RUSSIA: La fiamma olimpica sbarca in Cecenia

Manca ormai una settimana all’inizio delle tanto discusse Olimpiadi Invernali di Sochi, e anche se le mille polemiche che hanno caratterizzato fino a questo momento l’organizzazione dell’evento sportivo non intendono placarsi, in Russia tutti attendono con trepidazione l’inizio della manifestazione. Intanto la fiamma olimpica è arrivata nel cuore della turbolenta regione del Caucaso, facendo tappa a Grozny, capitale di quella Cecenia protagonista negli ultimi due decenni di sanguinose guerre con la Russia che hanno causato migliaia di morti e provocato forte instabilità in tutta la regione. Se attualmente la situazione in Cecenia sembra essersi calmata, l’epicentro del conflitto si però è spostato nel vicino Daghestan, dove gli scontri armati sono ancora all’ordine del giorno.

La fiamma olimpica è arrivata nella capitale cecena in aeroporto, ed è stata accolta da una numerosa folla con tanto di cerimonia in grande stile. La torcia è stata fatta sfilare dall’aeroporto fino allo stadio di Grozny da un tedoforo d’eccezione: il presidente ceceno Ramzan Kadyrov, che per l’occasione vestiva una tuta olimpica bianca e un berretto con il logo di Sochi 2014. All’interno dello stadio gremito, Kadyrov ha tenuto un discorso sulle Olimpiadi elogiando la manifestazione, l’organizzazione dell’evento e anche i suoi meriti politici nell’aver reso “grande” la Cecenia. “Amiamo lo sport, e abbiamo fatto molto per il suo sviluppo”, ha affermato il presidente ceceno, amante del calcio nonché presidente del Terek Grozny, squadra locale, chiudendo il discorso con un “viva la Russia, viva Putin, viva le Olimpiadi, Allah è grande”.

L’ex ribelle Kadyrov, che sembra aver riportato la tranquillità all’interno della repubblica ricorrendo all’uso alla forza e al costo di numerose violazioni dei diritti umani, in un’intervista ha garantito personalmente sulla sicurezza delle Olimpiadi, evidenziando i suoi ultimi successi nella lotta al terrorismo e la debolezza dei ribelli islamici, ribadendo l’uccisione di Doku Umarov (leader dei guerriglieri ceceni che in estate “dichiarò guerra” alle Olimpiadi) durante un’operazione militare risalente a mesi fa. Non è però la prima volta che il leader ceceno annuncia la morte di Umarov, salvo poi essere regolarmente smentito dallo stesso; per questo il primo ministro russo Medvedev ha precisato che Umarov sarà ritenuto in vita fino a quando non si avranno prove certe della sua morte.

In precedenza la torcia aveva fatto scalo in Daghestan, la più turbolenta tra le regioni del Caucaso, funestata da continui attentati e scontri armati tra i guerriglieri islamici e le milizie russe, nonché nascondiglio di molti ribelli e terroristi al seguito di Doku Umarov. All’inizio la fiamma olimpica avrebbe dovuto sfilare per le strade di Makhachkala, capitale dell’instabile repubblica, ma per motivi di sicurezza si è preferito svolgere la cerimonia esclusivamente all’interno dello stadio dell’Anzhi, la famosa squadra di calcio locale. Dopo la Cecenia, la torcia olimpica viaggerà verso l’Inguscezia, altra regione fortemente instabile, per poi raggiungere la repubblica di Kabardino-Balkaria dove arriverà alle pendici del monte Elbrus, la vetta più alta d’Europa. Infine arriverà nel Territorio di Krasnodar.

Il 7 febbraio la fiamma olimpica raggiungerà Sochi durante la cerimonia d’inaugurazione dell’evento, e darà ufficialmente il via alle tanto attese quanto controverse Olimpiadi, che verranno ricordate tra le altre cose per essere state le più costose della storia, con oltre 50 miliardi di dollari spesi, oltre che le più militarizzate, con 50 mila agenti delle forze dell’ordine inviati a sorvegliare il complesso olimpico per assicurare la buona riuscita della manifestazione.

Foto: Musa Sadulayev, AP

Chi è Emanuele Cassano

Ha studiato Scienze Internazionali, con specializzazione in Studi Europei. Per East Journal si occupa di Caucaso, regione a cui si dedica da anni e dove ha trascorso numerosi soggiorni di studio e ricerca. Dal 2016 collabora con la rivista Osservatorio Balcani e Caucaso.

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