La Nuova Guerra Fredda. Il putinismo e le minacce per l’Occidente

Recensione a La Nuova Guerra Fredda. Il putinismo e le minacce per l’Occidente di Edward Lucas, prefazione di Sergio Romano e Norman Davies. Università Bocconi Editore, Milano 2009   

La rinascita delle ambizioni imperiali della Federazione Russa, palesatasi dopo la guerra lampo in Georgia dell’estate 2008, fa segnare una significativa accelerazione in questi giorni dopo la stipula dell’accordo politico-economico, il 17 dicembre a Mosca, tra il presidente ucraino Viktor Yanukovych e Vladimir Putin.

L’accordo, che secondo molti osservatori prelude a una vera e propria perdita di sovranità nazionale dell’Ucraina, in ossequio al disegno del Cremlino di ricostituire una sorta di mini Unione Sovietica comprendente Russia, Bielorussia, Armenia, Kazakhstan, Abkhazia e Ossezia del Sud (repubbliche separatiste della Georgia), è il frutto di un’abile politica di minacce e ricatti esercitati da Mosca affinché l’ex repubblica sorella non firmasse l’accordo di Associazione Economica con la UE. Nei mesi scorsi oltre al boicottaggio dei prodotti Roshen, l’industria dolciaria ucraina controllata dall’oligarca filo-occidentale Petro Poroshenko, Mosca aveva più volte dichiarato che in caso di accordo commerciale con l’Europa avrebbe innalzato barriere di filo spinato al confine con l’Ucraina e interrotto l’erogazione di gas.

E così nonostante le imponenti manifestazioni antigovernative ancora in corso a Kyiv in Maidan Nezalezhnosti – in cui migliaia di dimostranti chiedono la firma dell’Accordo di Associazione Economica con la UE, l’immediato rilascio dei detenuti politici, le dimissioni dell’esecutivo di Azarov e del Presidente Yanukovych ed elezioni parlamentari e presidenziali anticipate – Yanukovych, dopo aver risposto alle proteste con l’uso della forza, inviando le truppe antisommossa Berkut, ha siglato un patto di ferro con Putin che, oltre a tradire la volontà popolare, sancisce l’ingresso del Paese nella sfera politico-economico-militare russa dopo anni di equidistanza tra Mosca e Bruxelles.

L’accordo, ottenuto in cambio di un prestito di 15 miliardi di dollari, di una riduzione, al momento poco più che teorica (la clausola prevede infatti revisioni trimestrali del contratto) del prezzo del gas da $ 400 a $ 268 per mille metri cubi e del supporto logistico e finanziario del Cremlino per la campagna elettorale di Yanukovych del 2015, è sicuramente l’avvenimento più importante degli ultimi 22 anni della storia ucraina.

La leader dell’opposizione Yulia Tymoshenko, dal carcere di Kharkiv dove è rinchiusa dal 2011, in seguito a una sentenza ritenuta da UE e da Stati Uniti un esempio di giustizia selettiva, nella lettera pubblicata giovedì 19 dicembre sul Kyiv Post, in cui esorta il popolo del Maidan a continuare la protesta pacifica per abbattere il regime di Yanukovych, ha parlato di un avvenimento gravissimo che mette a rischio l’indipendenza dell’Ucraina ottenuta il 24 agosto 1991.

Tymoshenko inizia la sua missiva con queste parole:

“Il 17 dicembre 2013 Viktor Yanukovich ha cambiato il corso della storia. Con la firma di un pacchetto di documenti pubblici e segreti con Vladimir Putin, ha deliberatamente posto l’Ucraina sotto il controllo politico, militare, energetico, finanziario ed economico della Federazione Russa.”

Ciò che accade oggi a Kyiv sembra in qualche modo confermare le tesi sostenute da Edward Lucas nel saggio La Nuova Guerra Fredda. Il putinismo e le minacce per l’Occidente, un libro uscito in Italia nel 2009 che merita di essere letto con attenzione.

Bollato nel nostro paese come libro russofobo, il testo di Lucas si sta rivelando altresì tragicamente profetico nel delineare gli attuali scenari geopolitici nell’ex URSS.

Sergio Romano – da sempre sostenitore di un’alleanza strategica tra Russia e Europa – aveva definito il libro di Lucas “una inutile provocazione” dietro la quale si nasconde “non tanto il desiderio di riformare la Russia, quanto di indebolirla e umiliarla”.

