foto di Jon Matthies

TURCHIA: Las Vegas e il minareto

Alanya è una cittadina a metà strada tra Antalya e Mersin, adagiata sulla costa meridionale della Turchia. Arrivarci in automobile dai tre punti cardinali dotati di viabilità terrestre significa aver attraversato paesaggi in cui la presenza dell’uomo è scarsa, se non inesistente. Per chilometri si viaggia su strette strade costiere o tortuose strade di montagna, percorse prevalentemente da camion carichi di Coca Cola. La civiltà si può incontrare nei villaggi rurali, nei paesi che paiono sorti intorno a un autogrill in stile “Arizona” oppure in piccoli agglomerati urbani piuttosto anonimi. Tutti questi luoghi hanno una cosa in comune: la totale assenza di turismo.Non è certo come l’italica costa Adriatica dove la vocazione si intuisce ad ogni chilometro. Tuttavia, in prossimità di Alanya si iniziano a scorgere dapprima inspiegabili (ancora per poco) buchi nelle montagne, subito dopo grandi cantieri affollati di gru che svettano nel cielo e, man mano che ci si avvicina alla città, nuovissimi alberghi mastodontici presumibilmente dotati -da soli- della stessa quantità di servizi che può offrire una città come Biella. A quel punto è chiaro dove sono diretti i camion carichi di bevanda frizzante.

La serie di strutture ricettive da turismo di massa accompagna la vista per un lungo tratto di costa. Alanya è una città in espansione per accogliere un sempre maggior numero di vacanzieri. Molti di quelli attuali attendono di venire qui per vedere finalmente il sole brillare. Russi e scandinavi, in particolare, hanno trovato in questa città il luogo perfetto per la villeggiatura. Si può scorgere ad ogni angolo un’insegna in cirillico, un “norwegian pub”, una coppia di mezza età ben più alta e bionda della media degli abitanti autoctoni. D’altra parte, i residenti non sono molti: poco meno di centomila. I turisti, invece, raggiungono ogni anno la soglia dei sei, sette milioni. Oltre a Russia e Scandinavia, Antalya vede rappresentanze da Polonia, Francia, Germania, Austria, paesi baltici, Inghilterra e Stati Uniti. Al contrario, gli israeliani che fino al 2008 prendevano d’assalto gli alberghi di lusso con più di trecentomila presenze l’anno hanno drasticamente ridotto le prenotazioni, come svelava l’Hurriyet Daily News  alla fine della scorsa stagione, sino ad arrivare ad un numero irrisorio di presenze. La ragione della sparizione dei turisti provenienti da Israele è da ricercarsi nella crescente tensione tra Ankara e Tel Aviv. Anche i vicini del sud, che si attendevano numerosi dopo l’accordo tra Turchia e Siria per togliere reciprocamente l’obbligo del visto, mancano all’appello, a causa della situazione di grave instabilità in cui versa il paese ancora nelle mani degli Assad. Alanya vive evidentemente grazie al turismo, quindi è sempre alla ricerca di nuovi mercati, attraverso una vastissima offerta immobiliare e mirate strategie per accattivare possibili nuovi turisti dai quattro angoli del mondo. L’Alanya Tourism Fest di quest’anno, ad esempio, avrà la Lettonia come ospite d’onore.

In questo angolo di Turchia il turista può godersi il bel mare incontrando persone che provengono, molto probabilmente, da una città in Russia non distante dalla loro ed evitare lo “shock culturale” grazie al curatissimo contesto, confezionato più in base alle abitudini degli ospiti che alle tipicità turche. I minareti sono illuminati da neon verdi e giacciono, impotenti, nel mezzo del quadrato più sfrenato della notte di Antalya. Insieme alle attività diurne e notturne ad hoc per i turisti, i prezzi bassi costituiscono certamente l’attrattiva maggiore. Per venire ad Alanya a bere una birra tedesca in un pub inglese che trasmette su megaschermo  una finale di calcio tra Norvegia e Francia, potete acquistare un bilocale con piscina condominiale alla modica cifra di trentamila euro. La nuova dacia si può cercare in Turchia.

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