Russia: Il sostegno al Donbass tra aiuti umanitari e marce pacifiste

La politica estera autoritaria attuata da Putin, soprattutto nella questione ucraina, garantisce la stabilità del suo potere in Russia. Le vicende della regione del Donbass non lasciano indifferenti i “cugini” russi, che, anche se in forma contenuta, traducono il loro interesse in gruppi umanitari di aiuto e marce cittadine, come quella pacifista di domenica 21 settembre. 

Da MOSCA – Le elezioni nei trenta governatorati russi di domenica 14 settembre hanno, come previsto, largamente riconfermato il partito di Vladimir Putin, Edinaja Rossija, alla guida della politica interna della Federazione. Ha vinto in 28 oblasti su 30, con, in media, il 65% delle preferenze degli elettori (fonte Izvestija). Ad alimentare una popolarità e un sostegno tale al presidente tra i suoi elettori, in primo luogo, è la sua politica estera autoritaria, che non scende a facili compromessi nella scena diplomatica internazionale.

La questione ucraina è troppo vicina, geograficamente e storicamente, all’opinione pubblica russa perchè le sue vicende non la condizionino internamente. Da un lato la tragedia che sta vivendo il popolo ucraino tocca intimamente i cugini russi, dall’altro le loro rivolte interne spaventano: un sondaggio del centro Levada (istituto non governativo di sondaggi) riportato da Novye izvestija osserva che l’86% della popolazione russa non parteciperebbe ad una protesta, intimorita dalla potenziale ripetizione degli eventi tragici di piazza Maidan. Lo stesso giornale ha intervistato la presidente dei comitati delle madri dei soldati, Valentina Mel’nikova: i membri dell’esercito russo che hanno finora perso la vita in Ucraina sono 122, ma a differenza della guerra in Cecenia, l’attuale è percepita come “virtuale”, “ermetica”, distante dalla realtà, poichè gli stessi media la riproducono così, ha spiegato la Mel’nikova (Novye Izvestija). La vicinanza “spirituale” alla tragedia ucraina si traduce così in un discreto ma contenuto sostegno e interesse attivo della popolazione russa, come nel caso della recente Marcia della Pace e dei gruppi di sostegno Russkij Vybor (Scelta Russa). Costituitisi lo scorso 5 maggio e riconosciuti ufficialmente il 9 settembre dalla Federazione Russa come organizzazione autonoma senza scopo di lucro, raccolgono beni di prima necessità (dai medicinali, agli alimentari, all’abbigliamento) e li consegnano regolarmente nelle zone dell’Ucraina gestite dai separatisti, benchè il ministro ucraino ai servizi di sicurezza Valentin Nalivajčenko li abbia condannati, etichettandoli come “invasione, irruzione” non richiesta (Novye Izvestija). Ogni giorno dalle ore 12 alle 22 gli stand dell’associazione a Mosca raccolgono questi articoli presso la stazione metro Akademičeskaja e nel parco di Vorob’ëvye Gory. Finora, afferma il sito internet dell’organizzazione, sono stati trasportate oltre 100 tonnellate di prodotti umanitari.

La Marcia della Pace (Марш Мира) invece, tenutasi a Mosca e in contemporanea in altre città russe domenica 21 settembre, si è tradotta, in piazza Puškin, in un ridotto (per una capitale di oltre 10 milioni di abitanti) corteo di manifestanti che, piuttosto che invocare pacificamente la fine dei conflitti in Ucraina, chiedeva a gran voce il definitivo distacco delle regioni di Donetsk e Lugansk, definite in uno degli slogan ripetuti durante la manifestazione “città russe”. L’Ucraina, nella cartina geopolitica, per i manifestanti non esiste più: “Украины больше нет” (l’Ucraina non esiste più) è stato uno dei motti più spesso ripetuti. Al posto di bandiere e simboli della pace, hanno sventolato durante la marcia bandiere ucraine e della auto-proclamata repubblica di Lugansk. Ha presenziato anche un discreto numero di sostenitori del partito Jabloko (letteralmente Mela, partito democratico che non ha preso alcun seggio alla neoeletta Duma della città di Mosca): il suo leader Grigorij Javlinskij in un’intervista a Novaja Gazeta il giorno prima delle elezioni ha richiamato l’attenzione sulla questione ucraina, facendo intendere che una riconferma di Edinaja Rossija non avrebbe affatto garantito una rapida soluzione del conflitto ucraino. Molti i passanti che hanno osservato da fuori la manifestazione senza prenderne parte, massiccia invece l’invasione di fotografi, giornalisti, polizia e agenti OMON (unità speciali antiterrorismo russe).

Chi è Martina Napolitano

Dottoranda in Slavistica presso l'Università di Udine e Trieste, per EaST Journal scrive principalmente di Russia e cura la rubrica Linguae.

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Un commento

  1. ….ah ma allora i 50.000 scesi in piazza a manifestare su 145.000.000 di russi e 12.000.000 di moscoviti hanno pure manifestato per l’indipendenza delle regioni del Donbass, curioso mi sembrava di aver letto diversamente….e che Putin dopo questa manifestazione era in grave difficoltà.
    Anche i telegiornali e i siti ansa e altri media hann passato la notizia come un grosso grattacapo per Putin, meno male perché Putin ne ha già abbastanza di grattacapi uno in meno, non fa male.

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