ROMANIA: Sconfitto Ponta. Iohannis nuovo presidente

Klaus Iohannis sarà il nuovo presidente della Romania. Leader dell’Alleanza Cristiano Liberale, unione dei due principali partiti nazionali di centrodestra (PNL e PD-L), esponente della minoranza tedesca che vive in Transilvania e sindaco di Sibiu, Iohannis ha battuto inaspettatamente il primo ministro Victor Ponta, dato per favorito dai sondaggi. L’affluenza è stata del 63.95%, circa dieci punti percentuali in più rispetto al primo turno. Secondo gli ultimi risultati parziali Iohannis avrebbe ottenuto il 54.66% dei voti, contro il 45.33% di Victor Ponta.

Iohannis è sindaco di Sibiu sin dal 2000, e nel 2007 la città è stata nominata Capitale Europea della Cultura, grazie al lavoro di ristrutturazione del centro storico, di attrazione di investimenti esteri e dello sviluppo del turismo internazionale. Iohannis è un esponente della minoranza sassone che in Romania costituisce lo 0.19% (raggiungendo a Sibiu l’1.1% della popolazione cittadina) e che nel Paese gode di buona reputazione. Fino al 2013 ha guidato il Forum Democratico dei Tedeschi di Romania, il partito che generalmente riesce a occupare il seggio riservato alla minoranza tedesca nella Camera dei Deputati e che agisce in linea con il Partito Nazional Liberale (PNL). Nel 2013 Iohannis ha aderito direttamente al PNL e dopo che ad inizio 2014 il partito ha tolto il sostegno al governo Ponta viene nominato leader ad interim, sostituendo il dimissionario presidente del Senato Crin Antonescu. In occasione delle elezioni europee il PNL si è avvicinato al PD-L, partito di origine del presidente Băsescu che se ne è però allontanato da diverso tempo, e in occasione delle presidenziali i due soggetti hanno dato vita ad un’unica lista a sostegno di Iohannis: l’Alleanza Cristiano Liberale.

Domenica 16 novembre il secondo turno delle elezioni presidenziali  ha fatto seguito alla tornata del 2 novembre, caratterizzata dalla mala gestione del voto dei romeni residenti all’estero, molti dei quali non sono stati in grado di votare, nonostante le code chilometriche che si sono create al di fuori delle sedi diplomatiche. Numerose manifestazioni si sono sviluppate sia all’estero sia in Romania per denunciare lo scarso numero di seggi assegnati a Paesi nei quali risiede una gran numero di cittadini romeni emigrati (Moldavia, Germania, Italia…), per non aver prolungato gli orari di apertura dei seggi in tali Paesi e per il fatto che nelle principali città universitarie le schede fossero insufficienti, dirottando numerosi elettori verso altri seggi. Dopo le  proteste sviluppatesi all’estero e nel Paese, supportate anche dal presidente uscente Băsescu, il ministro degli esteri Titus Corlățean si è dimesso e lo stesso giorno ha giurato Teodor Meleșcanu, ex direttore dei servizi segreti che aveva corso al primo turno come indipendente. Indipendentemente da ciò la gestione del secondo turno non è migliorata e le code davanti ad ambasciate e consolati sono diventate ancora più lunghe, nuovamente a molti cittadini non è stato permesso di votare, e in numerose città (Parigi e Torino in particolare) le forze dell’ordine sono dovute intervenire per sedare le proteste, usando anche gas lacrimogeni.

Secondo i sondaggi, gli analisti e gli opinionisti, la vittoria del primo ministro Victor Ponta, leader del Partito Social Democratico era certa, tenuto conto anche dei risultati alle elezioni europee di maggio, in cui la coalizione guidata dal PSD ha ottenuto il 37% dei voti. Altro fattore chiave che aveva portato a credere in una facile vittoria di Ponta è stato il referendum, tenutosi nel 2012, per le dimissioni del presidente Basescu, che pur non avendo raggiunto il quorum aveva mostrato di favorire la linea politica del primo ministro; da allora il clima di conflitto istituzionale tra le due cariche dello Stato era sembrato aver favorito sempre più Ponta.

I primi exit poll hanno mostrato sin da subito un testa a testa tra i due candidati, segnalando spesso in vantaggio Iohannis. Dopo poche ore il Primo Ministro ha riconosciuto la propria sconfitta con questo messaggio: “Voglio ringraziare tutti i romeni che sono venuti a votare. Voglio dire che il popolo ha sempre ragione. Ho chiamato il signor Iohannis e mi sono congratulato per la sua vittoria”. Poco dopo tale dichiarazione, si è diffusa la notizia delle dimissioni da parte di Ponta dalla carica di primo ministro, il quale ha presto dichiarato: “Sono diventato primo ministro sostenuto dalle persone e dalle forze politiche e se ad un certo punto, e non è questo il caso, tali forze dovessero richiedermele, non esiterei a fare un passo indietro, ma questo non è successo e io non penso ci sia bisogno di ciò ora. Nego categoricamente le mie dimissioni“. Ponta ha successivamente negato di voler formare un nuovo governo, basato su una maggioranza allargata ai partiti che hanno sostenuto Iohannis nella corsa presidenziale.

Sin dalla chiusura delle urne si sono sviluppate manifestazioni nelle principali città del Paese, per protestare contro la gestione del voto estero, che secondo i sostenitori di Iohannis avrebbe favorito Ponta, poiché la maggioranza delle comunità emigrate, a cui è stato impedito il voto, avrebbero favorito il candidato cristiano-liberale. Dopo la diffusione degli exit poll e dei primi risultati i sostenitori di Iohannis si sono ritrovati in Piaţa Universităţii a Bucarest, dove lo stesso candidato si è recato per incontrarli, mentre diversi scontri si sono sviluppati nelle zone limitrofe con i sostenitori di Ponta. Numerose delle bandiere presenti in piazza erano quelle diffusesi durante Rivoluzione Romena del 1989, con la parte centrale (originariamente occupata dal simbolo della Repubblica Socialista) asportata, simbolo che molti dei voti per Iohannis sono stati probabilmente dei voti contro il PSD, ritenuto come l’erede del Partito Comunista di Romania, e contro lo stesso Ponta.

Foto: @vladnastasiu, twitter

Chi è Nicolò Bondioli

Studia Scienze politiche, studi internazionali e governo delle amministrazioni, curriculum in Politica e Integrazione Europea, presso il dipartimento di Scienze politiche, giuridiche e studi internazionali dell'Università degli Studi di Padova. Lavora a una tesi sulla tutela delle minoranze etnico-linguistiche in Romania e per questo motivo svolge un Erasmus di un anno a Cluj Napoca, in Transilvania. Parla inglese, spagnolo e francese.

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