SLOVACCHIA: Timori per le forniture di gas, Bratislava non si fida di Kiev

La Slovacchia ha ricordi amari del 2009, quando una disputa tra Russia e Ucraina causò una temporanea battuta d’arresto del  flusso di gas da parte di Mosca. Dopo 13 giorni le forniture furono ripristinate, ma l’incidente procurò un precedente storico pronto a rinnovare conseguenze nei rapporti bilaterali e non solo.

L’occupazione della penisola di Crimea ha riacceso i timori sulla sicurezza delle forniture energetiche. L’otto marzo, l’agenzia Reuters riporta che di recente, gli ambasciatori  dei paesi del Gruppo di Visegrad (Slovacchia, Repubblica Ceca, Ungheria e Polonia, detti anche V4) in visita a Washington, abbiano richiesto al Congresso degli Stati Uniti di facilitare le procedure legate alle importazioni di gas naturale dagli Stati Uniti, in modo tale da ridurre la loro dipendenza energetica dalla Russia. Gli ambasciatori dei quattro paesi hanno fatto il loro appello in una lettera alla Camera e al Senato, sollevando un dibattito già esistente sui pro e i contro di esportazione di gas dagli Stati Uniti, ad oggi  venduto solo sul mercato nazionale. Secondo gli ambasciatori, le forniture di gas alternative rimangono un aspetto fondamentale per la sicurezza nazionale, così come un interesse fondamentale degli Stati Uniti.

Karel Hirman, il direttore della sezione politica energetica dell’ Agenzia per l’Innovazione e per l’Energia Slovacca (SIEA), vede l’iniziativa degli ambasciatori V4 a Washington come risposta al dibattito in corso in seno al Congresso degli Stati Uniti sulle effettive possibilità (tecniche ed economiche) di esportare  gas naturale liquefatto (LNG), e contemporaneamente sull’atteggiamento aggressivo attuale della Russia verso l’Ucraina, da cui dipende ineluttabilmente la sicurezza delle repubbliche baltiche e dei quattro paesi di Visegrad.  Le esportazioni di gas provenienti dagli Stati Uniti non possono certo sostituire il gas dalla Russia, afferma lo stesso Hirman, ma aiuterebbero la stabilità del mercato dell’UE, e garantirebbero un proficuo mercato  per le  società statunitensi.

Secondo la Slovak Gas and Oil Association lo scorso anno il consumo di gas totale dei paesi V4 è stato di circa 41 miliardi di metri cubi, ma mentre la Polonia e l’Ungheria sono in grado di coprire una parte del loro consumo di gas con la propria produzione, la Slovacchia colma questo gap solo con l’1% di produzione domestica.

“La base della sicurezza e della stabilità delle forniture è soprattutto la legislazione comunitaria volta ad eliminare gli ex monopoli nazionali e a liberalizzare il mercato europeo “, ha detto Hirman.

A tal proposito, i progetti di interconnessione delle infrastrutture e dei terminali di gas naturale avrebbero decisamente un impatto positivo sul mercato della Slovacchia, si veda ad esempio il nuovo progetto del gasdotto dall’Azerbaigian per importare gas in Europa meridionale attraverso la Turchia, o il progetto dell’interconnessione con l’Ungheria e con  la Polonia.

Da diversi mesi il governo slovacco di Robert Fico è in fase di negoziazione con l’Ucraina, attualmente guidata dal subentrato neo-primo ministro Arseniy Yatsenyuk, sul cosiddetto flusso inverso di gas da ovest a est. Il 6 marzo Fico ha dichiarato che il memorandum sulla cooperazione non è stato ancora firmato dalla controparte, nonostante le esortazioni e le rinnovate pressioni da parte dell’azienda energetica privata Slovenský plynárenský priemysel (Slovenská tlačová agentúra). Fico ha condiviso le sue preoccupazioni sull’affidabilità dei rapporti commerciali con l’Ucraina, specialmente in considerazione della situazione destabilizzante che attualmente il governo di Kiev sta fronteggiando. Il governo slovacco non può certo esercitare una smisurata pressione su una società commerciale, l’Eustream , al fine di investire 20 milioni di euro per l’invio di gas all’Ucraina, se Kiev non garantirà i suoi  pagamenti.

Se da un lato il primo ministro slovacco si dichiara a favore dell’accoglienza dell’Ucraina all’interno della cornice energetica dell’UE, dall’altra esprime forti perplessità sulla tenuta dell’ipotetico nuovo contraente, i cui problemi economici, non potranno certo gravare sui bilanci e portafogli dei paesi confinanti.

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foto: Buongiorno Slovacchia

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