RECENSIONE: "Come fossi solo", il massacro di Srebrenica e la giustizia che manca

Se un libro non si giudica dalla copertina, per una volta permetteteci di iniziare proprio da quella: il nuovo romanzo Come fossi solo, dello scrittore esordiente Marco Magini, vuole contribuire all’analisi del massacro di Srebrenica. Eppure quello ritratto sulla coperta, di spalle e con un pianoforte, è un soldato russo in Cecenia.

Non facciamo tale appunto per pignoleria, ma perché purtroppo questo pressapochismo persiste per tutto il libro. Come fossi solo è la storia in prima persona e a tre voci di tre differenti protagonisti, il soldato serbo-bosniaco Dražen Erdemović, che ha partecipato all’atroce massacro consumatosi a Srebrenica nel luglio del 1995, il casco blu Dirk, del contingente olandese delle Nazioni Unite che presidiava l’area, colpevole di aver di fatto consegnato i civili di Srebrenica in mano a Mladić, segnandone la fine certa, ed il giudice dell’Aja Romeo González, che nel processo che seguirà farà parte del collegio giudicante Erdemović per il crimine compiuto.

Più che un libro sul perché è successo ciò che è successo, l’assassinio a sangue freddo da parte serba di oltre ottomila civili bosniaci musulmani, in quella calda e brutale estate di un conflitto perverso che durava oramai da quattro anni, il romanzo si chiede, attraverso le oneste parole del giudice González, se «può esistere la giustizia degli uomini?». In questo senso, seguendo l’esempio del saggio di Slavenka Drakulić, purtroppo mai tradotto in italiano, They Would Never Hurt a Fly, e sulla scia de La banalità del male di Hannah Arendt, Magini rimarca come, per giustiziare a sangue freddo settanta innocenti, ragazzini di tredici anni e vecchi inabili alla guerra, non occorra essere mostri: basta avere moglie e figli, o essere nati nel posto sbagliato, al momento sbagliato, per trovarsi complici di una Storia scritta da altri, per altri. Ed una volta che il fatto è compiuto, gli innocenti messi a tacere per sempre, c’è modo di fare giustizia? A che servono i tribunali? Non a riportare in vita i morti, certo. A lanciare un messaggio, forse, che i colpevoli non la faranno mai franca: un deterrente per il futuro, ché il passato è fatto, morto uno o morti a migliaia, nessuno può rimediare. Quando però un tribunale fallisce anche in questo, e a pagare per un genocidio è solo un giovane soldato ventenne, il dito sul grilletto, e non il sistema che l’ha armato, chi ha pianificato e organizzato a tavolino una guerra orrenda e fratricida, si comprende come anche la giustizia internazionale non sia in grado di ricomporre un puzzle a cui mancano i pezzi. Soprattutto quando il tribunale chiamato a decidere ha una forte connotazione politica, come le sentenze di assoluzione piovute in più occasioni in tempi recenti hanno contribuito a confermare.

Se il libro ha il pregio di rinnovare domande senza risposta, scomode perché di coscienza, prima che di legge, purtroppo ci sono troppe lacune perché possa essere definita un’opera riuscita: è un libro occidentale, scritto per lettori che quella storia non la conoscono. L’utilizzo della prima persona è stato un azzardo non riuscito, nel tentativo di raccontare un conflitto che Magini dimostra di aver studiato, ma non assimilato, scaturito da una storia ed una cultura a lui lontane: la tensione psicologica viene troppo frequentemente smorzata da un vocabolario alieno a quello che chi conosce la lingua serba si aspetterebbe dalla truppa. Il soldato Erdemović viene spesso apostrofato dai commilitoni come “mezzosangue”, per le sue origini in parte croate, un termine che, oltre che apparire eccessivamente raffinato per essere utilizzato da bande di criminali di guerra, nemmeno esiste nel vocabolario serbo, mentre i combattenti dell’esercito jugoslavo stanziati nella Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina (Republika Srpska, inspiegabilmente mutata in “Repubblica della Srpska”, un pasticcio linguistico che suona più o meno come “Repubblica della Serba”) tracannano in più occasioni “raki”, la tipica grappa che in realtà si chiama “rakija”. Piccoli dettagli che l’autore sbaglia in pieno, i quali inficiano il realismo dell’intero prodotto, e che nonostante la giovane età dell’autore (o tanto più a causa di essa) risultano imperdonabili nell’era di internet, in cui piccole sottigliezze di questo tipo possono essere facilmente verificate con una velocissima ricerca in rete.