Al contrario lo storico inglese Norman Davies, tra i massimi esperti di Guerra Fredda, considerava le tesi di Lucas nient’affatto provocatorie, ma utili affinché Europa e America trovassero uno scopo comune dopo una stagione in cui l’Occidente si era convinto che “fece bene ad abbassare la guardia quando ‘la fine della Storia”’ fu annunciata vent’anni fa.”

Lucas non fa solo retorica – scriveva Davies nella prefazione del libro – . Fa proposte concrete riguardo una risposta appropriata da parte del resto del mondo. Sottolinea la necessità di uno scopo comune tra Europa e America e tra i membri dell’UE e della Nato. Allo stesso tempo, attira l’attenzione sulla speciale vulnerabilità dei paesi europei al confine della Russia”.

Gli avvenimenti di questi giorni dimostrano come gli auspici di Davies e Lucas siano stati palesemente disattesi da parte dei leader occidentali e riconfermano “la natura essenzialmente predatoria dello stato russo, che ha sempre preferito spremere gli altri paesi che costruire pazientemente in casa propria” (Davies).

La questione ucraina è la riprova della totale assenza di una strategia comune tra Europa e Stati Uniti, del fallimento della politica di reset voluta dall’amministrazione Obama e del pericoloso rafforzamento di una Russia il cui atteggiamento belligerante è ben testimoniato dall’installazione di missili contro l’Europa nell’enclave di Kaliningrad (l’ex Königsberg prussiana) tra Polonia e Lituania. Sembra di essere tornati ai giorni della sovranità limitata teorizzata da Brezhnev, seppure declinata in chiave “moderna”.

È lo stesso Lucas a sottolineare come la Nuova Guerra Fredda si configuri attraverso modalità diverse rispetto al passato. In questo l’opinione del giornalista dell’Economist concorda con quella di tanti sovietologi che evidenziano come l’attuale scenario politico internazionale, con l’ingresso di nuovi attori come India e Cina, sia profondamente mutato. Lucas reputa però catastrofico l’errore “che il mondo compie dal 1991 di credere che la Russia stia irreversibilmente diventando un paese normale”. Il processo di democratizzazione iniziato con la prima presidenza Yeltsin si è completamente arrestato negli anni del putinismo.

“Secondo il punto di vista dei governanti attuali della Russia, i valori occidentali sono stati provati durante l’era di Yeltsin e si sono rivelati carenti. Nella migliore delle ipotesi, erano semplicemente incompatibili con le condizioni locali. Nella peggiore, erano parte di un ignobile complotto per indebolire la Russia e promuovere l’egemonia occidentale.”

L’autore, attraverso una disamina lucida e puntuale corredata di fatti e cifre, dimostra come la Russia odierna, con il consolidarsi del potere di Putin e degli uomini dell’ex KGB, abbia abbandonato, prima tacitamente e poi esplicitamente lo scopo di diventare un paese “normale”, caratterizzato da libertà politica, stato di diritto e prosperità economica.

Rispetto all’epoca sovietica sono cambiate le modalità con cui la nuova guerra viene combattuta. Oggi il mezzo principale è il denaro. Denaro, risorse naturali, diplomazia e propaganda. La Nuova Guerra Fredda è in parte una lotta per quote di mercato”. Se ai tempi di Brezhnev la prima preoccupazione strategica era la capacità della marina sovietica di bloccare le rotte di accesso all’Europa, ora è l’abilità di Gazprom di bloccare i suoi gasdotti.

È sul fronte del ricatto energetico che la Russia è più attiva. […] La manovra a tenaglia della Russia sull’Europa, con la pianificazione dei gasdotti Nord Stream e South Stream attraverso rispettivamente il Baltico e il Mar Nero, ha evidenziato la debolezza e la confusione che affliggono attualmente l’UE. Il South Stream, rivale del gasdotto Nabucco, progettato dall’UE, ha ora l’appoggio di Bulgaria, Austria e Ungheria, tutti paese che presumibilmente appoggiavano il Nabucco”.

