BIELORUSSIA: Lukashenko, i brogli e la piazza. Presto avvolti dall'oblio

di Matteo Zola

Lukashenko è un dittatore vecchio stampo, ha ancora bisogno del voto – pilotato, estorto, imbrogliato – per legittimarsi al potere. E’ uno di quei dittatori per nulla cari (ma, in certo senso, tipici come quelle zuppe d’aglio) all’Europa orientale, col cappello da generale a larghe tese, condottiero del popolo e che quindi, di quel popolo, ha bisogno l’investitura. Il crollo dell’Unione Sovietica ha lasciato in Bielorussia un simulacro della storia, un omino feroce con tanto di baffetti, un tiranno da tre soldi, sempre in bilico tra le potenze che provano ad opprimerlo e l’oppressione che lui stesso esercita sul suo popolo. Eppure quello che Lukashenko ha ottenuto ieri è il quarto mandato. Dal 1994 governa il Paese col pugno di ferro, ma dell’impermeabilità della Cortina è rimasto poco e ad ogni elezione infiltrati occidentali fanno il possibile per mettere in difficoltà l’illuminato governo. Illuminato, già, come ebbe a dire il nostro primo ministro, Silvio Berlusconi, quando in visita a Minsk -primo tra i governanti europei- ebbe a dire: “L’amore del popolo bielorusso per il presidente Aleksandr Lukashenko si vede dai risultati elettorali che sono sotto gli occhi di tutti”.

L’amato leader Lukashenko si è trovato ieri in piazza migliaia di manifestanti, mobilitati dall’opposizione che (come sempre in questi casi) gode del supporto dell’intelligence “occidentale”. Centinaia gli arresti tra i manifestanti, tra i quali anche quattro candidati dell’opposizione: Andrei Sannikov, Nikolai Statkevitch, Rygor Kastussev e Vitali Rymachevskii. Per disperdere la folla l’amato leader ha scatenato i reparti antisommossa. Non è riuscito a evitare che si ripetesse quanto avvenne nel 2006, quando trentamila persone si trovarono nello stesso posto per chiedere la sua cacciata accusandolo, anche allora, di aver conquistato il terzo mandato presidenziale a suon di brogli. Lukashenko allora disse, davanti a un seggio: “Vedrete, questa sera non ci sarà nemmeno un manifestante in piazza”. Questa volta non ha ripetuto la gaffe, e in piazza ci ha mandato i mezzi blindati.

Certo un lieve calo nelle preferenze c’è: Lukashenko ha vinto ufficialmente con il 79,67% delle preferenze. Nel 2006 si affermò con l’83%. Un’erosione del consenso che testimonia come i brogli organizzati dal Kgb (così ancora si chiama il servizio segreto bielorusso) non siano più quelli di prima. Il tempo passa e la pressione su Lukashenko aumenta, anche se il rischio è quello di cadere dalla padella alla brace. Nella nuova spartizione dell’Europa orientale, la Bielorussia rientra a pieno titolo nell’orto di casa russo. E non è che Putin sia un campione di democrazia. I sogni “europei” dell’opposizione sono destinati a rimanere tali: basta guardare all’Ucraina, sedotta e abbandonata dall’occidente, e che oggi vive la restaurazione autoritaria e filoussa di Yanukovich, per capire che al di là del limes polacco è casa d’altri.

Se l’atteggiamento di Berlusconi, che avalla i peggiori dittatori del pianeta con misere battute, può considerarsi grave, ancor peggiore è quello dell’Unione Europea -ente che dovrebbe godere di una certa credibilità. Bruxelles infatti, dopo aver chiuso il mercato europeo a Minsk, ha temuto che questa potesse infine rivolgersi a Mosca, riprendendo così a commerciare con la Bielorussia in barba alla decisione del Parlamento stesso. Berlusconi fu il primo leader europeo ad andare da Lukashenko, ma già da tempo membri dell’Unione intrattenevano rapporti economici col regime. Lukashenko, consapevole della sua posizione di pericolo, gioca su entrambi i tavoli (quello russo e quello europeo) con invidiabile equilibrismo. Il tiranno “bizzarro” (come lo definisce un cablogramma di Wikileaks) potrà continuare a governare finché l’intervento esterno non sarà sensibile. Da tempo la Polonia, che in Bielorussia ha una sua cospicua minoranza sempre vessata, chiede un intervento diretto. Ma se l’Occidente rovesciasse il regime, come reagirebbe la Russia? Una Russia che bisogna tenersi buona, amica e alleata nella guerra del gas. Certo il Cremlino non ha fretta, Difficilmente Lukashenko potrà resistere a lungo, e il corpo del nemico passerà sul fiume.

