UCRAINA: La nuova mafia di Yanukovich

In Ucraina il tramonto della Rivoluzione arancione sta riportando all’indietro le lancette della Storia. L’arresto di Julia Timoshenko è solo la manifestazione più visibile dell’erosione dei diritti che si sta realizzando nel Paese. Formalmente nulla cambia ma nella sostanza il potere, la novaia vlast sta allungando i propri tentacoli sull’insieme delle attività economiche dell’Ucraina.

Uomini del gruppo di potere di Donetsk, che ha portato alla presidenza Viktor Yanukovich, si stanno installando in tutto il Paese nei principali posti di comando. L’obiettivo non è solo politico ma un diretto impossessamento delle attività economiche più redditizie. Dai piccoli ai medi imprenditori sino ai più grandi, serpeggia il timore che agli uffici della propria ditta si presentino i cosiddetti “raideri“. In tutto il Paese molte attività economiche sono già passate di mano, attraverso prestanome. Costoro sono strettamente legati alla nuova (vecchia) élite politica, emanazione del comitato d’affari che il potere di Yanukovich rappresenta. Non c’è modo di ribellarsi, a meno di non mettere a repentaglio la propria incolumità fisica e rischiare la distruzione dell’attività che avviene non solo per via violenta ma, per così dire, anche per via legale attraverso continui controlli fiscali, sanitari e polizieschi.

Il fenomeno si sta estendendo a macchia d’olio in tutto il Paese, questa mafia è l’espressione della cosiddetta “restaurazione” di Yanukovich. La tradizionale rassegnazione “sovietica” di fronte agli arbitrii del potere permette ai cittadini di sopportare fenomeni che già avvenivano durante la presidenza Kuchma. Vale forse la pena ricordare che Yanukovich era il delfino di Kuchma, il candidato alla successione prima che la Rivoluzione arancione spezzasse per un poco la catena.

La polizia, famigerata presso i turisti all’epoca di Kuchma per le ingiustificate pretese di denaro e l’abuso di potere, è tornata (complice la crisi) a chiedere “amichevolmente” denaro agli stranieri in visita in occasione di casuali controlli. Durante l’estate, nella regione turistica della Crimea, può capitare di vedere locali sottoposti a sequestro in seguito a controlli della polizia. Dopo poche settimane tornano in attività ma il proprietario non è più lo stesso. Con poche indagini e un po’ di conoscenza del luogo è facile risalire dal prestanome al vero proprietario, in genere membro o famigliare dell’élite politico-mafiosa che gestisce il Paese con la complicità delle forze dell’ordine corrotte. Stanno dunque ritornando nel Paese le abitudini consolidate negli anni più bui della transizione post-sovietica.

Chi è Matteo Zola

Giornalista professionista e professore di lettere, classe 1981, è direttore responsabile del quotidiano online East Journal. Collabora con Osservatorio Balcani e Caucaso e EastWest. E' stato redattore a Narcomafie, mensile di mafia e crimine organizzato internazionale, e ha scritto per numerose riviste e giornali (Nigrizia, Il Tascabile, il Giornale, Il Reportage). Ha realizzato reportage dai Balcani e dal Caucaso, occupandosi di estremismo islamico e conflitti etnici. E' autore di "Congo, maschere per una guerra", Quintadicopertina editore, Genova, 2015; e di "Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile" (curatela) Quintadicopertina editore, Genova, 2015.

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2 commenti

  1. L’arresto di Julia Timoshenko è solo la manifestazione delle lotte interne. Julia Timoshenko non era molto diversa, ma all’Occidente piace sempre avere un “dissidente”, un giusto, combattente per la democrazia, in galera. Il solo fatto di essere in galera la mette in questa posizione, ma la Timoshenko è interessata alla democrazia tanto quanto Yanukovich – finché c’è qualcosa da guadagnare.

    • Forse è superfluo scriverlo, ma concordo assolutamente con il commento di Jelena. Non dico che tenere un oppositore in carcere sia la massima espressione della libertà, anzi, ma sinceramente non credo nemmeno io che la Timoshenko sia una paladina della democrazia.