TURCHIA: Quando i curdi tifano per l'ISIS, il caso di Hüda-Par

L’Hüda-Par (acronimo di Hür Dava Partisi, Partito della giusta causa) è uno dei tanti partiti politici minori della Turchia, incapaci di superare l’altissima soglia di sbarramento del 10% necessaria per entrare nel parlamento di Ankara. Escluso in questo modo dalle principali istituzioni, l’Hüda-Par è quindi del tutto sconosciuto alla gran parte del pubblico italiano. Eppure ci sono alcune buone ragioni per cui meriterebbe di ricevere una maggiore attenzione da parte della stampa internazionale. Il partito infatti ha una doppia natura contemporaneamente curda e islamista, ha storici legami con l’universo del terrorismo di matrice fondamentalista, e soprattutto ha avuto un ruolo importante negli scontri che hanno insanguinato il sud-est della Turchia nelle ultime settimane. Senza dubbio alcuno è il più estremista tra i partiti legalmente attivi in Turchia.

L’Hüda-Par è in realtà un partito molto giovane, ma la sua storia politica arriva da molto più lontano. Il partito affonda le sue radici nell’Hizbullah curdo (Kürt Hizbullahı, anche abbreviato in KH), un’organizzazione militante sunnita che non deve essere confusa con il quasi omonimo movimento sciita libanese. Nel corso degli anni ’80 e ’90, i miliziani islamisti di Hizbullah affrontarono i marxisti del PKK in una vera e propria guerra civile tra fazioni curde nel sud-est della Turchia. Benché l’obiettivo di Hizbullah fosse ufficialmente quello di creare uno stato islamico nelle regioni a maggioranza curda della Turchia, spesso e volentieri Hizbullah fu usato – e si dimostrò disposto a farsi usare – dallo stato turco in funzione non solo anti-comunista, ma anche anti-indipendentista.

Nel 2002 Hizbullah cessò di esistere come organizzazione militare, e da quel momento i suoi dirigenti tentarono più volte di riciclarsi nell’attività politica legale. Per 10 anni i tentativi di ripulire la propria immagine e costruirsi una nuova rispettabilità non ottennero grandi risultati, fino alla fondazione dell’Hüda-Par il 17 dicembre del 2012. Il partito è chiaramente ispirato ai valori di Hizbullah, e persegue con mezzi legali gli stessi obiettivi del vecchio gruppo terroristico.

L’Hüda-Par si propone due obiettivi principali. Il primo è quello di ottenere l’autonomia culturale e amministrativa delle regioni curde della Turchia. A questo fine l’Hüda-Par invoca il riconoscimento costituzionale della lingua curda e il suo utilizzo nelle istituzioni pubbliche, il rafforzamento delle amministrazioni locali a scapito del governo centrale, e l’abolizione della soglia di sbarramento al 10%. Il secondo obiettivo è l’islamizzazione in senso fondamentalista dello stato e della società: piuttosto preoccupanti sono le richieste di criminalizzare l’adulterio, e di riconoscere come validi i matrimoni religiosi – cosa che potrebbe equivalere ad una legalizzazione della poligamia. In questo modo il partito ha la possibilità di rivaleggiare con i due principali avversari politici dell’area, cioè la sinistra filo-curda dell’HDP e l’AKP. Ai primi l’Hüda-Par sperava di sottrare l’egemonia sull’elettorato nazionalista curdo, deluso dagli scarsi successi dei tradizionali partiti di sinistra. Dall’altra parte l’islamismo senza compromessi dell’Hüda-Par supera di gran lunga il conservatorismo di Erdoğan e mira a trovare le simpatie della parte più religiosa e reazionaria della popolazione curda.

Le elezioni amministrative del 30 marzo 2014 hanno rappresentato il primo banco di prova per l’Hüda-Par. I risultati sono stati decisamente miseri, con il partito fermo allo 0,23% a livello nazionale e percentuali modestissime anche nelle regioni a maggioranza curda. Nonostante le percentuali da prefisso telefonico, che dimostrano quanto la società sia malgrado tutto lontana da certe posizioni estremiste, il partito nato da Hizbullah ha trovato modi diversi per fare parlare di sé.

Ad allarmare più di ogni altra cosa è stata la sezione femminile del partito (Kadın kollari), distinta da quella maschile. Nelle riunioni femminili dell’Hüda-Par, rigorosamente frequentate solo da donne, la maggioranza delle presenti – oratrici comprese – porta il çarşaf, un velo nero che copre tutto il corpo, simile allo chador iraniano. Se questo non bastasse, moltissime di queste donne hanno anche il volto coperto. Se comportamenti di questo tipo non sono di certo la norma in Turchia, neppure tra la popolazione religiosa e praticante, è ancora più impressionante che ciò avvenga nel corso di comizi pubblici, il cui tono lascia pochi dubbi. In un paese come la Turchia, dove l’elezione alla presidenza di un uomo la cui moglie porta il semplıce türban ha in passato costituito un problema politico, un simile livello di radicalismo religioso non si era mai visto, almeno nel quadro di un partito legalmente riconosciuto. L’abbigliamento delle donne del partito non è ovviamente che l’esempio più evidente di un discorso politico di matrice apertamente integralista.

Le recenti e tragiche vicissitudini del confine turco-siriano hanno infine portato alla ribalta il nome di Hüda-Par, confermando le peggiori aspettative possibili. Nel corso dei sanguinosi scontri delle ultime settimane, i militanti del partito hanno affrontato i simpatizzanti del PKK e del YPG. La Turchia sud-orientale è sembrata rimpiombare nell’incubo degli anni ’90, quando fazioni curde marxiste e islamiste si combattevano senza tregua nelle città e nelle campagne. In alcune circostanze uomini dell’Hüda-Par hanno anche dimostrato una preoccupante simpatia verso l’ISIS, che non dovrebbe stupire se si tiene conto delle radici estremiste e terroristiche di Hizbullah, di cui l’Hüda-Par è un’emanazione. Anche se non ci sono prove di legami diretti tra l’Hüda-Par e l’ISIS, è non di meno evidente una certa consonanza ideologica tra i due movimenti. Il fattore rappresentato da un movimento fondamentalista curdo nella Turchia sud-orientale dovrebbe essere seriamente preso in considerazione dal governo turco e dalla comunità internazionale nel quadro del conflitto siriano e iracheno. Lo scarsissimo peso elettorale dell’Hüda-Par non può essere di certo una garanzia sufficiente, dal momento che il radicalismo religioso professato dal partito ha poco a che spartire con una visione democratica dei processi politici.

FOTO: İlke Haber Ajansı

Chi è Carlo Pallard

Laurea magistrale con lode in Scienze storiche presso l'Università degli studi di Torino, con tesi dal titolo "Da impero a nazione. Ziya Gökalp e la nascita della Turchia moderna". È autore, assieme a Matteo Bergamaschi, del volume Dire io. Sulla questione identitaria del mondo post-moderno, Aracne editrice, Roma 2012. Parla turco, inglese e azero. E' nato a Torino nel 1988.

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