Le poche scene di violenza dell’intero romanzo, quale uno stupro sanguinoso di una donna bosniaca da parte dei soldati serbi, sono descritte con precisione eppure in maniera distaccata: una scelta esplicita dell’autore, che in questa maniera, dice, preferisce evitare di scadere nel voyeurismo bellico. Il risultato, però, è quello, sbagliato, di ovattare la brutalità di un conflitto, silenziando le voci delle vittime, più che dei carnefici. Si sarebbe potuto osare di più, legare più sapientemente le differenti parti del racconto per dare un quadro coevo di quanto avvenne in quella sofferta Bosnia, del perché la Jugoslavia affogò nel sangue di Srebrenica, poiché l’impressione finale è che per quanto l’autore sollevi col suo libro le giuste domande, non offra strumenti adeguati per tentarne le risposte.

Marco Magini
Come fossi solo
Giunti, 218 pp., 14€

Chi è Filip Stefanović

Filip Stefanović (1988) è un analista economico italiano, attualmente lavora come consulente all'OCSE di Parigi. Nato a Belgrado si è formato presso l’Università commerciale Luigi Bocconi di Milano e la Berlin School of Economics, specializzandosi in economia internazionale. Ha lavorato al centro di ricerche economiche Nomisma di Bologna e come research analyst presso il centro per gli studi industriali CSIL di Milano. Per East Journal scrive di economia e politica dei Balcani occidentali.

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17 commenti

  1. Diciamo che, come primo approccio al tema per qualcuno, non ‘ male. Ci sono questi errori un po’ grossolani, come dare il nome Florian al ragazzo bosgniacco (sarebbe come chiamare Muhhamad un ragazzo toscano), per me il personaggio di Kirk e’ piu’ indovinato, come la situazione nella base prima dell’inizio della fine.

  2. mi sembra che non fossero tutti civili le vittime

    • Filip Stefanović

      No, non lo erano. A guidare la ritirata c’era la 28° Divisone dell’esercito bosniaco, male equipaggiata e ancora peggio armata. Era comunque una minoranza assoluta rispetto al novero dei civili che hanno tentato di uscire dalla sacca di Srebrenica. Senza contare che è fuorviante parlare di “militari”, perché farebbe pensare a uno scontro alla pari – al di là del numero specifico delle parti – tra soldati serbi e bosgnacchi: i primi erano un esercito organizzato e ben equipaggiato, i secondi combattevano in jeans e scarpe di tela e avevano forse un fucile ogni tre militari.

      • Strano che fosse male equipaggiato, visto che l’esercito “bosniaco” dovrebbe essere stato quello ufficiale,legale, che rappresentava il governo in carica all’epoca.

        • Filip Stefanović

          Non vedo la pertinenza del fatto che fosse “ufficiale” o meno. All’epoca era fondamentalmente l’esercito della componente mussulmana (bosgnacca), di uno stato che nell’aprile del 1992 nacque già sotto assedio, con ridotte possibilità materiali e economiche di addestrare e armare uomini. Senza considerare le circostanze particolari nelle quali si trovava ad operare quella divisione specifica, che non devono riflettere necessariamente l’organizzazione o lo stato logistico di tutto un esercito. Ad ogni modo non credo di cogliere il punto(?)

  3. Il punto è che quell’esercito era illegittimo. Rappresentava (come ha detto lei) solo gli interessi del 40-45% della popolazione dello stato. Gli interessi di una (mi perdoni il termine), arrogante minoranza.

  4. Caldani Alberto

    Non vedo come si possa distinguere tra civile e militare. Se vado a combattere con un ak-47 vestito in jeans sono un civile o un militare ? A Srebrenica l’esercito di Oric era tutt’altro che mal organizzato … che poi non avessero tutti delle divise mi sembra normale, anche a Sarajevo il 60% degli armati non aveva divise … ma non fa di questi dei civili inermi è.

