REP. CECA: I Sudeti e la Merkel, quando la Storia non passa

di Gabriele Merlini

 

Il neo Primo Ministro ceco, Petr Nečas, incontra Angela Merkel

 

 

Sulla carta e online sono rintracciabili dozzine di associazioni tedesco-ceche con lo scopo di promuovere scambi culturali tra le due nazioni; dai militari e diplomatici nei tempi passati alle gare ciclistiche attuali, lungo la rotta tra Berlino e Praga è transitato (e continua a transitare) più o meno di tutto. D’altronde la distanza è relativa e la morfologia del territorio -un’unica gigantesca pianura- agevola i contatti.

Cronologicamente l’ultimo prodotto ceco esportato con decoroso successo in territorio tedesco è stato un primo ministro, essendo avvenuto ieri l’incontro tra Petr Nečas e Angela Merkel. Molti i temi toccati dai premier di Repubblica Ceca e Germania, per quanto solo un argomento sia stato capace di catalizzare l’attenzione dei media appostati fuori il Bundestag, nonostante l’usuale tentativo di farlo passare come dettaglio o elemento di colore inseribile in scia ai grandi problemi economici e finanziari che inguaiano il pianeta: vale a dire il decreto Beneš -o meglio i decreti Beneš- causa della espulsione cinquanta anni fa di tre milioni di tedeschi dai Sudeti, privati dal governo di Praga delle proprietà e della cittadinanza cecoslovacca.

Crepa che puntualmente si ripresenta ogni qualvolta un esponente politico ceco incappi in un tedesco, e capace anche in questi tempi di generare scricchiolii sospetti e frasi elusive (per esempio l’attuale Presidente della Repubblica Ceca Václav Klaus, come flebile giustificazione alla profonda antipatia nutrita nei confronti del Trattato di Lisbona, dal Pražský Hrad spesso usava tirare in ballo la faccenda dei Sudeti e Beneš, poi volatilizzata al momento della firma cui è stato di fatto obbligato).

Tuttavia Nečas ha sviato anche ieri, dichiarando quanto i rapporti tra Repubblica Ceca e Germania debbano «principalmente guardare al futuro»; fortuna che pure Berlino mai abbia avuto un grande interesse a prendere in mano direttamente i decreti Beneš, e guardare al passato.
Geopoliticamente, essendo i Sudeti una regione tra Boemia-Moravia e Germania sud-orientale (più picchi polacchi) il contenzioso è stato principalmente tra Baviera, Praga e Vienna (Horst Seehofer, presidente del Land, ha in programma una visita ufficiale nella capitale ceca in questo autunno, con l’idea di piazzare l’argomento al centro dei dibattiti; fino ad oggi gli incontri tra esponenti di Monaco -riuniti nella associazione Sudetendeutsche Landsmannschafte– e cechi sui decreti Beneš sono stati decisamente sterili, non avendo Praga la minima intenzione di risarcire danni di tempi  remoti, o subire ulteriori impicci nel processo di integrazione europea. Viceversa in Austria, luogo dove furono spediti molti Sudetendeutsche, il pacchetto venne inserito persino nel programma di governo di Jörg Heider, mentre l’attuale esecutivo parrebbe interessarsene meno).

Ad ogni modo anche la Merkel nella serata di ieri ha ribadito come i colloqui con Nečas siano stati incentrati «più che altro su problematiche economiche e rapporti bilaterali»; d’altronde nonostante la crisi gli scambi commerciali tra Germania e Repubblica Ceca continuano ad andare benone e non sembrerebbe il momento migliore per alimentare il fuoco -piuttosto sopito ma ancora in grado di bruciacchiare, evidentemente- di contenziosi risalenti a cinquanta anni fa, la cui risoluzione prevederebbe riprendere in mano pagine tra le più taglienti e dolorose delle rispettive storie nazionali.

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