Turkey's President Tayyip Erdogan shakes hands with his Egyptian counterpart Abdel Fattah el-Sisi on the sidelines of the World Cup in Doha, Qatar, November 20, 2022. Murat Cetinmuhurdar/PPO/Handout via REUTERS

EGITTO E TURCHIA: Un nuovo inizio?

Lo scorso 20 novembre a Doha, in occasione della cerimonia inaugurale del Mondiale di calcio, una stretta di mano ha segnato un nuovo inizio tra le relazioni diplomatiche di due attori protagonisti nel Mediterraneo: Egitto e Turchia. In una dichiarazione rilasciata nei giorni successivi, il portavoce del presidente egiziano Bassam Radi ha affermato come i due leader avessero sottolineato la profondità dei legami storici tra i due paesi. Il gesto compiuto dal presidente turco Recep Tayyip Erdoğan e dal suo omologo egiziano Abdel Fattah al-Sisi pone fine a un gelo dalla durata di nove anni. Dal 2013 infatti i due paesi avevano chiuso ogni forma di rapporto diplomatico. Ma qual era stato il fattore scatenante?

Erdoğan e i Fratelli Musulmani

Nel febbraio 2011, mentre più di duecentomila egiziani si riversavano su Piazza Tahrir chiedendo a gran voce le dimissioni del presidente Hosni Mubarak, il presidente turco si rivolgeva al leader egiziano affermando: “Ascolti le grida della gente, le richieste estremamente umane. Senza esitazione, soddisfi il desiderio di cambiamento del suo popolo”.

La rivolta del Nilo porterà alle dimissioni di Mubarak e alle prime storiche elezioni democratiche in Egitto, che vedranno trionfare Muhammad Mursi alle presidenziali e il Partito Libertà e Giustizia alle parlamentari. Questi non erano che la rappresentanza parlamentare dei Fratelli Musulmani, la più grande organizzazione politica internazionale islamista nata proprio in Egitto nel 1928, a cui fanno riferimento diversi movimenti politici nel mondo arabo.

Da sempre vicino alle posizioni dei Fratelli Musulmani, nel settembre 2011 il presidente Erdoğan veniva accolto al Cairo trionfalmente. Secondo la CNN, alcuni egiziani presenti alla visita del leader turco lo avevano definito come il “leader islamico del Medio Oriente”. Una settimana dopo la visita, l’allora ministro degli esteri turco Ahmet Davutoğlu era arrivato a definire l’alleanza come un “nuovo asse della democrazia”.

La fine delle relazioni diplomatiche

Il capovolgimento della situazione si era verificato il 3 luglio 2013, quando in seguito ad un colpo di Stato il capo delle Forze armate egiziane al-Sisi aveva deposto il presidente Muhammad Mursi ponendolo agli arresti domiciliari. Con il rovesciamento del governo guidato dai Fratelli Musulmani vi è stata una chiusura totale dei rapporti diplomatici tra Egitto e Turchia. La politica di repressione nei confronti del movimento islamista, messo al bando dal presidente egiziano e inserito nella lista delle organizzazioni terroriste, aveva allontanato definitivamente Ankara e Il Cairo. In seguito, a far rumore erano state le dichiarazioni di Erdoğan dell’agosto 2013, quando il presidente turco aveva affermato in un incontro tra i leader del suo partito:“ Chi c’è dietro il colpo di stato? Israele, abbiamo le prove”. Inoltre, riferendosi ad al-Sisi, aveva dichiarato: “Se volete vedere un dittatore, andate in Egitto”.

A queste dichiarazioni aveva anche fatto seguito l’espulsione dei rispettivi ambasciatori in entrambi i Paesi. Uno dei punti più bassi nei rapporti tra Egitto e Turchia è stato toccato il 18 febbraio 2019, quando alla Conferenza sulla sicurezza a Monaco il presidente egiziano ha riconosciuto il genocidio armeno, questione storicamente sensibile per Ankara. Le cose non sono certamente migliorate con la morte dell’ex presidente Muahammad Mursi, avvenuta il 17 giugno 2019 in tribunale per arresto cardiaco. Il leader turco in quell’occasione era arrivato a sostenere che la morte di Mursi non fosse sopraggiunta per cause naturali.

In questi nove anni di gelo diplomatico, l’unica certezza è stata dal punto di vista economico, dove le relazioni tra i due paesi non si sono interrotte. Infatti, secondo quanto riportato dal Carnegie Middle East Center, il valore degli scambi tra Ankara e Il Cairo è passato da un valore di 4.43 miliardi di dollari a 11.4 miliardi.

Un nuovo inizio?

Un importante segnale di distensione è arrivato nel marzo 2021, quando da Ankara è giunto l’ordine ai canali tv affiliati ai Fratelli Musulmani di porre fine alle critiche nei confronti del governo egiziano. Una scelta accolta con piacere dal ministro dell’informazione egiziano Osama Heikal, che ha parlato di una buona iniziativa da parte del governo turco.

La stretta di mano tra i due presidenti sembra aver posto formalmente fine a questo gelo lungo nove anni. Ne seguirà un incontro ufficiale?

Diverse questioni rimangono ancora irrisolte, come la questione libica, che ha visto Egitto e Turchia appoggiare le due fazioni opposte. Inoltre ci si chiede anche come evolverà la situazione per tutti quegli attivisti vicini ai Fratelli Musulmani che hanno fatto della Turchia il loro rifugio in questi nove anni. Probabilmente l’anno nuovo porterà delle risposte a questi quesiti.

foto: Reuters

Chi è Marco Pedone

Classe 1999, una laurea in Lingue e Civiltà Orientali presso l'Università La Sapienza di Roma, dove ha avuto modo di approfondire lo studio dell'arabo e del persiano. Appassionato di Vicino Oriente, area MENA e sport.

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