  5. Un soggetto che va a combattere in tunica e sandali con un AK-47, come accade quotidianamente in molte aree mediorientali, o magari in “mimetica tipo Cacciatore della Domenica” su di una Toyota 4×4 senza targa (mezzo molto amato da jihaddisti e da talebani!)…è un combattente e non c’è alcun dubbio.
    La Convenzione di Ginevra, che per l’appunto è del 1949, ormai del tutto obsoleta ed inutile, tiene conto di un “tipo di guerra” (ahimè!) ormai superato da un punto di vista fattuale e storico.
    Tutte le guerre post moderne hanno perso la caratteristica dello “scontro tipico TRA eserciti o tra parti belligeranti ben definite”, ed hanno assunto connotati assolutamente inediti ed originali. Parlo del coinvolgimento diretto dei CIVILI – sia come parti “Attive sia come parti ATTIVATE” dell’azione militare!
    Così diventa difficile “qualificare come civile”, il combattente che ad esempio si fa scudo di un bambino inerme, ma che non possiede armi; o l’adolescente che occasionalmente reagisce ad un’azione militare portata “dentro il proprio villaggio” con armi o mezzi di fortuna…(Somalia-Siria-Palestina-Afghanistan-Yemen-Mali-Tchad ecc ecc!). Come definire le frequenti bande di “para-civili”(diffusissime nel centroamerica) che “vivono in uno stato di semibelligeranza” intessuta di “malaffare e super-delinquenza”. Così in una parte del turbolento Caucaso, si ritrovano spesso combattenti non inquadrati “regolarmente” nelle file di un vero e proprio esercito, ma che diventano “truppa” solo occasionalmente ed in lassi di tempo ristrettissimi per rispondere ad esigenze di reazione “bellica” ove le operazioni di polizia (cioè di semi guerra) sono endemiche oppure “normalmente cicliche”!” Il contributo dei guerriglieri part-time è proprio quello del “sabotatore” del “connivente” o del semplice “detentore di armi”!
    I buoni Mujahiddin …hanno combattuto nella verde Bosnia con Ottime Dotazioni e con tanto di appoggi internazionali…come è valso d’altronde un po’ per tutte le controparti…
    Le guerre nell’ ex YU…sono state orrende oltre ogni misura: e sono state orribili un po’ per tutti “i figli di Tito”!
    Sulla tragedia bosniaca, poi, – inedita guerra “a tre” – è abbastanza prevedibile trovare LAVORI che raccontino enfaticamente la solita PARTE di VERITA.
    Se le forze serbe hanno avuto le colpe maggiori (e lo sappiamo, e va detto!) va però ricordato anche, “che tanti altri …e tutti gli altri hanno saputo come pulire bene il coltello su di loro”!

  6. Filip Stefanović

    Signori, per quanto possano essere corretti e interessanti i punti su Convenzione di Ginevra e questioni su combattenti in uniforme o meno, a mio avviso qui si sta non solo perdendo il punto ma travisando i fatti: la guerra in Croazia e Bosnia portata avanti dall’Armata jugoslava (serba) e dall’esercito della Republika Srpska, oltre che dai “volontari della domenica”, è stata fin da subito una guerra condotta ANCHE, ed in alcuni casi ESCLUSIVAMENTE, CONTRO CIVILI: si pensi a Vukovar, si pensi all’assedio di Sarajevo, si pensi al semplice termine di “pulizia etnica”, che come già ebbi modo di scrivere nacque proprio lì e allora.
    Inoltre, tutta questa diatriba sul vestiario e sulle armi ha un sotteso di giustificazione dei fatti di Srebrenica, nelle parole di alcuni, che non mi piace e non accetto. Se anche l’enclave bosniaca fosse stata tutta armata di Zastava M70 (e non era così; e non era la maggioranza; e anche la minoranza armata si arrangiava con ben poco), rimane il fatto che questa gente, in larga misura, venne ammazzata DISARMATA, AL MURO. Ed i civili frapposti ai combattenti, per usare l’esempio di Enzo Nicolò, non erano “scudi inermi”, ma persone che volontariamente si erano aggregate nel tentare una uscita dalla sacca verso Tuzla o comunque fuori dall’accerchiamento serbo, perché la medicina che li attendeva nel caso fossero rimasti a Srebrenica, da CIVILI, DISARMATI, NON COMBATTENTI, NON FRAPPOSTI AI COMBATTIMENTI, non differiva in niente da quella di quegli altri.
    Tutti hanno saputo pulire il coltello è una considerazione che per me ha perso appeal da molto tempo. E’ un fatto, è vero, mi viene ricordato ogni volta quando scrive di queste cose, ogni volta per la parte avversa. Ma fintanto che un popolo, i serbi in questo caso, non elabora le proprio colpe, ha ben poco da sollevare quelle altrui. E se inoltre, come pare giusto che sia, non è la conta aritmetica a fare più gravi i crimini di una o dell’altra parte, beh, questa per la Serbia è già un’amara e più che sufficiente facilitante.

