sindaco di Tirana) per chiedere le dimissioni del governo di Sali Berisha (ex Presidente della Repubblica), accusato da Rama di corruzione e di aver vinto le elezioni del 2009 grazie ai brogli; i cittadini hanno seguito sgomenti in diretta tv il susseguirsi delle violenze, durate un intero pomeriggio.

Passato questo venerdì nero, resta però una profonda frattura tra le istituzioni del paese e un dialogo impossibile tra maggioranza e opposizione. Qui se ne parla ogni giorno in decine di trasmissioni, i giornali sono pieni di opinioni e analisi dei giornalisti di turno. Mentre poco spazio è concesso alla voce dei giovani, per questo abbiamo provato a intervistarne alcuni per capire cosa pensano della crisi albanese e delle sue cause.

TRA RAMA E BERISHA
«Le cose non migliorano. Anzi continuano a peggiorare! C’è bisogno di un’azione forte per sbloccare la situazione». Loren ha 24 anni ed è convinto che in Albania solo con la mobilitazione nelle piazze si potrà ottenere realmente un cambiamento. «Non c’è altro modo per cacciare il primo ministro – afferma Beni – ha rubato i voti nel 2009 e non si dimetterà mai».

«Non sono d’accordo, la manifestazione del 21 era chiaramente organizzata in modo da provocare almeno dei feriti da poter usare contro il governo» risponde Eni, classe 1987, laureato in Giurisprudenza e fino a pochi giorni fa deciso a partire per l’Italia perché qui non trovava lavoro. Poi ha iniziato una collaborazione part-time per il praticantato che gli serve.

CRISI E DISOCCUPAZIONE
Presto dal dibattito politico si passa a parlare dei problemi del paese, di quelle che i giovani percepiscono come anomalie del sistema albanese e di come queste influiscono sulla loro vita quotidiana. «Anche noi siamo stati colpiti dalla crisi economica – sottolinea Artan, 22 anni, studente di Scienze Politiche – Ci dicono che non è così, che l’economia albanese è addirittura in forte crescita, ma questo è assurdo. Se solo pensiamo all’importanza enorme che hanno per noi le rimesse degli immigrati, provenienti prevalentemente in Stati come la Grecia e l’Italia, dove la crisi è ancora forte, si capisce che ne soffre anche l’economia albanese».

«La disoccupazione è il vero problema che devono affrontare i giovani albanesi oggi – fa notare Loren – Di fronte a questo, gli altri problemi che abbiamo sembrano lussi». L’affermazione trova d’accordo anche gli altri. «Per me che studio Giurisprudenza è ancora peggio. Quest’anno sono stati seicento i laureati dell’università pubblica e altri seicento da quelle private. Dove andranno tutti questi giovani?» si chiede Shenda, 20 anni. Mentre Ergi, 23 anni, aggiunge: «Tra pochi mesi sarò laureato in Economia, ma so che non avrò un posto di lavoro perché quelli sono a disposizione solo dei figli di chi sta al potere»

UN ALTRO SCOGLIO: LA RACCOMANDAZIONE
Il punto non è solo la scarsità di posti di lavoro, ma anche il modo di accedervi. La raccomandazione è talmente diffusa che chi cerca di ottenere un lavoro in altri modi sembra vivere fuori dalla realtà. «Mi è capitato di essere guardato con stupore misto a incredulità quando mi sono presentato nella sede di una delle banche di Tirana con un curriculum in mano per fare domanda di tirocinio» racconta Leonard, 26 anni, laureato a Torino e in cerca di un lavoro nella capitale albanese: «Poi mio zio ha telefonato a uno dei responsabili della filiale e ho fatto lo stage».

Anche Celik ha deciso di studiare fuori dal suo paese. Ha 24 anni ed è di Librazhd, un paesino nel sud dell’Albania. Dopo le scuole superiori si è trasferito a Pisa, dove sta concludendo la laurea magistrale in Studi diplomatici: «Non avrò mai un posto di lavoro nel campo della diplomazia. Per quello o sei raccomandato da un parente o vieni scelto perché aiuti la parte politica al governo. Io non userei nessuna di queste due opzioni per avere il posto di lavoro che voglio».

IL FUTURO POLITICO E NUOVE PROTESTE
Per tutti questi motivi il futuro sembra più che mai incerto per i giovani di Tirana. La disputa su chi sia meglio tra Rama e Berisha dura diversi minuti tra i ragazzi intervistati, che li dipingono come due personaggi che si “sostengono” a vicenda, alimentando l’uno l’aggressività dell’altro. Blerta riassume la situazione così: «Se ci fosse un’alternativa valida a loro due la sosterremmo volentieri. Ma non c’è. E a noi tocca metterci a contare i danni provocati da entrambi per scegliere il “meno peggio“».
Intanto per venerdì 4 febbraio è stata indetta una nuova protesta dell’opposizione e si temono ancora violenze.

Chi è Geri Zheji Ballo

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