La Russia e la prima guerra mondiale. Prosegue la revisione del passato

Nell’anno in cui cade il centenario dell’inizio della prima guerra mondiale in Russia prosegue la revisione del passato ordinata dal presidente Vladimir Putin. Già lo scorso anno nei libri di testo scolastici il sanguinoso regno di Ivan il Terribile era descritto come un periodo di “riforme”, il periodo bolscevico elogiato, e la collusione fra Hitler e Stalin tranquillamente omessa. Queste e molte altre distorsioni erano state denunciate da Vladimir Ryzhkov, dal 1999 al 2007 deputato alla Duma. Lo scorso mese, prima Lyudmila Aleksandrova e poi Anna Zafesova hanno informato che “con 100 anni di ritardo viene recuperata la memoria di quanto avvenne nel 1914-18, oggi funzionale alla tenuta politica del Cremlino”. A Rostov-sul-Don, dove era morto nel 1919, è stata scoperta una lapide in ricordo del generale Mikhail Drozdovskii, uno dei leader militari dei “bianchi”. In cantiere ci sono le lapidi commemorative per l’ammiraglio Aleksandr Kolchak e i generali Anton Denikin e Nikolai Denisov, nel contesto di un vasto programma di erezione di monumenti ai comandanti militari zaristi della Grande guerra (e poi capi militari dei “bianchi”).

Per i russi, fino ad oggi la memoria della Prima guerra mondiale è stata pressoché inesistente: il regime comunista ha invece coltivato quella della guerra civile e la grande guerra è stata quella “patriottica”, termine della neolingua comunista rimasto in uso nella Russia post-sovietica che indica il secondo conflitto bellico, che per Mosca inizia solo nel giugno 1941 e non nel settembre 1939.

Per alcuni commentatori, il recupero degli eroi monarchici è funzionale al nuovo corso di Putin: patrioti fedeli allo zar, conservatori con un occhio al panslavismo e alla santità ortodossa, difensori di un impero in disfacimento. Mosca ha anche istituito una Giornata della memoria, il 1° agosto. E il prossimo 1° agosto 2014, ricorrenza dello scoppio delle ostilità, sulla Collina degli inchini della capitale (luogo storico della guerra contro Napoleone del 1812 e parco monumentale finora dedicato esclusivamente alla vittoria sui nazisti del 1945) verrà inaugurato il primo monumento ai caduti del 1914-18.

Nel 1914 la mobilitazione in Russia fu impressionante e numericamente l’esercito zarista fu il più numeroso fra quelli dei belligeranti. Quando nell’agosto fu guerra, anche in Russia, come ovunque in Europa, esplose un grande entusiasmo e il patriottismo dilagò. Sul piano politico, il primo risultato si ebbe con l’approvazione da parte di tutti i raggruppamenti politici (dall’estrema destra all’estrema sinistra, con la sola eccezione di Lenin) dell’operato del governo.

Gli esponenti di spicco dell’intelligentsiya russa (studiosi, artisti, letterati) firmarono il manifesto “Alla patria e a tutto il mondo”, in cui la guerra contro la Germania veniva salutata come lotta per la liberazione dell’umanità dal “giogo teutonico”. Petr Kropotkin, profeta dell’anarchismo, nell’almanacco letterario V eti dni ribadisce: “Nelle condizioni attuali chiunque senta di avere in sé la forza di agire e abbia a cuore ciò che di meglio c’è nella civiltà europea e ciò per cui ha lottato l’Internazionale operaia, può fare una cosa soltanto: aiutare l’Europa a schiacciare il militarismo e l’imperialismo tedeschi, nemici dei nostri principi più sacri”.

L’indignazione per la perfidia e la crudeltà del nemico istilla la convinzione che la guerra sia necessaria, l’ultima battaglia prima della pace perpetua. Non a caso Valerii Bryusov intitolerà una poesia “Poslednyaya voina” (L’ultima guerra). La guerra diventa una missione divina affidata alla Russia. La guerra è vista come l’ultimo scontro tra slavi e germanici.

Le sconfitte del 1915 e i successivi insuccessi trasformarono l’atteggiamento degli scrittori. Man mano che si allontanavano le possibilità di vittoria cresceva l’orrore per il carnaio in corso. Nel dicembre 1915 si pubblicava il primo numero della rivista Letopis’, che riuniva tutti coloro che iniziavano a osteggiare la guerra (e aveva in Maksim Gor’kii il principale animatore).

Il peso della guerra sprofonderà il regime zarista in una crisi inarrestabile, di cui nessuno aveva la piena consapevolezza. Neppure Lenin, che all’inizio del 1917 non nutriva alcuna fiducia nella possibilità di un processo rivoluzionario in Russia. Lenin (riparato all’estero) fu preso alla sprovvista allo stesso modo dei dirigenti bolscevichi in patria (Vyacheslav Molotov a Pietrogrado).

Il 1917, invece, verrà a rappresentare una frattura intorno a cui si coagulano tutte le ribellioni, le insofferenze, le rabbie del vecchio continente. Inizialmente appare come un momento aurorale dello spirito, un nuovo inizio, un polo magnetico di attrazione. Poi subentrerà la costruzione dello stato totalitario.

Queste vicende sono state ripercorse nell’incontro-dibattito La Russia e la Prima guerra mondiale a Trento mercoledì 26 febbraio, alle ore 17,30, nella Sala degli affreschi della Biblioteca comunale (Via Roma 55). L’incontro è organizzato dal Centro Studi sulla Storia dell’Europa Orientale. Interviene Fernando Orlandi. Questo incontro fa parte del ciclo Gli spiriti della rivoluzione. La Russia e l’Europa.

Chi è Fernando Orlandi

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2 commenti

  1. Non so se l’articolista o Putin (il grande mandante di tutto oramai!!) dovrebbe un attimo schiarirsi le idee. Tenere assieme lo stalinismo e Kolchiak ed i generali bianchi vari al soldo dell’occidente – che si ricordi: mandò armi e truppe a combattere in Russia la rivoluzione leninista, salvo presentarsi come aggredita… – mi pare un po’ difficile anche per quelli dal cervello grosso e dalle scarpe fini.

  2. La Russia è proprio un paese dal passato imprevedibile…

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