UNGHERIA: La Commissione fa la pace con Budapest. Chiuse due procedure di infrazione

La Commissione europea ha annunciato il 19 luglio di aver formalmente chiuso la prima procedura d’infrazione aperta il 17 gennaio contro l’Ungheria a garanzia dell’indipendenza della Banca Centrale Ungherese (Magyar Nemzeti Bank, MNB). Una seconda procedura d’infrazione, circa l’indipendenza dei giudici, potrebbe essere chiusa a breve a seguito di una sentenza della Corte costituzionale ungherese che ha giudicato incostituzionale la norma già impugnata da Bruxelles. Il “caso Ungheria” sembra avviarsi alla risoluzione, mentre l’attenzione di Bruxelles si sposta sempre più su Bucarest.

Votati in Parlamento gli emendamenti a garanzia dell’indipendenza della Banca centrale

La mossa segue l’approvazione da parte del parlamento magiaro, il 6 luglio, di una serie di emendamenti allo statuto della MNB, in linea con gli impegni presi da Orbán nell’incontro del 24 aprile con José Barroso.

Gli emendamenti, raccomandati a Budapest dalla troika Commissione-BCE-FMI, riguardano la distribuzione del potere esecutivo tra il Consiglioo Monetario e il Consiglio Esecutivo della MNB. Il parlamento ungherese ha rimosso, secondo la Commissione, le norme incompatibili con i requisiti di indipendenza delle banche centrali contenuti nei Trattati (art. 130 TFUE, art. 14 dello Statuto della BCE): tali norme includevano l’obbligo di sottomettere al governo l’agenda degli incontri del Consiglio Monetario, il diritto del rappresentante del governo di presenziarvi, e l’abolizione del Consiglio Monetario nel momento in cui l’Ungheria adotterà l’euro.

La possibile chiusura della procedura d’infrazione era stata annunciata già ad aprile, a seguito degli impegni presi dal governo ungherese, ma si aspettava che essi si traducessero in norma di legge. La Commissione e il Fondo monetario internazionale inizieranno ora a discutere con il governo ungherese di un programma di assistenza finanziario precauzionale.

La Corte costituzionale giudica sulle garanzie all’indipendenza dei giudici

Restano aperte, nei confronti dell’Ungheria, altre due procedure d’infrazione circa le leggi costituzionali votate da Fisdesz ed entrate in vigore ad inizio 2012.

La prima procedura d’infrazione concerne il prepensionamento di massa dei giudici a 62 anni, considerato una forma di spoil-system, suscettibile di mettere a rischio l’indipendenza del potere giudiziario, con 236 giudici ungheresi passibili di essere pre-pensionati nel solo 2012. La situazione potrebbe risolversi a breve anche grazie all’intervento della Corte costituzionale di Budapest, che il 16 luglio ha dichiarato incostituzionale tale norma, per gli stessi motivi per cui la Commissione la stata portando in giudizio alla Corte di Giustizia dell’UE. La sentenza della Corte costituzionale è stata definita uno “schiaffo in pieno volto” al governo Orbán, che non aveva mai voluto retrocedere sulla questione.

Protezione dei dati personali: l’ultima questione aperta tra Bruxelles e Budapest

L’ultima procedura d’infrazione aperta contro l’Ungheria riguarda l’indipendenza dell’autorità di protezione dei dati, sulla quale la risposta del 15 febbraio del governo ungherese alla Commissione è stata giudicata insoddisfacente da Bruxelles. Le autorità di Budapest si erano comunque già dichiarate aperte al compromesso sulla questione.

Chi è Davide Denti

Dottore di ricerca in Studi Internazionali presso l’Università di Trento, si occupa di integrazione europea dei Balcani occidentali, specialmente Bosnia-Erzegovina.

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4 commenti

  1. Non sono certo che la commissione estinguerà la procedura di infrazione per quanto riguarda l’indipendenza dei giudici. Come si legge nel comunicato: http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=MEMO/12/165&format=HTML&aged=0&language=EN&guiLanguage=en non si tratta infatti solo di età pensionabile, bensì anche (e soprattutto, direi) della selezione dei magistrati e dei poteri del nuovo organo giudiziario nazionale, che può spostare più o meno a proprio piacimento determinati processi da una corte all’altra. La dichiarazione di incostituzionalità, oltretutto, giunge troppo tardi, quando la maggioranza dei giudici sono già stati forzati in pensionamento, quindi sussistono seri dubbi sulla sua effettiva applicabilità.

    • Ciao Matteo, grazie dei dettagli. Sono d’accordo con te: la sentenza della Corte Costituzionale non chiude il secondo capitolo di contenzioso. Si vedranno gli sviluppi e le valutazioni di Bruxelles (nel titolo avrei dovuto mettere “1 e mezza” anziché due).

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