ROMANIA ELEZIONI/1: Si vota il 9 dicembre per il rinnovo del Parlamento, chi sono i candidati

Domenica 9 dicembre sarà un giorno importante per la Romania. Dopo un anno d’instabilità politica segnato da cambi di governo, misure di austerità, tentativi d’impeachment e proteste di piazza, per i romeni è arrivato di nuovo il momento di eleggere i propri rappresentanti in Parlamento. In seguito, il Capo dello Stato nominerà il Primo Ministro in conformità con il verdetto delle urne. Chi sono gli sfidanti alla carica di premier della Romania e quali partiti rappresentano?

La coalizione che i sondaggi danno come favorita con circa il 60% delle preferenze è l’Unione Social Liberale (USL) del premier in carica da maggio 2012, Victor Ponta. Composta dai socialdemocratici del PSD (Partito social democratico), dal Partito nazional liberale di Crin Antonescu e dal Partito conservatore, quella che era stata inizialmente etichettata come un’improbabile alleanza tra centro-sinistra e conservatori è uscita vincitrice alle elezioni amministrative di giugno aggiudicandosi in sostanza metà delle preferenze espresse dai romeni, e ora confida di ripetere il risultato alle politiche.

Nonostante Ponta sia dato come vincitore, la sua popolarità ha subìto un calo negli ultimi mesi. In giugno l’opposizione ha chiesto le sue dimissioni, con tanto di manifestazioni di fronte al palazzo del governo (la cosiddetta protesta delle virgolette), dopo aver scoperto che parte della sua tesi di dottorato era stata copiata. A luglio, poi, l’intervento della Corte Costituzionale ha invalidato l’esito del referendum popolare organizzato dal governo nel tentativo di destituire il capo dello stato Traian Bǎsescu. I giudici, infatti, hanno decretato l’invalidità della consultazione per mancato raggiungimento del quorum, contestando a Ponta di aver tentato di modificare la legge sulla consultazione popolare appena prima delle elezioni. Il premier aveva cercato di eliminare l’obbligo della soglia del 50% più uno degli aventi diritto al voto, e si era anche affrettato a sostituire i presidenti di Camera e Senato appena prima della consultazione. Inoltre con un provvedimento d’urgenza aveva privato la Corte costituzionale di alcuni suoi poteri in favore dell’esecutivo. Ponta, dal canto suo, si è difeso accusando i giudici di essere asserviti al capo dello stato (che ne elegge direttamente un terzo), i cui poteri, sempre secondo il premier, sono andati ben oltre i limiti previsti dal suo mandato presidenziale, interferendo con quelli dell’esecutivo.

L’alternativa all’USL è l’Alleanza Romania Giusta (ARD), vicina al presidente Bǎsescu. Data tra il 15% e il 20% dai recenti sondaggi, la formazione di centro-destra include il Partito democratico liberale (PDL), il Partito nazionale contadino democristiano e Forza civica, il cui leader è Mihai Rǎzvan Ungureanu. Nominato premier da Bǎsescu a febbraio in seguito alle dimissioni di Boc, Ungureanu è rimasto in carica per soli tre mesi, prima di essere sfiduciato dal parlamento. Anche il suo passato non è limpido: ex direttore dei Servizi Segreti esteri, nel 2007 è stato costretto a dimettersi dalla carica di Ministro degli Esteri per non aver informato l’allora premier dell’arresto in Iraq di due cittadini romeni accusati di spionaggio.

Le altre due forze politiche sulla scena elettorale sono l’Unione Democratica degli Ungheresi di Romania (UDMR), che i sondaggi danno al 6%, partito che rappresenta la minoranza ungherese del paese, e la novità della scena politica romena: il Partito del popolo – Dan Diaconescu (PP DD), il cui leader è l’omonimo presentatore televisivo. Giornalista, tycoon della politica, proprietario del canale televisivo OTV, con le sue azioni a forte impatto mediatico Diaconescu si è guadagnato l’appoggio di molti cittadini che seguono le sue trasmissioni e non vedono negli altri partiti una valida alternativa. Il suo curriculum vanta un arresto per estorsione nel 2010. Secondo i sondaggi, il PP DD potrebbe raccogliere il 14% dei voti.

Dopo le impopolari misure di austerità adottate dal PDL, che hanno alienato la fiducia dell’elettorato verso i partiti di centro-destra, con molta probabilità i cittadini romeni indirizzeranno le loro preferenze verso l’USL. Ma in un paese considerato tra i più poveri e corrotti d’Europa e ad oggi incapace di ripianare il debito con il Fondo Monetario Internazionale è difficile che, chiunque risulti vincitore della tornata elettorale, riesca ad essere all’altezza delle aspettative dei cittadini romeni.

Chi è Chiara Milan

Assegnista di ricerca presso la Scuola Normale Superiore, dottorato in Scienze politiche e sociali presso l'Istituto Universitario Europeo di Fiesole (Firenze). Si occupa di ricerca sulla società civile e i movimenti sociali nell'Est Europa, e di rifugiati lunga la rotta balcanica.

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