Queste elezioni, e la brutale ferocia di un regime totalitario, ricordano a tutti che il destino della Bielorussia non potrà essere europeo. Domani i giornali si dimenticheranno di Minsk, della piazza, della democrazia, e tutti (regimi autoritari, democrazie controllate, democrazie mediatiche e liberali) potranno ricominciare a fare affari senza troppi disturbi. Con buona pace di Vladimir Nekliaev, poeta, che ieri si è preso una bastonata in faccia mentre protestava pensando ai versi di Puskin: “L’abitudine è l’anima degli stati”.

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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9 commenti

  1. Gentili amici di EastJournal,
    approfitto di questo post sulle elezioni in Bielorussia per informarvi che un paio d’ore fa degli uomini delle forze speciali hanno fatto irruzione negli uffici di Charter97.org, uno degli ultimi siti di informazione indipendente rimasti in Bielorussia.
    I giornalisti della redazione hanno fatto appena in tempo a mettere in rete la notizia dell’aggressione prima di essere arrestati. Attualmente non ci sono altre notizie sulla loro sorte:
    http://massim.wordpress.com/2010/12/20/bielorussia-irruzione-negli-uffici-di-charter97/

    Saluti e buon lavoro.

    Massimiliano

  2. Leggo con attenzione questo articolo, ritrovandomi amaramente allo scuro di tale fatto che ancora una volta il nostro sistema d’informazione bolla come di terz’ordine, come se la politica dell’Europa orientale fosse ancora trascurabile e bisfrattabile… ma al di fuori di questo, noto come ancora una volta si riproponga la stessa magagna, la solità inesattezza (imparzialità) tracotante di noi occidentali, nell’idea che la nostra struttura politica sia incondizionatamente superiore.

    Io credo di essere un conoscitore abbastanza esperto – seppur giovane – dell’universo Russia, io stesso vi sono stato e parlo un dignitoso russo, e noto come anche lei conosca bene questo mondo.
    Tuttavia, ahimè, vedo come anche lei incappa nella solita “inquisizione occidentale” secondo cui l’imputato (Lukashenko) è il cattivo, l’immorale, punto e basta. Perchè una buona volta non ci limitiamo solo a ingigantire gli aspetti autoritari – come se tutto iniziasse e finisse nell’autoritarismo – ma esponiamo anche ciò che vi è di buono e , sopprattutto, permettiamo che un popolo la possa pensare diversamente? Intendo dire, perchè non proviamo mai a metterci nei panni dei russi e comprendere come la loro storia, il loro sentimento nazionale, la Chiesa ortodossa e gli ultimi deprimenti decenni abbiano plasmato il loro pensiero politico odierno; voilà, ecco spiegata la popolarità di casa (broglio più broglio meno) di Putin e Lukashenko.
    Putin, con la sua portanza, si spiega già da solo.
    Che Lukashenko abbia il pugno duro e sia l’ultimo autocrate di stampo sovietico non lo metto in dubbio, ma c’è da riconoscerli almeno il merito di aver preservato la dignità della sua nazione, l’unica tra le repubbliche ex-sovietiche a non essersi mai venduta alla CIA, nè ad essersi abbandonata quando, dall’altra parte, era la Russia a tirare la corda: e ciò continuerà, a mio avviso, ad accadere. Per questo secondo me Luka non è un tiranno da 3 soldi – come dici tu – ma ha le spalle ben larghe, forse solo un po meno di quelle di Fidel.
    In ogni modo, la Bielorussia è storicamente e, ancor più, culturalmente legata alla Russia e da questa credo nn si distoglierà, cosiccome lo è l’Ucraina, e il misero fallimento della Rivoluzione arancione ne è la conferma.
    Per quanto riguarda l’economia di questo “povero” paese, dico solo che tanto male non è poi se è rimasto ai tempi dell’URSS, visto che paesi compari hanno visto 15 anni di regresso economico, e le campagne bielorusse sono le stesse che si vedono da Varsavia in poi…

