NATO: Ungheria e Turchia continuano a tenere la Svezia e Finlandia sulle spine

I governi di Ungheria e Turchia continuano a rimandare la propria ratifica dell’adesione di Svezia e Finlandia alla NATO, pur di estrarre qualche concessione in più, tra curdi e fondi UE.

Lo scorso anno Svezia e Finlandia hanno abbandonato decenni di non allineamento militare e hanno chiesto di aderire all’Alleanza Atlantica in risposta all’invasione russa dell’Ucraina. La Turchia e l’Ungheria rimangono gli unici paesi tra i 30 membri NATO a non aver ancora ratificato in parlamento i trattati d’adesione. C’entrano i curdi, e la disputa sui fondi UE.

L’Ungheria fa pressione su Stoccolma per cavarsela sullo stato di diritto?

Mercoledì 11 gennaio Tobias Billström, ministro degli affari esteri, ha detto ai giornalisti a Stoccolma che il nuovo governo di destra della Svezia si aspetta che Budapest dìa il via al processo di ratifica “all’inizio di febbraio“.

A novembre, il premier ungherese Viktor Orbán aveva annunciato che il parlamento avrebbe ratificato l’adesione NATO di Finlandia e Svezia all’inizio di quest’anno, forse a marzo. Il ministro degli esteri di Orbán, Péter Szijjártó, aveva fatto commenti simili.

A gennaio la Svezia ha iniziato il proprio semestre di presidenza del Consiglio UE, facendo dello stato di diritto una delle sue priorità. Anche per tale ragione, aumentano i timori che Budapest possa continuare a rimandare la ratifica.

La ministra per gli affari europei, Jessika Roswall, ha affermato che la presidenza svedese manterrà la pressione “finché ci sarà una minaccia sistematica allo stato di diritto negli Stati membri”. Ha inoltre accolto con favore l’accordo dello scorso anno sul meccanismo di condizionalità, che collega i fondi UE al funzionamento dello stato di diritto in uno Stato membro.

Ágnes Vadai, responsabile difesa del partito di opposizione Coalizione democratica a Budapest, ha dichiarato a EUobserver che “la prova [di un collegamento tra fondi UE e ratifica NATO] è che semplicemente non c’è altra ragione per non ratificare“.

“Lavoriamo anche con Svezia e Finlandia in uno speciale programma Nato [detto C17] e abbiamo acquistato aerei da combattimento svedesi, quindi li conosciamo molto bene“, ha affermato Vadai. “Orbán ha sempre detto che [la disputa sullo stato di diritto] non c’entra niente [con la Nato]. Ma bisogna prenderlo con le pinze, perché è un bugiardo“.

“Si diceva che forse Orbán sta ritardando la ratifica per sostenere Erdoğan. Ma non regge: la disputa turco-svedese è una questione a parte. Erdoğan non ha bisogno di Orbán, quindi o [riguarda] i soldi dell’UE, o peggio ancora, i russi“, ha aggiunto, riferendosi ai legami amichevoli di Orbán con Erdoğan e con il presidente russo Vladimir Putin.

Il nodo dei fondi UE per Budapest

Budapest ha già utilizzato in passato la sua minaccia di veto per garantirsi influenza in sede UE. Lo scorso dicembre, Budapest ha minacciato di bloccare i 18 miliardi di euro di aiuti finanziari per l’Ucraina e l’aliquota minima globale dell’imposta sulle società – finché, vedendosi aggirata, ha dovuto rinunciare al veto, pur presentandola come una vittoria.

Intanto, il Consiglio UE ha deciso di non sborsare i fondi del piano di ripresa ungherese fino a che non verranno adottate 27 misure-chiave per l’indipendenza della magistratura e la lotta alla corruzione. E, tra i tagli ai fondi di coesione, dal 2024 è a rischio anche la partecipazione delle università ungheresi all’Erasmus. L’economia ungherese è sull’orlo del baratro, e l’accesso ai fondi UE potrebbe essere salvifico per il regime di Orban.

Su questo dossier, in realtà, c’è ben poco che la Svezia possa fare per Budapest ormai. “Non vedo come [la priorità della presidenza svedese per lo stato di diritto] influisca sul processo [di adesione alla] NATO”, ha affermato la ministra Roswall. Della questione si riparlerà in Consiglio UE “affari generali” a marzo e aprile. Budapest potrebbe voler tenere Stoccolma sulle spine fino ad allora.

La Turchia aspetta di vedere le nuove leggi anti-curdi in Svezia

La Turchia ha dichiarato sabato 14 gennaio di non essere “in grado” di ratificare l’adesione della Svezia alla NATO, nonostante una serie di misure intraprese da Stoccolma per soddisfare le richieste di Ankara.

“Non siamo in grado di inviare una legge [di ratifica] al parlamento”, ha affermato ai giornalisti Ibrahim Kalin, consigliere per la politica estera del presidente turco Recep Tayyip Erdoğan.

Ankara sostiene che la Svezia, in particolare, non avrebbe rispettato una serie di impegni assunti da entrambi i paesi in occasione del vertice NATO di giugno. In quel momento, Erdogan aveva abbandonato le proprie obiezioni in cambio dell’impegno a reprimere i gruppi politici curdi che Ankara considera terroristi. La Svezia ha da allora approvato un emendamento costituzionale che consentirà di approvare leggi antiterrorismo più severe.

Ma Kalin ha affermato che ci vorrà almeno fino a giugno prima che il parlamento svedese voti le misure e che Ankara aspetterà che tutta la legislazione svedese venga approvata, prima di agire. “Ci vorranno [alla Svezia] circa sei mesi per redigere e approvare le nuove leggi”, ha detto Kalin. “Avranno bisogno di un po’ più di tempo.”

Foto: Vitalii Vodolazskyi/Shutterstock

Chi è Andrea Zambelli

Andrea Zambelli è uno pseudonimo collettivo usato da vari membri della redazione di East Journal.

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