ROMANIA: Vietato fare l'autostop

Chi ha viaggiato in Romania si sarà sicuramente accorto della presenza sulle strade di un colorito miscuglio fra nostalgiche reminiscenze del passato, carretti trainati da cavalli e vecchie Dacia, e lussuosi SUV con vetri oscurati, simbolo dei nuovi ricchi. Accanto al traffico, sulle malconce strade romene, non saranno passati inosservati i numerosi autostoppisti intenti ad accaparrarsi un passaggio. La Romania infatti, fino a poco tempo fa, era uno dei paesi europei dove questo sistema di movimento era più diffuso. In alcuni casi non era raro trovarsi a dover far la fila per sperare in un passaggio. In città, ma anche nei villaggi e in campagna, non era difficile vedere giovani e anziani, anche intere famiglie, sostare a fianco della strada facendo il tipico segno internazionale dell’autostop, o quello più local con il palmo della mano aperto e rivolto verso il basso, mentre con il movimento della mano si avvertiva il conducente di rallentare.

Probabilmente queste scene rimarranno episodi del passato, infatti, il governo romeno, presieduto dal socialista Ponta, il 26 agosto ha avallato un decreto legge che vieta ad autisti sprovvisti dei regolari permessi di caricare passeggeri sconosciuti sulla propria vettura. Le multe ricadranno sul guidatore e vanno dai 1.000 ai 5.000 lei [250-1200 euro], non proprio bazzeccole.
La legge ora dovrà passare in parlamento dove potrà essere anche bocciata, ma la tenacia con cui il Ministro dei Trasporti la difende rendono più che probabile l’avvio della “caccia all’autostoppista”. Il Ministero infatti ha già tentato altre volte, dicembre 2013, di emanare leggi per vietare l’autostop. Obiettivo dichiarato è quello di fermare il mercato nero, che secondo il Ministro danneggia le compagnie di trasporto e lo Stato.

Effettivamente più che di autostop in Romania si può parlare di “car-sharing”. Metodo che ormai da un paio d’anni ha preso piede in molti paesi occidentali. Si condivide il mezzo, si dividono le spese, si fa il viaggio in compagnia. Il tutto attraverso il web e le applicazioni ad hoc. In Romania avveniva più o meno la stessa cosa, solamente che invece del web l’incontro fra autista e passeggero avveniva lungo la strada. Era infatti usuale che il passeggero lasciasse una “mancia”, una sorta di contributo spese al guidatore. Certo non era obbligatorio, alcuni passaggi potevano essere gratuiti, in altri casi invece ci si accordava sul prezzo prima di partire, dipendeva dall’autista.

L’autostop è diventato così in Romania un vero e proprio mezzo di trasporto alternativo e condiviso. Entrato in voga quando la crisi economica degli anni ottanta costringeva i cittadini a piccoli gesti di solidarietà, è rimasto diffuso fino ai nostri giorni, fino a quando il governo Ponta non ha deciso di vietarlo. Il premier ha voluto ribadire che l’obiettivo della legge è fermare tutte quelle persone che quotidianamente offrono passaggi, creandosi una sorta di lavoro nero che danneggia i mezzi di trasporto. I cittadini però non l’hanno presa molto bene, anche perché il sistema di trasporto pubblico e privato in Romania lascia a desiderare: prezzi alti, ritardi costanti e tratte infrequenti. Così per i semplici cittadini l’autostop era un mezzo veloce ed economico che permetteva di giungere a destinazione spesso molto prima dei lenti ed obsoleti trasporti pubblici.

La legge ha già prodotto molte discussioni nella società romena. C’è chi difende l’autostop come un “diritto umano”, chi come il capo della Polizia non nasconde critiche e avverte sull’impossibilità di avviare controlli a causa del basso organico. Per il momento però la Romania rischia di essere bandita dalla Guida Galattica per autostoppisti.

Chi è Aron Coceancig

nato a Cormons-Krmin (GO) nel 1981. Nel 2014 ho conseguito all'Università di Modena e Reggio Emilia il Ph.D. in Storia dell'Europa orientale. In particolare mi interesso di minoranze e storia dell'Europa centrale. Collaboro con il Centro Studi Adria-Danubia e l'Istituto per gli incontri Culturali Mitteleuropei.

Leggi anche

Cronache dalla Romania, il paese senza campi da tennis in erba che vince a Wimbledon

In Romania sono giorni politicamente caldi, ma non interessa a nessuno. Tutti si godono ancora il successo di Simona Halep a Wimbledon.