  7. Filip Stafanovic,
    che tutti abbiano combattuto strenuamente e che “MOLTI” (NON Tutti!) si siano macchiati di orrori gravissimi, comprese le milizie paramilitari bosniache appoggiate da miriadi di Mujahiddin venuti da ogni parte dell’oriente, per “divertirsi nello scannamento balcanico”, mi pare sia innegabile!
    Mi spiace che questo sia per Te “giustificazionismo” con tanto di perdita di appel per “le ragioni serbe”: ma che ti piaccia o no, loro hanno ANCHE le Loro Ragioni…, e fintantochè sarà ancora possibile parlare liberamente di tali questioni nell’occidente “libero” , allora mi troverò a difenderLe quando verranno aggredite dalla parte avversa; e viceversa mi ritroverò a sanare le accuse rivolte ai bosniaci, quando ad essi verranno condotti “attacchi concettuali indiscriminati”!
    MA IO STO PARLANDO NATURALMENTE di Me!

    E’ innegabile che “numericamente” le forze serbe in Bih si siano rese colpevoli di maggiori atrocità rispetto alle altre parti chiamate in causa; tuttavia non possiamo mai dimenticarci, di tutti quegli accadimenti, o di tutti quegli episodi che nel loro complessivo sviluppo e nelle modalità di realizzazione abbiano accomunato in tutto e per tutto l’operato di tutte le forze in campo nel Conflitto di Bosnia.
    Esempio:..per molti anni, se non addirittura per decenni, il FENOMENO delle Forze Paramilitari, è stato indicato come un fenomeno”Tipico” delle Forze Serbe! Niente di più falso! Falso come ciò che è stato fatto per dimostrare continue responsabilità serbe pressocchè in ogni ambito. Tutto sotteso ad alimentare esclusivamente un certo continuo “stato di tensione” ed attenzione internazionale per un’area abbastanza strategica ed interessante sotto molti punti di vista: naturalmente tale attenzione si è sviluppata quando ormai la YU, era un grande cumulo di macerie!
    Addirittura talvolta a Belgrado, sono state addossate responsabilità aggiuntive, costruite ad arte e punto per punto, chissà a quale scopo! E così ecco che sono stati creati numerosi epifenomeni “garantistici” in favore di molti criminali di guerra (croati, bosniaci, albanesi ecc ecc) protetti da INFLUENTI COPERTURE INTERNAZIONALI e Non!
    Ogni tanto ecco che viene fuori qualche nome o qualche crimine commesso da qualche “patriota” collegato all’HOS o all’ ABiH…(e dunque non solo di serbi-criminali stile ARKAN, che in ogni caso stanno pagando per il loro operato!).
    Un Certo ANTE GOTOVINA…, accolto trionfalmente dopo una certa “vicissitudine giudiziaria”, ha rischiato addirittura di diventare un simbolo o un idolo per un’intera generazione !!!
    Potremmo parlare dei vari “malavitosi locali” costituitisi in Bande Criminali truccate di “guerriglieri e resistenti”della causa bosniaca; potremmo parlare dei mille boss locali delle armi, diventati esecutori di razzie e quant’altro a Zenica, Travnik, e in tutta la Bosnia Centrale. Potremmo parlare di campi di prigionia croati e bosniaci…, e di fucilazioni sommarie…(Čelebići, Gornij Vakuf ecc ecc) ma non finiremmo più!
    Potremmo elencare anche grandi “galantuomini” come Hanefija Prijić detto “Paraga”; o vari “JUKA PRAZINA” gangstar dello stesso rango e lignaggio criminale di Željko Ražnatović! E potremmo aspettare i nuovi elenchi di criminali bosniaco-musulmani che ogni tanto vengono tirati fuori nelle indagini o nelle risultanze processuali provenienti dall’ Aja!
    Eppure la Serbia è sempre lì…. brutta e cattiva!
    Allo stesso modo, potremmo parlare del Kosovo e dei bombardamenti NATO e delle armi semiradioattive utilizzate su Aleksinac o su metà Serbia…o degli atti di INUTILE provocazione da parte, di membri ex UCK nei confronti della minoranza serba di Štrpce, che continuano a persistere tutt’oggi, in un modo alquanto sfrontato!
    Però possiamo parlare di Uranio: sembra quasi che l’Uranio impoverito sia stato il ben servito a questi “cattivoni di serbi”, “che adesso si lamentano pure di tutte le malattie connesse alla schifezze lanciate dai nostri caccia bombardieri partiti da Aviano nel 1999!” Che insolenti !!!
    Però si sa, le vittime sono altre…: a loro spetta SEMPRE e solamente, il RUOLO dei “birbaccioni”!

