RUSSIA: Nuovo attentato a Volgograd, il terrorismo islamico colpisce ancora

Lo scorso 29 dicembre, nella città di Volgograd, nella Russia meridionale, si è consumata l’ennesima strage messa in atto dal terrorismo separatista di matrice islamica che da anni miete vittime nel Caucaso come nel resto del paese. Alle 12.45 ora di Mosca, una donna kamikaze si è fatta saltare in aria davanti alla stazione ferroviaria provocando la morte di 18 persone e ferendone circa 34, tra cui anche dei bambini. Le autorità russe avrebbero identificato l’identità dell’attentatrice: si dovrebbe trattare di Oksana Aslanova, originaria del Daghestan e sposata due volte con membri della guerriglia islamica, entrambi uccisi dai servizi segreti russi.

Secondo quanto affermato dal portavoce dell’agenzia investigativa di stato, Vladimir Markin, l’esplosione sarebbe avvenuta di fronte ai metal detector presenti all’interno della stazione. La donna, che si trovava nella stazione all’ora di punta ed era probabilmente era diretta a Mosca, una volta scoperta avrebbe fatto detonare l’ordigno, nonostante l’intervento di un poliziotto che avrebbe cercato invano di fermarla. La bomba doveva essere composta da circa dieci chilogrammi di esplosivo, e conteneva all’interno schegge di metallo. L’esplosione ha causato un enorme boato seguito da una fiammata, e ha completamente distrutto l’interno della stazione.

Si tratta del secondo attentato terroristico verificatosi nel giro di tre giorni, dopo quanto successo il 27 dicembre a Pyatigorsk, nel territorio di Stavropol’, dove l’esplosione di un’autobomba causò la morte di tre persone. È inoltre il secondo attentato registrato a Volgograd nel giro di tre mesi: lo scorso 21 ottobre infatti, un’altra kamikaze, sempre originaria del Daghestan, si era fatta esplodere all’interno di un autobus di linea causando la morte di sette persone. Naida Asiyalova, questo il nome dell’attentatrice, era anch’essa come la Alsanova una “vedova nera”; le due donne avrebbero inoltre intrattenuto stretti rapporti.

Volgograd si trova a qualche centinaio di chilometri dalla città di Sochi, dove a febbraio si terranno le prossime Olimpiadi Invernali, e in seguito al recente intensificarsi dell’attività terroristica nel paese aumenta dunque la preoccupazione legata alla sicurezza dell’evento, quando manca ormai quasi un mese all’inizio della manifestazione sportiva. La scorsa estate il leader dei separatisti ceceni Doku Umarov lanciò un appello tramite un video dove invitò ad attaccare i Giochi Olimpici di Sochi, al fine di impedirne lo svolgimento. Da allora le misure di sicurezza sono state rafforzate, ma il livello d’allerta – soprattutto in seguito agli ultimi attentati registrati – rimane più che mai alto.

Chi è Emanuele Cassano

Ha studiato Scienze Internazionali, con specializzazione in Studi Europei. Per East Journal si occupa di Caucaso, regione a cui si dedica da anni e dove ha trascorso numerosi soggiorni di studio e ricerca. Dal 2016 collabora con la rivista Osservatorio Balcani e Caucaso.

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7 commenti

  1. Di geopolitica ne conosco pochino e vi seguo per imparare, ma la geografia un po’ la conosco e quell’ affermazione “Volgograd si trova a qualche centinaio di chilometri dalla città di Sochi” mi sembrava un po’ azzardata. Sono andato a controllare. I chilometri tra le due città sono 688 in linea d’ aria, che diventano 984 viaggiando in auto.
    688 chilometri in linea d’ aria sono più o meno quelli che separano Milano da Bruxelles…

    • Ha ragione. Sulle prime, quando ho sentito in televisione “a pochi chilometri dalla Cecenia” sono rimasto anche io di stucco. Nel nostro articolo diciamo ” a qualche centinaio di chilometri” e forse non basta a far capire la distanza. Una distanza che prende due punti simbolici: Sochi, la città olimpica, e Volgograd, la città dell’attentato. Più che a Sochi credo dovremmo guardare al Caucaso russo, il Daghestan anzitutto, vera e propria polveriera (la Cecenia ormai è pacificata – ubi desertum faciunt, pacem appellant – anche se resta il nome evocativo delle guerre passate). Il Daghestan è a poco più di 500 Km da Volgograd. E in un paese sterminato come la Russia possono anche essere “pochi”. Di certo Volgograd è la città più importante a nord del Caucaso russo. Quando i nazisti l’assediarono, ancora si chiamava Stalingrado, lo fecero perché quella era la “porta per il Caucaso” e per le sue ricchezze petrolifere. E proprio a causa della sua posizione di relativa vicinanza al Caucaso è da mesi oggetto di attentati da parte degli islamisti. Gente che non va confusa con gli indipendentisti della prima guerra cecena: questi sono fondamentalisti, lottano per un “califfato del Caucaso” e in buona misura non sono caucasici (qualunque cosa voglia dire, visto che sono centinaia le etnie in Caucaso) ma salafiti e mujaheddin.

      Matteo Zola

  2. Emilio Bonaiti

    Osservazione estemporanea.
    Non ho mai capito perché le truppe tedesche della seconda guerra mondiale vengano sempre definite “naziste”. Allora le truppe italiane andrebbero definite “fasciste” e quelle sovietiche “comuniste”.
    Premesso che l’uso é diffusissimo, basti seguire la televisione, a volte penso che si voglia fare un distinguo tra tedeschi (buoni) e nazisti (cattivi) che non esiste.

  3. Emanuele Cassano

    Personalmente penso invece che almeno dal punto di vista geopolitico le due città siano molto meno distanti di quanto possa indicare una carta geografica, per questo mi sono espresso in tal modo nell’articolo. Come ha affermato Matteo, Volgograd è la porta del Caucaso, nonché l’ultima grande città che chi viene da Mosca incontra prima di recarsi nella parte più calda della regione (Daghestan), per questo si trova in una posizione strategica, e non a caso, come è stato giustamente detto, la città è stata recentemente presa di mira dal terrorismo islamico. Riguardo a Sochi ci sono poi un sacco di contraddizioni: la città si trova dalla parte opposta della regione rispetto a dove è situato il vero epicentro del conflitto, nel Krai di Krasnodar abitato quasi totalmente da russi ma rivendicato da Umarov e da chi sostiene la nascita dell’Emirato del Caucaso. Un tempo il krai era sì abitato da una popolazione musulmana, i circassi, sterminati dai russi a metà ottocento; ma gli stessi circassi non hanno nulla a che vedere con ceceni o daghestani, né tanto meno con wahhabiti o mujaheddin. Il fondamentalismo islamico non ha attecchito da queste parti, ma le Olimpiadi di Sochi diventano un ottimo pretesto per mettere paura a Mosca. Ma il vero conflitto è da un’altra parte…

  4. Ho trovato un altro interessante articolo, che offre chiavi di lettura leggermente diverse. Ve lo segnalo per ampliare la discussione http://google.com/newsstand/s/CBIw3Pa03Q8

  5. Emilio Bonaiti

    Succintamente. Le atrocità commesse nella seconda guerrra mondiale da parte della Wehrmacht e dalle SS.SS sono da attribuire ai tedeschi, scrivere nazisti é una diminuzione delle responsabilità storiche della Germania in quel periodo..

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