SERBIA: Boris tadic, come unire una nazione

di Federico Resler


Unire una nazione divisa e condurla verso l’Europa. Pacificare un partito rissoso e farlo diventare la principale formazione politica del Paese. E’ l’impresa che è riuscita a Boris Tadic, presidente della Serbia. Esponente del Partito Democratico ( DS, centrosinistra), Tadic ha raggiunto obiettivi impossibili fino a qualche anno fa. Nel 2003, dopo l’omicidio di Zoran Djindjic, primo ministro e leader democratico, la Serbia sembrava destinata a sprofondare in una bufera di violenza e nazionalismo. I vecchi gerarchi del regime di Milosevic occupavano ancora i ruoli chiave nell’esercito, nella polizia, nei servizi segreti e nell’amministrazione statale. Un colpo di mano contro il nuovo governo liberale ed europeista pareva imminente.

E’ in questo momento che Tadic assume la guida del Partito Democratico. Dileggiato dagli avversari e snobbato dagli alleati che lo vedono come un politico di poca sostanza, Tadic lavora con pazienza al rafforzamento del partito: lo radica nel territorio, allarga la sua base elettorale e parla a quei ceti che mai avevano votato per il DS. L’operazione si rivela azzeccata: Tadic viene eletto Presidente della Repubblica, battendo al secondo turno il candidato nazionalista Tomislav Nikolic.

Da subito il nuovo capo dello stato si impegna a sancire una discontinuità con il passato: promuove l’epurazione degli ex sodali di Milosevic, chiede perdono per i crimini di guerra serbi e proietta la sua nazione verso l’Unione Europea. La politica di Tadic si dimostra fruttuosa e lo porta alla riconferma alle elezioni presidenziali del 2008. E qui assistiamo al suo capolavoro assoluto: apre le porte del governo all’SPS, il Partito Socialista Serbo nostalgico di Milosevic. Tadic inoltre firma assieme al segretario dell’SPS Ivica Dacic un documento di pacificazione nazionale, riportando così nel gioco democratico un potenziale movimento anti-sistema.

Questa mossa manda in crisi l’intero fronte nazionalista : l’SRS, il Partito Radicale Serbo, maggiore raggruppamento di destra, subisce al suo interno una dolorosa scissione. Capeggiati dall’ex segretario Tomislav Nikolic, i fuoriusciti fondano il Partito Progressista Serbo, conservatore e filo-europeo. La normalizzazione del quadro politico voluta da Tadic ha inizio.
Ora si può guardare all’Europa.

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2 commenti

  1. ciao federico,

    secondo me se tadic valesse mezzo djindjic a quest’ora la serbia sarebbe molto più avanti, sulla strada dell’europa. il primo mandato presidenziale e il governo tra il partito democratico e il partito democratico di kostunica è stato un fiasco. il secondo mandato, oggettivamente, ha fatto registrare dei progressi. ma la serbia è ancora in transizione, è ancora molto povera, deve ancora crescere a livello democratico e il capo dello stato continua da una parte a predicare l’europeizzazione, dall’altra a giocare di doppiezza. penso che fondamentalmente tadic non passerà alla storia come un genio della politica, a meno che da qui alla fine del mandato, nel 2012, non si armi di coraggio e compia qualche gesto forte e di vera rottura.

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