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POLONIA: Un disegno di legge per censurare ogni informazione sull’aborto

L’attivista antiabortista Kaja Godek ha presentato al parlamento polacco un progetto di legge intitolato “l’aborto è omicidio” che mira a censurare ogni informazione sull’interruzione di gravidanza. Ma l’iniziativa sembra non convincere la maggioranza nazional-conservatore di Diritto e Giustizia (PiS), che non intende esacerbare una questione già ampiamente regolata.

Un progetto per limitare ulteriormente la libera informazione sull’aborto

Kaja Godek è la creatrice di “Vita e Famiglia”, una fondazione impegnata dal 2015 a “proteggere la vita umana dal momento del concepimento, a salvaguardare l’istituzione del matrimonio intesa come rapporto tra un uomo e una donna e a promuovere la famiglia tradizionale”.

Da anni Godek si batte non solo per ostacolare le attività della comunità LGBT, ritenuta colpevole della normalizzazione delle devianze sessuali, ma anche per difendere la concezione cristiana di famiglia e per rafforzare le norme contro l’aborto. L’attivista ritiene, infatti, che sia necessario restringere ulteriormente la normativa che dal gennaio 2021 consente alle donne polacche di interrompere la gravidanza esclusivamente a seguito di stupro o di complicanze che potrebbero mettere a rischio la vita della gestante, introducendo un divieto di accesso e distribuzione di informazioni riguardo tale pratica.

Una manovra contro le organizzazioni pro-aborto

L’iniziativa legislativa prevede una modifica alla legge del 7 gennaio 1993 su “l’organizzazione della famiglia, la protezione dei feti umani e i requisiti per richiedere l’interruzione di una gravidanza” che inasprirebbe ulteriormente la già sistematica violazione dei diritti umani delle donne polacche più volte condannata dal parlamento europeo.

Se approvato dal Sejm polacco, l’emendamento introdurrebbe una pena dai due ai dodici anni di reclusione, in caso di morte della gestante, per coloro che forniranno alle donne polacche informazioni sull’aborto o ne assisteranno l’interruzione di gravidanza all’estero.

Vietando di “creare, registrare, importare, detenere, esporre o trasportare informazioni sull’aborto” una tale norma potrebbe limitare significativamente le attività di organizzazioni quali Abortion Without Borders che, dopo l’introduzione della nuova normativa, si sono impegnate a fornire assistenza emotiva e pratica alle donne incinte attraverso contatti con l’estero.

Non c’è appoggio da parte di Diritto e Giustizia

Allo stesso tempo, Varsavia rischierebbe di richiamare l’attenzione internazionale sulla questione dei diritti delle donne in Polonia.

L’iniziativa di Godek non ha così ricevuto il supporto sperato da parte del partito nazional-conservatore alla guida del paese. Lo scorso 29 dicembre Piotr Müller, segretario di stato alla cancelleria del primo ministro polacco, ha voluto sottolineare che il progetto di legge  Godek non rappresenta in alcun modo la volontà o la visione del partito.

L’obiettivo della fazione conservatrice sarebbe quello di placare le acque attorno alla tematica dell’aborto, a detta di Müller “già abbondantemente discussa e tutelata a livello nazionale” per evitare l’insorgere di problematiche interne ed internazionali. Inoltre, ha ricordato Martyna Faustyna Zachorska, dottoranda dell’università Adam Mickiewicz di Poznań, tale progetto di legge non è applicabile in un paese democratico nell’era digitale: la presenza dei social network rende impossibile il controllo sull’accesso e la distribuzione di tali informazioni.

A conti fatti, la proposta di legge della Godek risulta inapplicabile. A far preoccupare però sono le 150 mila firme raccolte dall’attivista antiabortista e presentate al Sejm, segno che in Polonia una seppur minima parte della popolazione concorda con l’inasprimento della normativa sull’aborto, già tra le più illiberali del panorama europeo.

  • Per approfondire: leggi Aborto senza frontiere, di Alessandro Ajres

Immagine: Polityka.pl 

Chi è Sofia Mariconti

Classe ’97, è una studentessa magistrale all’ultimo anno dell’università di Bologna dove frequenta il MIREES (Interdisciplinary Research and Studies on Eastern Europe). Appassionata di est-Europa e Russia, dopo aver trascorso un semestre in Lituania, sta svolgendo un tirocinio presso LAPAS.lv in Lettonia. Per East Journal, prima testata con cui collabora, scrive principalmente di attualità.

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