    • Filip Stefanović

      Guarda, Enzo Nicolò, senza scaldarmi tanto, concordo praticamente su tutto quanto dici, per quanto non creda nei complotti occidentali ma piuttosto nella superficialità occidentale. Ripeto il mio punto: quando scrivevo dell’ingiusta sentenza di Gotovina, mi si diceva “ma quali crimini? di che parli?”, ora che il tema è Srebrenica “sì però non dimentichiamoci che croati e musulmani erano tanto quanto”. Per quanto non metta in dubbio l’importanza del quadro d’insieme e della visione complessa, mi sono parecchio stancato dei “complicatori ad ogni costo”. Sì, ci sono guerre, e ci sono atti di guerra, e ci sono crimini, e per questi crimini ci sono colpevoli. Punto. Qui si parla di Srebrenica, a Srebrenica i serbi di Bosnia e i serbi di Serbia hanno sterminato per volontà, per comando, per odio, per inerzia, per rakija, per stupidità, per semplicità, per paura, 8000 persone. Oggi, la Serbia non accetta ancora che si parli di genocidio. Per 500 anni è stato tutto colpa dei turchi, ora per quanti altri sarà tutta colpa dell’uranio impoverito? Di avvocati del niente ce n’è tanti in Serbia, Enzo Nicolò, non hai bisogno di aggregarti. Lo dico per te, davvero. Conosciamo tutte le ragioni, tutte le fazioni, tutte le motivazioni. Solo mi pare ci vengano sempre presentate nel posto sbagliato ed al momento sbagliato.

  8. Filip Stefanovic:
    concordi su tutto ma non sei d’accordo con quanto è stato detto!
    Non ti SCALDI, MA LO FAI !
    “Lo dici per ME”…ed … affermi che di avvocati “Del Niente” in Serbia ce ne sono già troppi! Beato Te!
    Beh complimenti, vedo che “prendi i tuoi interlocutori per perfetti idioti e per superficialotti”!
    Accenni ai Turchi (che sono conosciuti per essere dei noti “Stinchi di Santo”) e condanni “però” chi è stato sotto il LORO diretto Dominio per molti secoli! Potrei dire come fanno tanti COMPLICATORI delle VERITA’ !
    E già ! Parliamo di Turchia, diretta erede della Sublime Porta, che tutt’oggi nega il Medz Yeghern degli Armeni, costato “per stupidità, per gioco, o per ODIO etnico o religioso (come dici Te!) 1,5 Milioni di MORTI” !!! PUNTO!

    Ma qui parliamo di Srebrenica, e come dici TE, le colpe sono delle milizie serbe! Ed hai perfettamente ragione. Un crimine che non ha eguali.
    (*Ti inviterei comunque a non sottovalutare, la sensibilità, le conoscenze, il PASSATO, le storie personali, di chi ti legge….”anche perchè non puoi sapere nulla delle persone con le quali ti stai confrontando!).
    Solo che c’è un particolare: io Non ho interferito in alcun modo con quanto hai scritto sopra nell’articolo, semplicemente perchè lo trovo in grandissima parte giusto.
    Ho aggiunto una frase che trovo sacrosanta quella del coltello: nella guerra di Bosnia e dell’ex Yu, molte parti che hanno usato ” il medesimo coltello, utilizzato dagli altri, ( meno volte degli altri) hanno avuto la capacità di occultarlo e di poter dire “NON é MIO!”
    La verità è : che ognuno di NOI vuol vedere, quello che più lo AGGRADA!
    In ogni caso non so a che cosa tu ti voglia riferire….: nel commento di prima sono stato FIN TROPPO CHIARO.
    In ultimo:
    Non mi sento (nè sono) un complicatore proprio di niente,,,,: se ti da fastidio che un lettore commenti i tuoi articoli, basta dirlo! FIGURATI!
    Ma sino a che esisterà ancora un pensiero libero….lascia che gli altri scrivano stupidaggini anche sulle peggiori storie: ognuno ha persino il diritto di rendersi ridicolo!
    Se la ricerca di consenso a tutti i costi, “in ciò che condividi con i tuoi scritti”, Ti porta a poi …NON SCALDARTI così tanto, non saprei che dirTi.
    Arrivederci

    • Filip Stefanović

      Non credo di aver mai abusato della parola verità. Di verità non ne ho né le conosco, per cui la mia bussola è sempre quella di stare al fianco delle vittime. E so anche bene che, nel tempo, vittime e carnefici si scambiano di ruolo, e allora se si ha lo stomaco bisogna schierarsi con chi fino a ieri era dalla parte del torto. Ma al momento giusto, senza mischiare le carte e farne un mazzo uguale che poi è di tutti e nessuno.