    aspetto una tua risposta
    Saluti e Buon Natale

  3. Caro Lorenzo

    anzitutto grazie per aver voluto scrivere, e per leggerci. Mi sembra che esprimiamo punti di vista assai diversi, che riteniamo valore cose diverse. Che la Bielorussia abbia un “welfare” forte (ospedali gratuiti, pensioni garantite…) per me non viene prima del fatto che è governata da un autocrate. In ogni regime autoritario c’è qualche “bonus”, utile a mantenere il consenso, ma non sufficiente a ripagare la perdita di democrazia. Purché si tratti di democrazia pienamente realizzata.

    Se il popolo bielorusso ha scelto di rinunciare alla democrazia, la sua scelta è senz’altro rispettabile. Ma tutto il popolo bielorusso vuole Lukashenko? Evidentemente no. Non lo vogliono le migliaia di manifestanti che hanno denunciato i brogli, non lo vogliono le minoranze “etniche” del Paese. Forse che questi non hanno il diritto di esprimere dissenso?

    Spieghiamoci bene. La dignità di un popolo, per me, sta nella volontà di acquisire libertà e nel rifiuto di obbedire al reuccio di turno.

    Se davvero Lukashenko è amato dal popolo, ebbene che consenta libere elezioni (che queste non lo sono state, c’erano osservatori internazionali, e poi non ci va molto a capire che l’80% di consensi non è un dato realistico).

    Che poi i russi siano stati trattati come pezze da piedi dall'”occidente”, che ne abbiano frustrato e calpestato diritti e dignità, è verissimo. Ma Putin e Lukashenko (che trovo assai diversi tra loro) hanno cavalcato questa frustrazione per instaurare regimi (più o meno) personalistici e autoritari. Hanno manipolato il malcontento, non lo hanno risolto.

    Ribadisco: nessun problema se il popolo bielorusso la pensa diversamente, ma il consenso si costruisce attraverso retoriche cui non è facile non soggiacere. Pensa al consenso del popolo tedesco nei confronti del Reich hitleriano e, più prosaicamente, a quello degli italiani per il magnate delle televisioni. Il consenso è, sovente, estorto, prodotto tramite processi di involuzione culturale. In ogni caso, davvero, non credo che l’80% dei bielorussi ami Lukashenko. Anche se saranno senz’altro in molti. Che ne facciamo di chi “non lo ama”. E cosa diciamo riguardo a un consenso costruito ” a forza”?

    Mi rendo conto che siamo su posizioni differenti ma non credo così distanti. Hai ragione sulla frustrazione dei russi. Ma Lukashenko è una soluzione? è il futuro?

    Un caro saluto, e buon Natale anche a te

  4. Grazie a te per l’attenzione.

    Vedo che cogli appieno il problema che intandevo mettere in luce, nonchè la mia visione politica sull’argomento.

