Ungheria

Dieci anni dopo, Ungheria e Armenia riallacciano i rapporti diplomatici

Segnali di riavvicinamento tra Ungheria e Armenia dieci anni dopo l’omicidio di un soldato armeno da parte dell’ufficiale azero Ramil Safarov

Con un post su Facebook, il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó ha annunciato il ripristino di un canale diplomatico tra Ungheria e Armenia. La dichiarazione segue un incontro con Ararat Mirzoyan, suo omologo armeno, durante un incontro del Consiglio ministeriale dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) a Łódź. Szijjártó ha ricordato che la riapertura del dialogo diplomatico tra le due “nazioni cristiane” pone termine a dieci anni di rottura.

L’omicidio

Le relazioni diplomatiche tra i due paesi si sono congelate quando l’Ungheria ha deciso di estradare Ramil Safarov in Azerbaigian. Ufficiale dell’esercito azero, Safarov era stato condannato all’ergastolo nella stessa Ungheria per aver ucciso con sedici colpi d’ascia Gurgen Margaryan, soldato armeno, nel 2004. Dopo averlo assassinato nel sonno, Safarov si era diretto verso la stanza di un secondo soldato, trovandola però chiusa a chiave.

Il processo che ne era seguito aveva suscitato grande scalpore: nonostante gli avvocati difensori sostenessero che l’uomo fosse stato provocato più volte dai soldati armeni (colpevoli di aver offeso la bandiera azera), durante l’interrogatorio Safarov si era detto rammaricato di non aver ucciso il secondo soldato. La difesa aveva inoltre sostenuto che l’uomo soffrisse dello stress causato dal conflitto tra Armenia e Azerbaigian (e non agisse dunque con cognizione di causa). Infine, gli avvocati hanno ricordato che la Corte non poteva comprendere propriamente l’atto di Safarov, visto che in Azerbaigian uccidere un armeno non è considerato un crimine. L’ufficiale azero era infatti presto diventato un eroe in patria.

Nel 2012, Ungheria e Azerbaigian hanno raggiunto un accordo per l’estradizione di Safarov, a condizione che la pena venisse attuata anche in Azerbaigian. Da subito, però, la farsa è venuta a galla: Safarov è stato accolto in patria come un eroe, graziato dal presidente Ilham Aliyev. L’uomo ha anche ricevuto otto anni di stipendio arretrati e una nuova casa.

L’Armenia ha quindi rotto i rapporti diplomatici con Budapest. Alcuni giornali ungheresi hanno sostenuto che, in cambio dell’estradizione di Safarov, l’Azerbaigian avrebbe promesso di acquistare bond ungheresi per tre miliardi di dollardi. Poi, nel 2017, Atlatszo.hu, una NGO di giornalismo investigativo, in collaborazione con altre organizzazioni, ha scoperto che 7 milioni di dollari provenienti dall’Azerbaigian erano stati depositati in un conto ungherese proprio nei giorni dell’estradizione. Il conto apparteneva alla Velasco International Inc., compagnia off-shore di proprietà di Orkham Eyyubov, figlio del vice-Premier azero. Il premier ungherese Viktor Orbán, in visita a Baku nel periodo del rilascio di Safarov, era stato accolto proprio dal Primo vice-Premier Eyyubov, padre di Orkham Eyyubov.

Tra i due fuochi

In nome del turanismo, ideologia secolare che promuove il “rinascimento” e l’unione di tutti i popoli ugro-finnici, turchici e mongoli, ma anche di lauti interessi economici, i legami tra Budapest e Baku si sono rafforzati dall’arrivo di Orbán al potere. L’Ungheria ha ottenuto lo status di osservatore nell’Organizzazione degli Stati turchi, ha stretto legami di “fratellanza” con il presidente azero Aliyev e sostenuto l’Azerbaigian nel conflitto con l’Armenia in Nagorno-Karabakh.

D’altro canto, l’interesse crescente dell’Ungheria per la zona, un’embrione di diplomazia cristiana di Budapest e la cocente sconfitta dell’Armenia in Nagorno-Karabakh nel 2020 (a seguito della quale Yerevan sembra seguire una linea diplomatica più pragmatica) hanno spinto verso un graduale riavvicinamento. Nel 2021 il governo ungherese si è offerto come mediatore tra Armenia e Azerbaigian per il rimpatrio di cinque soldati armeni. Subito dopo, Budapest ha deciso di donare all’Armenia 100.000 dosi di vaccino per il Coronavirus.

A febbraio di quest’anno, una delegazione ungherese ha visitato l’Armenia, annunciando la nascita di un programma di cooperazione tra due scuole primarie a cui è stato dato il nome del soldato armeno ucciso. A novembre, infine, il patriarca della Chiesa cattolica armena, Raphaël Bedros XXI, ha insignito Orbán della Medaglia di ringraziamento della Santa Croce per il suo “impegno incondizionato nei confronti dei cristiani oppressi e perseguitati in tutto il mondo”.

Brutale in UE, la diplomazia à la Orbán sembra riscuotere grande successo altrove.

Foto: dal profilo Facebook di Szijjártó Péter

Chi è Gianmarco Bucci

Nato nel 1997 a Pescara, vive a Firenze. Si è laureato in Relazioni Internazionali all'Università di Bologna con una tesi sul movimento socialdemocratico in Cecoslovacchia, Ungheria e Romania. Al momento è ricercatore alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Scrive su East Journal dal dicembre 2021, dove si occupa di Europa centrale e Balcani.

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