TURCHIA: Erdogan propone un rilancio per l'adesione UE, ma è opportunismo

Si è svolto lo scorso 21 luglio a Roma, presso la Farnesina, l’incontro fra il ministro degli Esteri italiano Federica Mogherini e il neo ministro degli Affari europei della Turchia, Mevlüt Cavusoğlu. Tema centrale del colloquio è stato il rilancio dei negoziati per promuovere il processo di adesione della Turchia nell’Unione Europea, ma non sono mancati riferimenti alla situazione mediorientale e all’esigenza di trovare quanto prima un modo per porre un freno al flusso di violenza che Israele sta riversando su Gaza in queste settimane.

L’Italia, da sempre schierata a favore dell’ingresso del vicino turco all’interno dell’UE, aveva recentemente rinnovato il suo impegno per un rilancio delle trattative proprio grazie all’occasione offertagli dal semestre di presidenza del consiglio dell’Unione Europea.

Il percorso di adesione della Repubblica erede dell’Impero Ottomano all’interno del progetto Europa è ricco di contraddizioni, battute di arresto e riprese, che certamente hanno scoraggiato l’opinione pubblica turca sulla effettiva possibilità che il proprio paese possa infine venire accettato. A titolo di esempio, si pensi che la Turchia è stato l’unico paese a firmare un accordo di unione doganale con l’Unione Europea come premessa per una sua imminente inclusione, tutt’ora non avvenuta nonostante l’entrata in vigore dell’accordo. Era il 1995.

La situazione ad oggi appare essere in stallo, con la decisione di alcuni paesi europei e in particolare della Francia e del governo greco-cipriota (al quale il ministro Cavusoğlu si è riferito simbolicamente con l’appellativo di “amministrazione”) di “congelare” il percorso di inclusione turco, frenando di fatto l’avanzamento dei negoziati avendo bloccato rispettivamente il capitolo 17 (sulla politica economica e monetaria) e i capitoli 15 e 26  (relativi all’energia e all’istruzione e cultura).

Da un punto di vista politico-strategico, ciò che colpisce è la ferma volontà dell’AKP (Adalet ve Kalkınma Partısı, il partito al governo riconfermato questa primavera) nel porsi come il partito più europeista che la Turchia abbia mai sperimentato; è infatti proprio questo attore politico, accusato dai suoi avversari di eccessiva apertura nei confronti dell’ambiente religioso, ad aver formalmente iniziato e portato avanti le trattative per l’ingresso nell’UE in questi anni.

Questo atteggiamento è stato spesso enfatizzato in momenti nei quali l’appoggio dell’opinione pubblica estera poteva fornire sostegno alle politiche promosse all’interno del paese: non è infatti un caso che alla vigilia delle elezioni presidenziali previste per il 10 agosto il premier turco Recep Tayyip Erdoğan abbia definito il 2014 come “l’anno della UE in Turchia”, preannunciando un “piano d’azione nazionale per il processo di adesione della Turchia” con lo scopo di rilanciare i negoziati e proseguire sul percorso dell’armonizzazione fra le due parti contraenti.

Sebbene l’Unione Europea sembri portare avanti un esasperante processo di negoziazione con la Repubblica turca (unica nazione peraltro ad aver subito questo destino fatto di così tanti scatti e frenate sul percorso di adesione), lo stesso governo dell’AKP sembra aver imparato bene quando conviene sfruttare la propaganda europeista (specialmente quando questa riguarda interessi economici) e quando è invece bene tenerla lontana dagli affari politici: non bisogna infatti dimenticare che, nonostante ufficialmente nessun politico del partito di governo abbia mai messo in discussione la volontà del proprio paese di aderire all’UE, durante le manifestazioni di Gezi Parkı la brutalità e la violenza che la polizia ha dimostrato verso i proprio cittadini possono essere presi come esempio del fatto che Erdoğan ha in realtà smesso di riporre troppa fiducia su un esito positivo dei negoziati a breve termine, o che in ogni caso non ha più intenzione di scendere eccessivamente a patti allo scopo di farsi accettare.

Chi è Chiara Bastreghi

Laureata presso l'Università degli Studi di Torino nel corso Global Studies con indirizzo Medio Oriente (Facoltà di Scienze Politiche) con una tesi sulla questione identitaria turca, dal titolo "Kemalism and Neo-Ottomanism, a comparison: the two ideologies in light of the Syrian Civil War". Nata a Siena il 27 marzo 1987.

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