    La questione infatti (per lo più) si impernia sulla scielta “ideologica” di cosa mettere prima e cosa mettere in secondo piano; del resto l’incomprensione tra Russia e occidente si è giocata sempre su questo.
    Io sono cresciuto con uno sguardo critico e scettico sulla democrazia nel nostro sistema e non mi sono mai lasciato abbindolare dalle belle parole pronunciate su di essa..tu al contrario, evidentemente, sei uno di quei tanti che la difende a spada tratta; ma anche per me “democrazia” è un bella parola, un bell’ideale, ma la nostra è una “democrazia occidentale”, che è diverso: è il sistema che maschera e ammette la gerarchia economica e sociale, il sistema dell’ipocrisia politica e informativa, il sistema dove tutti hanno diritto di parola escluso alcuni (bollati come estremisti o proseliti di ideologie maligne), il sistema dove la protesta diviene folklore e, the last but not the list, il sistema in cui domina un solo paese – vedi USA.
    E in virtù di tutto questo, con quale pretesa la democrazia (occidentale) dev’essere superiore a tutte le altre forme politiche e pensieri politici?
    Certo tu hai elencato una serie di pecche difficilmente confutabili del sistema Lukashenko (per indicare una categoria più vasta), ma sono poi tanto peggio rispetto a quelle elencate da me?
    E dunque non è in dubbio che lo zoccolo duro del popolo russo abbia una concezione diversa da quella occidentale, e non solo per causa loro ma per colpa nostra; in merito ti riporto una frase di Sinigaglia, docente di storia e civiltà dell’Europa orientale all’Università di Genova:
    “Il “patto” che ha tenuto legata a Putin la popolazione russa è basato sul vecchio assunto, ormai consolidato in epoca sovietica, che il governo ha il dovere di garantire le condizioni minime della quotidianità, cioè il sistema sanitario, l’educazione scolastica, il lavoro. Se sono rispettate, i diritti dell’uomo, lo stato di diritto, la libertà di stampa possono passare in secondo piano”.

    E poi, a mio avviso, hai commesso alcuni errori di valutazione nelle tue parole.
    Primo, il bipolarismo è un prodotto solo delle nostre – o meglio di alcune – politiche occidentali: russi cosiccome bielorussi si sono sempre configurati unitariamente, plebiscitariamente, e se Lukashenko non ha l’80% avrà il 60 o 70% dei consensi (ciò lo potrei provare ma mi dilungherei troppo).
    Seconda cosa, si sa che il quadro politico della maggior parte dei paesi dell’est non si divide in destra, sinistra, centro (e chi più ne ha più ne metta) ma, a livello pratico, tra atlantisti e non-atlantisti (o filo-russi). E una buona parte delle proteste “di opposizione” – non tutte per carità – sanno molto di proteste “W USA and EU”, ed è del tutto legittimo ipotizzare anche che sotto ci sia la mano della CIA dato che l’est Europa per questa è un terreno molto fertile.
    Terzo, paragonare Lukashenko ai padri del totalitarismo e ai loro crimini mi sempra eccessivamente sproporzionato.

    In ogni modo riconosco la difficile condizione delle minoranze etniche e sono cordiale verso di loro, avendo poi un “secondo padre” di origine polacche che ha vissuto in Bielorussia… ma del resto l’est Europa è un mosaico di minoranze oppresse.

    Mi chiedi infine se Lukashenko è la soluzione e il futuro del suo paese: direi proprio che Lukashenko è il presente e il suo futuro sarà degradante, ma credo che quando si sarà ritirato dalla scena la Bielorussia, insieme alla Russia, avrà la fondamenta per un futuro più roseo del nostro.

    Insomma intendevo solo dire che per i popoli delle due Russie la democrazia non è (più) una priorità, avendo sperimentato per 10 anni questa illusione, nonchè intendevo dare qualche attenuante a Lukashenko, sicuramente non elogiarlo.

    Grazie ancora. Saluti.

  5. (ti) ho risposto qui: http://estjournal.wordpress.com/2010/12/26/lopinione-dialogo-con-un-lettore-e-un-amico-sulla-bielorussia/
    Anche a seguito di una chiacchieara con un amico, mi sono trovato a rivedere un poco le mie posizioni, e a spiegarne altre

  6. Certo, sono popoli assai diversi da noi occidentali. Non amano la democrazia, ma l`”UOMO FORTE”. Essendo popoli privi di educazione civica, (l`Impero Romano non e` arrivato fin la,) anno bisogno di una guida forte.

    • Caro Augusto, naturalmente rispetto la sua opinione, ma francamente mi sembra piuttosto banalizzante, se non razzista. Se vogliamo metterla su questo piano, non mi pare che il popolo italiano, erede dell’Impero romano, si sia rivelato tanto immune dal fascino dell'”uomo forte”, come dice lei, a cui delegare in toto paure e speranze per poi prenderlo a sputi quando si rivela incapace, in passato così come oggi. Alla faccia del senso civico e democratico.

      Con i migliori saluti,
      Filip

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