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MACEDONIA DEL NORD: Il paese vira a destra, inizia una fase nuova?

Lo scorso 8 maggio, si è tenuto in Macedonia del Nord il secondo turno delle elezioni presidenziali e allo stesso tempo si è anche votato per rinnovare il parlamento. In entrambi i casi, il partito di centrodestra VMRO-DPMNE ha registrato una vittoria netta.

I risultati

Come facilmente pronosticabile alla luce dei risultati del primo turno delle elezioni presidenziali del 24 aprile, la candidata di VMRO-DPMNE Gordana Siljanovska-Davkova, che aveva ottenuto il 41,2% al primo turno, è stata eletta nuova Presidente della Repubblica grazie al 69% delle preferenze ottenuto al secondo turno, superando abbondantemente la soglia del 50% necessaria e diventando la prima donna nella storia del paese a ricoprire questa carica. Decisivi sono stati i voti degli elettori nazionalisti che hanno deciso di convergere su di lei, mentre il presidente uscente, il socialdemocratico Stevo Pendarovski, si è fermato a poco meno del 31%.

Anche per quanto riguarda le elezioni parlamentari, VMRO-DPMNE ha ottenuto una vittoria netta ed inequivocabile. Infatti, con il 45% dei voti, il partito guidato da Hristijan Mickoski si è affermato come prima forza del parlamento, assicurandosi 58 seggi, ovvero appena tre in meno di quelli necessari per poter avere una maggioranza e governare senza dover cercare un accordo con altri partiti. Se da una parte VMRO-DPMNE ha guadagnato 14 seggi rispetto alle elezioni del 2020, dall’altra i socialdemocratici di SDSM, alla guida dell’ultimo governo, ne hanno persi ben 28.

Per quanto riguarda gli altri partiti, la DUI, Unione Democratica per l’Integrazione, che era partner dei socialdemocratici nello scorso governo ed è storicamente il maggiore partito che rappresenta la minoranza albanese, ha ottenuto 18 seggi proprio come gli ex-alleati, mentre VLEN, la neonata alleanza politica di vari partiti albanesi in opposizione alla DUI e sostenuta dal primo ministro del Kosovo Albin Kurti, ha ottenuto quasi l’11% delle preferenze, assicurandosi 14 seggi. Infine, 6 seggi a testa sono andati a ZNAM, forza macedone esterna ai due partiti principali fondata dal sindaco di Kumanovo, che potrebbe dare il proprio appoggio al nuovo governo, ed a LEVICA, il partito di estrema sinistra che si appresta a diventare l’opposizione nazionalista al nuovo governo.

La situazione post voto

Il voto ha rappresentanto una batosta elettorale per i socialdemocratici, a cui e’ stato rimproverato dagli elettori sia un alto livello di corruzione nel paese, che l’estrema lentezza con cui il processo di integrazione europea sta avanzando, nonostante i governi a maggioranza socialdemocratica di Zoran Zaev prima e di Dimitar Kovačevski dopo abbiano accettato grandi concessioni ‘imposte’ da Grecia e Bulgaria per accelerare il processo, senza tuttavia ottenere il risultato sperato. Tra queste concessioni, fortemente criticate dall’opposizione di VMRO-DPMNE, c’è sicuramente quella di aver firmato gli Accordi di Prespa con la Grecia, accettando di cambiare il nome del paese da Macedonia a Macedonia del Nord, e risolvendo così un’annosa questione che aveva avuto come conseguenza quella del veto greco al percorso di integrazione europea macedone. La neoeletta presidente non ha esitato a riaccendere la questione, quando nel suo giuramento ha più volte chiamato il proprio paese Macedonia, provocando la reazione dell’Ambasciatrice greca a Skopje che ha abbandonato la cerimonia. Oltre al prevedibile irritamento delle autorità greche, anche i principali esponenti delle istituzioni europee, tra cui Ursula von der Leyen e Charles Michel, hanno condannato il gesto.

Sul fronte parlamentare, subito dopo il voto sono iniziate le consultazioni per la formazione di un governo di coalizione. L’attenzione di VMRO-DPMNE si è rivolta a VLEN, alleanza di alcuni partiti rappresentanti la minoranza albanese che per la maggior parte non facevano parte del governo di coalizione socialdemocratico. Questo era invece sostenuto dalla DUI, la cui influenza era aumentata notevolmente portando addirittura all’elezione del primo premier di etnia albanese del paese, Talat Xhaferi, che, da tecnico, aveva guidato il paese a queste elezioni. Le trattative verso la formazione di un nuovo governo di coalizione sono ben avviate verso un esito positivo da formalizzare nel mese di giugno, come dimostrato dall’accordo che ha portato Afrim Gashi a diventare presidente del parlamento, con il sostegno di VMRO-DPMNE, VLEN e ZNAM, nella giornata di martedì 4 giugno. Da tenere sotto osservazione invece il comportamento della DUI, che per anni aveva dominato il campo albanese, e ora sarà chiamata a scegliere tra la strada dell’opposizione radicale e quella di una maggiore collaborazione con gli altri partiti che formeranno la maggioranza.

Uno dei grandi punti di domanda rimane quello su una potenziale modifica della costituzione per favorire il processo europeo del paese. Dopo che la Grecia aveva smesso di porre il veto alla membership della Macedonia del Nord in UE grazie agli accordi di Prespa, difatti era arrivato il turno della Bulgaria che ha richiesto che la minoranza bulgara venisse ufficialmente riconosciuta dalla costituzione macedone. Se anche questa concessione era stata accettata dall’ex premier Kovačevski, pur di proseguire nel percorso europeo, la modifica costituzionale si era però arenata in parlamento in quanto richiedeva una maggioranza dei due terzi che non era stato possibile raggiungere per la ferma opposizione di VMRO-DPMNE, che aveva additato i socialdemocratici come traditori. Tuttavia, visto che VLEN si è sempre detto in favore dell’emendamento costituzionale, il proprio appoggio a VMRO-DPMNE per la formazione di un nuovo governo potrebbe essere stato negoziato proprio in cambio di questo cruciale passo, osteggiato dall’elettorato nazionalista.

Il nuovo governo, che con grande probabilità sarà guidato da Hristijan Mickoski, leader di VMRO-DPMNE, si troverà davanti ad un sfida non semplice, in quanto se dovesse cambiare radicalmente la politica filo europea del paese cercando di rivedere la propria posizione nei confronti di Grecia e Bulgaria, la propria posizione internazionale potrebbe risentirne negativamente. La stessa presidente neoeletta, dopo le polemiche per non avere usato il nome di Macedonia del Nord nel suo discorso di insediamento, ha cercato di smorzare la tensione affermando che userà comunque il nome che deriva dagli accordi di Prespa nei documenti ufficiali. Sarà dunque interessante capire come VMRO-DPMNE cercherà di conciliare le promesse fatte in campagna elettorale con la necessità di continuare a dialogare con i propri partner regionali ed europei.

Foto: AP News 

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