IRAN: Nucleare, il negoziato che non s'ha da fare

Ancora nessun passo avanti per i negoziati tra Iran e comunità internazionale sul programma nucleare iraniano. È finito in un nulla di fatto l’incontro del 16 e 17 gennaio tra Teheran e gli ispettori dell’AIEA, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, che speravano di ottenere l’ok per visitare lo stabilimento militare di Parchin, a pochi chilometri da Teheran. Lì, stando alle fonti della comunità internazionale, la Repubblica islamica sarebbe impegnata in test per dotarsi di un arsenale nucleare. Teheran respinge le accuse e rivendica il suo diritto ad arricchire l’uranio per fini civili. L’accesso alla base quindi è stato ancora una volta negato e, se un altro incontro è fissato per il 13 febbraio, le prospettive non depongono a favore di una svolta cruciale. Sono mesi infatti che i negoziati annaspano, anche a causa delle posizioni apparentemente irremovibili delle due parti, impantanate in un gioco delle colpe che rivela una fondamentale mancanza di volontà.

L’Iran, secondo Mahdi Mohammadi, una delle figure chiave dei negoziati, pone come pregiudiziale il riconoscimento, da parte della comunità internazionale, del diritto iraniano a impiegare il nucleare per fini pacifici. Solo a quel punto Teheran sarà disposta a dimostrare la propria disponibilità a nuove ispezioni dell’AIEA e, dopo la sospensione delle sanzioni, a negoziare sull’arricchimento dell’uranio. Al momento le turbine iraniane sono in grado di arricchire l’uranio al 20 per cento, soglia che sarebbe sufficiente per sviluppare un ordigno nucleare, anche se di scarsa portata. Ma il condizionale è d’obbligo, dato che a forza di battibeccare sull’ipotetico arsenale iraniano ci si dimentica che al momento la comunità internazionale non ha prove di un effettivo impiego militare dell’uranio arricchito. Al contrario, un rapporto della CIA nel 2007 confermò che l’Iran aveva abbandonato il progetto di dotarsi di un ordigno nucleare nel 2003.

L’Iran è tra i firmatari del patto di non proliferazione del 1970 e nel 2005 la Guida suprema Ali Khamenei ha bandito le armi nucleari con un editto religioso. Ovviamente queste garanzie non bastano, e i dubbi della comunità internazionale sommati all’ostruzionismo iraniano sembrano suggerire che, se l’Iran è così restìo ad aprire i suoi siti nucleari alle ispezioni, significa che ha qualcosa da nascondere. Il passaggio in realtà non è così immediato: alcuni analisti infatti avanzano l’ipotesi che l’Iran stia giocando la carta dell’ambiguità strategica, ovvero voglia gettare dubbi nella comunità internazionale sulle sue ambizioni nucleari per accrescere il proprio peso politico. Ma, se questo è il suo gioco, non si può dire che ne stia uscendo da vincitore, dato lo stato malfermo della sua economia, gambizzata dalle sanzioni internazionali.

Le trattative diplomatiche degli ultimi anni sono state scandite da una serie di rapporti dell’AIEA, di cui l’ultimo del novembre 2012, infarciti di “probabilmente” e di ipotesi più o meno fondate, alternate a nuove tornate di sanzioni, soprattutto da parte di USA e UE. Ma Teheran non vuole riconoscere di essere stata costretta dalle sanzioni a sedersi al tavolo dei negoziati e, prima di cedere alle pressioni, vuole ottenere delle garanzie dalla comunità internazionale, concessioni che l’AIEA non è nella posizione di fornire. L’errore quindi è stato quello di far svolgere l’incontro con i rappresentanti dell’agenzia atomica, che si occupa essenzialmente di questioni tecniche, prima di quello politico, portato avanti dai cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza Onu – Cina, Francia, Gran Bretagna, Russia, Stati Uniti – più la Germania (P5+1).

Le ultime trattative sono avvenute a Istanbul il 3 luglio 2012, ma non c’è ancora una data per il prossimo round. I vertici iraniani non hanno intenzione di mostrare la loro debolezza, soprattutto a sei mesi dalle elezioni presidenziali, previste per il 14 giugno 2013. Ma, a meno di stravolgimenti significativi nei prossimi mesi, le elezioni non disarcioneranno la Guida suprema Ali Khamenei, carica non elettiva nonché vero artefice del programma nucleare iraniano. Questo attendismo non fa che peggiorare le condizioni economiche dell’Iran, dove recentemente iniziano a scarseggiare beni di prima necessità come i medicinali. Così il braccio di ferro politico su una minaccia potenziale continua ad avere, per la quotidianità degli iraniani, conseguenze fin troppo reali.

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3 commenti

  1. Girello Destrorsi

    Ottimo articolo

    • Io dico che le guide(cieche) iraniano stanno mentendo spudoratamente,vogliono dotarsi della bomba nucleare e giocano a prendere tempo…INASPRIRE ULTERIORMENTE LE SANZIONI E DARGLI UN ULTIMAMUM !!

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