SIRIA: Alois Brunner, il volenteroso carnefice degli Assad

alois brunner - picture alliance/dpa

Un filo rosso porta dalla Germania nazista alla Siria di Assad. È quello delle tecniche di tortura. Questo filo ha un nome e un cognome, anzi due: Georg Fischer, alias Alois Brunner. E ne ha uno anche la sua invenzione più apprezzata dai servizi segreti siriani: la chiamano al-kursi al-almani, la “sedia tedesca”. Herr Brunner, già Hauptsturmführer delle SS e braccio destro di Adolf Eichmann, la fece conoscere nella Siria di Hafez Assad, dove si era nascosto dopo la guerra per sfuggire alla giustizia e ai cacciatori di teste. Di recente un ex agente dei servizi segreti tedeschi ha confermato che Brunner è morto nel 2010 per cause naturali a Damasco. Aveva 98 anni. La guerra civile in corso però impedisce di avere la certezza definitiva. Ma la sedia tedesca continua a essere impiegata da Assad figlio contro ribelli e jihadisti.

Ex agente SS offresi per consulenze tecniche

Via George Haddad numero 7, Damasco. Una facciata gialla e anonima dietro il cancello in ferro battuto, sul tetto un allevamento di conigli. Li tiene l’inquilino del terzo piano, per i vicini è un pensionato austriaco di nome Georg Fischer. Ogni giorno alle dieci esce per una passeggiata sul viale alberato, verso l’ambasciata britannica. Una volta a settimana va al suq al-Hamidiye, vicino alla moschea degli Omayyadi, a comprare verdura. Qualcosa di strano però c’è. Gli manca un occhio e quattro dita di una mano. E gli agenti delle mukhabarat, la polizia segreta, che lo scortano kalashnikov in pugno. Il regime lo protegge.
Brunner riesce a fuggire dall’Europa nel 1954 con un passaporto falso della Croce Rossa. Sulla sua testa c’è una condanna a morte per la deportazione di 130mila ebrei. Alla fine della guerra si è dileguato grazie a un’omonimia: al suo posto gli alleati hanno fermato un tal Anton Brunner. Tappa a Roma, poi l’Egitto. Qui inizia un traffico di droga e armi. L’effimera Repubblica Araba Unita di Nasser gli permette di raggiungere la Siria nel ’58. Inizia allora una strana collaborazione con i servizi segreti dei due paesi. Aiuta ad addestrare i reparti di sicurezza egiziani, fa da consulente per l’acquisto di 2mila microspie dalla Germania Est. E introduce la “sedia tedesca” in Siria.

La sedia tedesca

Una sedia di metallo composta di parti mobili. La vittima è legata polsi e caviglie. Lo schienale viene spostato indietro lentamente. Centimetro dopo centimetro la spina dorsale scricchiola, si estende in angolazioni innaturali. Una pressione insostenibile su arti e collo. Fame d’aria. Un supplizio che trova nello squartamento medievale il suo progenitore: i quattro arti legati a altrettanti cavalli che tirano in direzioni diverse. Allora capitava che le bestie si stancassero prima che nervi e tendini cedessero, e doveva pensarci il boia con l’ascia. Invece il congegno importato da Brunner è più chirurgico, non porta alla morte. La vittima non ha via d’uscita, deve confessare. Al massimo sviene. Gli aguzzini hanno tutto il tempo del mondo.
Non è solo la “perizia” e la piena collaborazione col regime a garantire all’ex SS la protezione incondizionata per 60 anni. C’è un problema di fondo: se Assad sceglie di estradarlo perde il controllo del suo apparato di sicurezza interna. Chi degli sconosciuti aguzzini potrà ancora essere sicuro di non dover mai pagare per le proprie azioni, se persino il più illustre di loro può essere sacrificato per convenienza politica? Si aprirebbe così la strada alla defezione, alla perdita di controllo del territorio.

Dalla Hama di Hafez alla Dar’a di Bashar

Amnesty inizia a raccogliere testimonianze dai sopravvissuti a questa tortura nel 1984. Assad padre ha dovuto fronteggiare la rivolta di Hama solo due anni prima. Fu la sommossa popolare più pericolosa per il regime fino al marzo del 2011. Repressa nel sangue, la città assediata dai carri armati che ne rasero al suolo buona parte. Così le mukhabarat aggiornano l’armamentario. Provano anche a costruire una variante “siriana” della sedia, ma non funziona bene: rompe le vertebre troppo in fretta. Non era il primo consiglio che Assad chiedeva a Brunner.
Nel suo Il martirio di una nazione Robert Fisk, il corrispondente dal Medio Oriente per il Times prima e l’Independent poi, racconta che dopo un bicchiere di troppo Fischer-Brunner rivelò a un amico di aver istruito i servizi siriani sull’uso di un’altra macchina per gli interrogatori. Si trattava di una ruota dove il prigioniero, legato, veniva frustato con cavi elettrici. Una pompa automatica spruzzava acqua sulle ferite per riaprirle a intervalli regolari. Il suo nomignolo è dullab, copertone.
Sia la “sedia tedesca” che il dullab sono regolarmente usate oggi nella Siria di Bashar Assad. Le testimonianze, raccolte sempre da Amnesty, risalgono già all’ottobre del 2011. Sono gli abitanti di Dar’a, la città del sud del paese dove erano iniziate le manifestazioni, a farne le spese per primi. E con nuove varianti. Racconta Mousa, 26enne venditore di profumi e attivista pro-riforme, che mentre subiva la tortura della sedia tedesca i poliziotti lo colpivano con scariche elettriche.

Foto: picture alliance/dpa

Chi è Lorenzo Marinone

Giornalista, è caporedattore area Medio Oriente di East Journal. Collabora su Medio Oriente e Nord Africa con il Centro Studi Internazionali e con Osservatorio di Politica Internazionale. Master in Peacekeeping and Security Studies a RomaTre. Su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere.

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2 commenti

  1. Wolf MURMELSTEIN

    E’ opportuno precisare che pure quel tale ANTON BRUNNER era un bruttoi criminale SS che però non faceva parte dello staff di Eichmann. Per quanto so, Anton Brunner venne condannato da un tribunale austriaco per la sua attività nella Gestapo.

  2. Volonteroso quanto volesse, ma a novant’anni, più che godersi la pensione non è che facesse gran che.

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