TURCHIA: Erdoğan passa tra gli euroscettici. Un dispetto al PPE o alla Turchia?

Mentre l’opinione pubblica turca ed internazionale è concentrata sulle bizzarre opinioni espresse la settimana scorsa da Recep Tayyip Erdoğan sulle abitudini “immorali” degli studenti universitari, in sede europea il partito del premier ha effettuato, quasi in sordina, una svolta politica clamorosa e di difficile lettura. L’AKP ha infatti abbandonato il Partito Popolare Europeo, a cui era tradizionalmente affiliato, per unirsi ai Conservatori e Riformisti Europei (European Conservatives and Reformists, ECR).

La ragione è apparentemente molto semplice: il PPE concedeva all’AKP solo lo status di partito osservatore, negandogli la possibilità di diventare membro associato. Inoltre Erdoğan era da molto tempo esasperato dall’atteggiamento ambiguo che alcuni partiti aderenti al PPE (in primis la CDU-CSU tedesca) avevano nei confronti del suo partito e della possibile adesione della Turchia all’UE. Per tutte queste ragioni la convivenza tra l’AKP e gli altri componenti del Partito Popolare Europeo è stata storicamente molto problematica.

“Abbiamo deciso di aderire al nuovo gruppo perché il PPE ci ha rifiutato di passare dal ruolo di osservatori a quello di membri associati” ha detto a La Libre Belgique il vicepresidente dell’AKP, Mevlüt Çavuşoğlu, aggiungendo che però “la ragione principale non è questa, ma il fatto che AKP ed ECR condividono gli stessi valori conservatori e gli stessi obiettivi, per i nostri concittadini e per l’Europa”.

Le definizioni di conservatore (muhafazakâr) e di riformista (reformcu) sono del resto sempre state quelle che l’AKP ha usato per descrivere sé stesso, a partire dal famoso manifesto programmatico stilato da Yalçın Akdoğan nel 2003. La scelta del nuovo soggetto politico sembrerebbe dunque naturale. In realtà l’ECR è però un gruppo eterogeneo composto da partiti con orientamento sostanzialmente sovranista ed euroscettico, e che nella maggioranza dei casi si pongono, per il loro nazionalismo e conservatorismo, a destra rispetto al PPE. Tra i membri principali vi sono i Tories britannici di Cameron, l’ODS céco dell’ex presidente Klaus e il PiS polacco dei fratelli Kaczynski.

L’appartenenza ad un gruppo euroscettico è tipica di quei partiti che, pur facendo parte di paesi appartenenti all’Unione Europea, sono critici nei confronti delle istituzioni comunitarie e rivendicano maggiore autonomia da Bruxelles, e non sembra quindi avere molto senso per il partito di governo di un paese che non fa parte dell’UE ma sta tentando di accedervi.

L’adesione dell’AKP all’ECR sembra inoltre confermare alcuni timori diffusi a Bruxelles e nelle capitali europee. Chi teme che la Turchia nell’Unione Europea potrebbe essere sovranista e “anti-comunitaria” al pari del Regno Unito, oggi ha sicuramente una ragione in più per sostenere la propria tesi. Lo stesso vale per coloro che hanno sempre considerato l’AKP un partito diverso dai cristiano-democratici, e più vicino alla destra religiosa esemplificata dall’Unione Cristiana olandese, anch’essa membro dell’ECR. In generale la nuova collocazione dell’AKP sembra ufficializzare agli occhi dell’Europa la svolta a destra che ne ha caratterizzato l’azione nell’ultimo anno.

La decisione di cambiare affiliazione europea non pregiudica di certo il cammino turco verso l’integrazione nell’Unione. Ma il rischio più grande è che, per fare un dispetto al PPE, Erdoğan e il suo partito possano arrecare un danno notevole e difficilmente reversibile all’immagine del proprio paese. Tutto questo potrà avere conseguenze di cui pochi, almeno al momento, sembrano capire la gravità.

Foto: Osipowa, Flickr

Chi è Carlo Pallard

Laurea magistrale con lode in Scienze storiche presso l'Università degli studi di Torino, con tesi dal titolo "Da impero a nazione. Ziya Gökalp e la nascita della Turchia moderna". È autore, assieme a Matteo Bergamaschi, del volume Dire io. Sulla questione identitaria del mondo post-moderno, Aracne editrice, Roma 2012. Parla turco, inglese e azero. E' nato a Torino nel 1988.

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Un commento

  1. Insomma, ormai manco la Turchia vuole entrare in Europa. E meno male che doveva essere la nostra “salvezza”

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