ECONOMIA: Gli effetti della crisi economica armena

di Matteo Bartolini

L’Armenia risulta essere uno dei Paesi che hanno risentito maggiormente della crisi economica globale, tanto è vero che nel corso del 2009 il PIL ha fatto segnare un vero e proprio crollo (-14,4% su base annua). Gli elementi che hanno messo in crisi l’economia dello stato che nel corso degli scorsi anni era stato da alcuni denominato “tigre caucasica”, a causa dei tassi di crescita a due cifre, sono molteplici e tra essi si possono segnalare: il consistente calo delle rimesse degli emigrati, il crollo della domanda di beni chiave per l’export armeno quali oro, molibdeno e rame e il ridimensionamento del flusso di FDI in entrata.

Per quanto riguarda il primo elemento è indubbio che la crisi economica globale, avendo provocato un aumento della disoccupazione a livello europeo, ha colpito anche i lavoratori armeni all’estero e ha causato una flessione del valore delle rimesse pari al 30%. Analizzando invece la questione del commercio internazionale risulta evidente che l’export armeno ha risentito in particolare del calo della domanda russa e della netta diminuzione del prezzo delle materie prime sui mercati internazionali. A titolo di esempio i dati mostrano che, nel periodo compreso tra il settembre 2008 e il marzo del 2009, i prezzi del rame e del molibdeno hanno fatto segnare un calo pari a circa il 33%, mentre le esportazioni hanno complessivamente subito un tracollo del 47%.  La crisi economica ha inoltre provocato un netto crollo del flusso di FDI in entrata, passati da circa 270 milioni di dollari a 50 milioni, elemento questo che ha indubbiamente tolto importanti risorse al settore economico interno.

Nello stesso tempo si sono manifestati altri elementi che hanno confermato lo stato di crisi generale dell’economia armena, tra questi si possono citare una forte crisi del settore edile (-50%), un crollo del 30% nel valore degli immobili, una contrazione dei crediti al consumo e un evidente deprezzamento (-21%) della moneta nazionale, il dram. Di fronte a tali difficoltà il governo ha varato una serie di misure volte a stimolare il settore economico interno e, a tal fine, ha potuto utilizzare crediti erogati dalla Russia (500 milioni di dollari, per una durata di 14 anni e con un tasso di interesse pari al Libor +3%), dal Fondo Monetario Internazionale (540 milioni di dollari) e dalla Banca Mondiale (60 milioni di dollari) che sono stati destinati prevalentemente al supporto alle piccole e medie imprese.

Tra i settori che hanno beneficiato di aiuti sono presenti anche quello delle infrastrutture, quello minerario e quello sociale. Gli effetti delle politiche anticrisi adottate dal governo armeno e, soprattutto, l’inversione di tendenza registrata a livello mondiale, hanno permesso un miglioramento del quadro economico che, allo stato attuale, risulta sensibilmente meno preoccupante. I dati del primo semestre 2010, confrontati con quelli dello stesso periodo del 2009, mostrano un tasso di crescita delle rimesse pari al 10% mentre il PIL ha fatto segnare un incremento del 5,5% e la produzione industriale si è caratterizzata per una crescita del 10,4%. Nonostante questo parziale miglioramento risulta comunque importante sottolineare che l’economia armena necessita di consistenti riforme tese in particolare a garantire la stabilità del quadro economico interno, a rafforzare il settore bancario, a ridurre i vincoli ai flussi di capitale e a migliorare l’organizzazione del mercato del lavoro.

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