      Ribadisco il mio concetto: concordo con quanto hai scritto (se non concordassi non l’avrei detto, piuttosto che mischi la rava con la fava, come nell’ultimo commento), ma non credo sia pertinente alla questione Srebrenica. E quando vengono fatti commenti non pertinenti, uno si potrebbe domandare -perché? Argomentazioni più che valide vengono screditate se usate solo per coprire le proprie colpe, che è appunto il gioco che fanno i popoli dei Balcani, contando le ossa altrui invece delle proprie. La mia critica era quindi, semplicemente: stai attento, perché per quanto ciò che dici è giusto, viene spesso e volutamente male utilizzato da chi ne ha interesse.

      Che poi tu ritenga che storia dei Balcani e mia vanità personale si incrocino nelle mie argomentazioni, è un errore tuo, non mio. Non ti posso seguire su questa giostra.

  9. Filip, ribadisco tutto quello che ho scritto finora.
    …Se osservi attentamente, tutti i punti del mio discorso iniziale erano volti a chiarire le varie sfumature delle guerre civili.
    Poi si è innestato un discorso relativo alle ragioni di un popolo, ritenute più o meno giuste delle altre.
    “Gli avvocati del niente”: serbi, italiani o bosgnacchi che siano, se servano oppure no… io francamente non lo so!
    So soltanto che questo è un termine che hai tirato fuori TU e lo hai fatto rintrare in un contesto “di commenti ai commenti”, che non volevano nemmeno essere “critiche dirette e pertinenti” con quello che sostenevi nell’articolo.
    In ogni caso le critiche dovresti accettarle più dei complimenti…(come ha scritto tra le altre cose, Pietro Rizzi qui su EJ in un suo articolo!)….A parte il fatto che le critiche, per chi scrive in un magazine, sono un po’ come lo zucchero messo nella bevanda, ossia non possono mai guastare il contenuto, ma anzi.! A maggior ragione se queste siano le peggiori sciocchezze tirate fuori da un cilindro magico. Al contrario dovrebbero essere accettate sempre con moderazione e spirito conoscitivo, soprattutto, se poi si affermi “di non possedere Verità”!
    Francamente, a parte il nostro duello, qui non ho visto critiche serrate o forti. Sia ben chiaro che io non sono nessuno per poter suggerire quale sia l’ esatto atteggiamento da tenere in un’ ottica puramente redazionale come questa.
    LE GuerrE jugoslave, sono state (l’una quale prosecuzione dell’altra) un’immane tragedia: troppo complesse e fin troppo articolate. C’è stato di tutto e di più:….”dalle guerre separatiste a quelle nazionali (tra nazioni), da quelle etniche a quelle territoriali; da quelle di guerriglia a quelle conclusesi con una disputa di carattere bellico-internazionale!
    Su l’ URANIO e quant’altro (tema ahimè molto scottante!) , non posso che “SOTTOLINEARE” quanto ho già ribadito sopra … e concludo ripetendoTi, quanto segue:
    …che ti piaccia o no, in tutta questa faccenda, i serbi hanno anch’essi le loro ragioni, proprio come i croati, i bosgnacchi, i macedoni e persino come i montenegrini o gli sloveni (lontani dall’arena di guerra per altri motivi!); lo stesso dicasi per i non slavi-aggregati all’ex YU (albanesi-kossovari e zingari)!
    Spero che nessuno prenda spunto da queste parole per disarticolarle e riassemblarle a proprio uso e consumo. Sarebbe già un’altra Guerra Fredda del tutto strumentale.
    Buon Lavoro.

  10. Marko Đirlić

    I serbi hanno fatto il massacro a Srebrenica e basta.

    • Mi pare che sia una verità assolutamente incontestabile! Ma non mi pare che qualcuno abbia scritto o detto il contrario.
      Rileggi attentamente.
      Arrivederci.

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