BOSNIA: L'Unione Europea non riconoscerà le elezioni del 2014?

La leadership politica non ha dato priorità all’agenda UE e tradotto i suoi impegni presi con l’Unione in azioni concrete. Questo è molto deludente.

Sarebbe davvero negativo per i cittadini di questo paese, che vogliono un futuro migliore – soprattutto in un momento in cui gli altri paesi della regione si stanno muovendo in avanti verso l’Unione europea. La Bosnia-Erzegovina è a rischio concreto di rimanere indietro.”

Così Štefan Füle, Commissario UE all’allargamento, nei giorni scorsi, a conclusione della sua visita a Sarajevo. La Bosnia-Erzegovina resta uno dei paesi dei Balcani Occidentali in cui l’integrazione europea è più al palo. Sarajevo ha firmato un accordo di preadesione con Bruxelles – l’accordo di stabilizzazione e associazione (SAA) – nel 2008, ma questo non è mai entrato in vigore perché la leadership bosniaca non ha introdotto alcune tra le riforme giudicate necessarie dall’Unione. Attualmente, un accordo ad interim garantisce la liberalizzazione dei commerci tra il paese balcanico e l’Unione, ma tutti gli altri volani di cooperazione e integrazione – inclusa la candidatura ufficiale all’UE e la possibilità, un giorno, di aprire negoziati di adesione – restano in sospeso.

Sono qui per sottolineare ai leader istituzionali e politici della Bosnia ed Erzegovina quanto sia urgente attuare la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo nel caso di Sejdić e Finci. (…) Questo argomento è di vitale importanza per l’Unione europea. La conformità con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo è della massima importanza per i nostri Stati membri. E crediamo che tutti dovrebbero avere il diritto di candidarsi alle elezioni. Si tratta di un obbligo giuridico della Bosnia-Erzegovina sia nei confronti del Consiglio d’Europa, sia nei confronti dell’Unione Europea in base all’accordo di stabilizzazione e di associazione. Si tratta di uno dei prerequisiti perché una domanda di adesione all’UE possa essere presa in considerazione.”

La sentenza “Sejdić e Finci”, emessa dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo nel dicembre 2009  – e di cui East Journal si è occupato nel primo numero di Most -, denunciava la discriminazione della Costituzione di Bosnia-Erzegovina nei confronti dei cosiddetti ostali” (gli “altri”), cioé i cittadini bosniaci non appartenenti a nessuna delle tre “nazioni costitutive” del Paese (la bosgnacca, la serba e la croata). Secondo la Costituzione vigente, gli “ostali” non possono candidarsi né per la Presidenza, né per la Camera Alta del Parlamento. Si sperava che tale sentenza potesse spingere alla sempre più necessaria riforma del sistema di Dayton, ma tutti i tentativi degli ultimi anni sono falliti a causa dei veti incrociati. Anche l’ultima bozza mediata da Bruxelles a marzo tra i vari partiti, che sembrava potesse costituire un accordo di massima, è naufragata per l’opposizione dei partiti nazionalisti croato-bosniaci. D’altronde, il caso mette in discussione l’impianto etnocentrico della Bosnia come previsto dal Trattato di Dayton del 1995, che mise fine al conflitto ma che è oggi tremendamente fuori tempo.

Bruxelles sembra dare segnali d’impazienza e fare la voce grossa per una volta, forse per innalzare la pressione sui politici bosniaci e spingerli a più miti consigli, nell’anno in cui la Croazia entra come membro a pieno titolo dell’Unione e anche la Serbia potrebbe iniziare i negoziati. Füle ha annunciato che il terzo round di discussione sull’apertura dei negoziati d’adesione potrebbe essere annullato, e che l’Unione potrebbe decidere di non riconoscere i risultati delle prossime elezioni, nel 2014, se queste si dovessero tenere ancora secondo un sistema giudicato contrario agli standard europei di diritti umani. Citando il segretario del Consiglio d’Europa, Thorbjorn Jagland, Füle ha ricordato come “un’altra elezione in violazione della Convenzione Europea sui Diritti dell’Uomo sarebbe inaccettabile, e minerebbe in maniera seria la legittimità e credibilità degli organismi elettivi del paese”.

Siamo stati chiari sulle conseguenze di una mancanza di progressi. Senza un compromesso e senza la piena entrata in vigore dell’accordo SAA, il cammino della Bosnia Erzegovina verso l’Unione Europea sarà congelato.”

Le prospettive per un accordo tra i vari partiti a Sarajevo sono tuttavia molto limitate. Il ministro degli esteri Zlatko Lagumdzija ha dichiarato: “Non credo ci sia nemmeno la possibilità teorica che i sette leader politici possano trovare un accordo sulla sentenza [Sejdić e Finci]”.

Foto di Luca Leone /  A nordest di che

Chi è Davide Denti

Dottore di ricerca in Studi Internazionali presso l’Università di Trento, si occupa di integrazione europea dei Balcani occidentali, specialmente Bosnia-Erzegovina.

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