"In Utero Srebrenica" e il potere taumaturgico delle ossa

Kostima, le ossa. E’ la parola chiave del documentario “In Utero Srebrenica” di Giuseppe Carrieri.

E’ nel buio della notte che Munira, scavando in silenzio, ricerca le ossa del figlio ucciso nel genocidio di Srebrenica. A volte, ancora oggi, in mezzo a un campo di patate, queste vengono fuori come oggetti misteriosi a cui ogni madre si lega per trovare finalmente pace, nell’orrore infinito di una guerra che, per quanto finita, continua nei cuori e negli occhi dei sopravvissuti. Aida è stata stuprata e d’allora non può più diventare madre, Hajra, sfidando le mine, ha ritrovato un teschio e d’allora crede che appartenga al figlio. Queste sono solo alcune delle rughe di Srebrenica che compongono il forte panorama umano della maternità di un posto martoriato, in cui oltre i vincoli della scienza e della medicina, madri anziane e ferite si mettono continuamente in cammino con la speranza che anche un minimo frammento di ciò che hanno creato possa ridare loro il senso della vita.

 

Chi è Davide Denti

Dottore di ricerca in Studi Internazionali presso l’Università di Trento, si occupa di integrazione europea dei Balcani occidentali, specialmente Bosnia-Erzegovina.

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2 commenti

  1. una macchia sulla coscienza dell’umanità, le varie guerre nell’ex Jugoslavia non hanno portato aa una soluzione accettabile, stabile e duratura, i balcani son e restano un’area instabile, la solita “polveriera”, vorrei avere, se possibile, analoghi articoli sulle stragi avvenute nel Kosovo, è solo un mio interesse personale, se qualcuno vorrà e potrà fornirmi indicazioni sulle stragi commesse sia dai serbi che dagli albanesi in Kosovo, sarò grato di apprendere verità e situazioni che non conosco. Grazie.

  2. Aggiungo i croati.

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