Ciononostante, sottolinea Lucas, l’idea che la Russia sia una minaccia globale rimane ancora un miraggio. Un miraggio alimentato anche da molti politologi occidentali che, seppure implicitamente, sottolineano come il regime degli ex KGB, insediatosi al potere con Putin, sia stato un bene per la Russia. Posizione questa sostenuta anche dall’ex ambasciatore Sergio Romano che dipinge il KGB come “un’istituzione sovietica” fatta di uomini “intelligenti e preparati” e “particolarmente adatti a restaurare la forza e l’unità” in un paese, la Russia eltsiniana, a suo avviso, allo sbando.

Lucas al contrario fa notare come “coloro che governano la Russia oggi somigliano ai predecessori del XIX secolo, ma a quelli corrotti, paranoici e incompetenti, piuttosto che ai riformatori visionari come il primo ministro assassinato Piotr Stolopyn, l’uomo i cui sforzi per creare una classe contadina prospera che placasse i sentimenti rivoluzionari quasi salvarono l’impero zarista”.

Un chiaro segnale del clima che si respira a Mosca, che dovrebbe fare riflettere un’Europa che a più di vent’anni dal Crollo del Muro di Berlino appare smarrita e disunita, è l’umore interno del paese. In un sondaggio su internet di qualche anno fa, Stalin compete testa a testa con lo zar Nicola II per il titolo di più grande russo della storia mentre Andrei Sacharov, il più famoso dissente sovietico, ottiene risultati piuttosto mediocri.  Un Occidente avveduto e democratico – conclude Lucas, alla fine di questa requisitoria acuta, brillante, supportata da tante evidenze empiriche – dovrebbe innanzitutto incominciare a usare il suo soft power con maggiore efficacia.

È sorprendente che l’Europa abbia usato, per la maggior parte degli ultimi anni la sua politica dei visti in modo che ha reso avere un passaporto russo molto più attrattivo che averne uno ucraino o georgiano. Questo deve cambiare. Sarà triste per i russi se la richiesta del visto diventerà più lenta e sottoposta a maggiori controlli. Ma di questo dovranno dare la colpa a quei politici russi che hanno intenzionalmente e cinicamente trasformato il paese in un paria internazionale, disprezzato e temuto da coloro che non riesce a dominare”.

Chi è Massimiliano Di Pasquale

laurea alla Bocconi in Economia Aziendale, ha lavorato a Londra come consulente di marketing, per imprese americane e inglesi, nel settore tecnologico. Tornato in Italia si dedica alla cultura, lavorando come consulente e scrittore freelance. E' è membro dell’AISU, Associazione Italiana di Studi Ucraini e scrive di politica internazionale sulle pagine di diversi quotidiani nazionali. Nel giugno 2007, con un’intervista all’allora Presidente ucraino Viktor Yushchenko, inizia la sua collaborazione con East, bimestrale di geopolitica sull’est dell’Europa e del mondo. Ha pubblicato il libro fotografico "In Ucraina, immagini per un diario" (2010) e "Ucraina, terra di confine" (2013).

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2 commenti

  1. poveracci questi anglosassoni, sono perdenti su tutta la linea e sbavano come ossessi. E’ una goduria sentire come si mangiano il fegato, veramente lo scritto qui sopra è una pagina di delirio tragicomico. Entrare nel merito del contenuto francamente non ha neppure senso, se incontri uno che ti dice che gli asini volano mica perdi tempo a discutere, al massimo gli dici: si, certo…hai ragione..

  2. Il commento del genialoide che qui si fa chiamare Vlad62 è indice di come i Comunisti in Italia non abbiano mai capito un ca..o di politica, nè interna (da settantanni sempre sconfitti) nè estera (appoggiano Putin che finanzia tutti i movimenti di estrema destra Europei) E’ una vera goduria (usando le sue parole) vederli sempre incazz..i nei loro eskimo verdi. Quando si sveglieranno sarà sempre troppo tardi. Spero un giorno di svegliarmi in un paese che faccia una legge che mandi tutti questi personaggi nel loro Paradiso russo con un biglietto di sola andata… Purtroppo i russofoni Italiani non si sono mai levati dalle balle ed hanno sempre detto AGLI ALTRI CHE LO VIVEVANO che il Comunismo russo era bello ed era il migliore dei mondi possibili.. però loro non ci sono mai andati… peccato l’Italia sarebbe sicuramente un paese più bello !

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